lunedì 8 settembre 2025

Le armi nucleari dell'Iran (di Emmanuel Todd)

 Ecco la traduzione francese di un'intervista che ho rilasciato di recente in Giappone. Parlare regolarmente in Giappone di questioni geopolitiche (per almeno vent'anni) mi ha aiutato a sviluppare una visione de-occidentalizzata del mondo, una consapevolezza geopolitica non narcisistica. Questa intervista dimostrerà che è stata la mia riflessione di lunga data sulla possibile acquisizione di armi nucleari da parte del Giappone a condurmi a una visione piuttosto serena della questione iraniana.

Le democrazie europee non se la passano bene. Non si possono più definire pluraliste quando si tratta di informazione geopolitica. L'opportunità di esprimermi sui principali media giapponesi mi ha permesso di sfuggire al divieto che grava in Francia su qualsiasi interpretazione non conforme alla linea occidentalista. I canali statali (France-Inter, France-Culture, France 2, France 3, La 5, France-Info ecc.) sono agenti particolarmente attivi (e incompetenti) di controllo dell'opinione geopolitica .

Colgo l'occasione per esprimere la mia gratitudine al Giappone, il Paese che mi ha permesso di rimanere libero. Senza la protezione di Tokyo, i guardiani cresciuti a Parigi sarebbero senza dubbio riusciti a farmi passare per un agente di Mosca .

Vorrei ringraziare in particolar modo il mio amico e redattore Taishi Nishi, che ha prodotto e curato questa intervista.

martedì 12 agosto 2025

Intervento di Javier Milei (9 agosto 2025)

"Non sono qui per cercare scorciatoie, ma per voltare pagina nella nostra storia di declino. Il mio compito non è sembrare buono, ma fare il bene, anche se ciò comporta essere definito crudele. Correggere un’ipotetica ingiustizia presente al costo di svendere ancora una volta il nostro futuro è, in realtà, fare il male."

domenica 22 giugno 2025

Perché l'impero universale è solo una illusione di pace dietro cui si staglia reale la fine di un mondo

Non riesco a interpretare la storia con le categorie moralistiche che alla fine dividono il mondo in buoni e cattivi.

Provo invece a riflettere quale siano le conseguenze di un impero universale contrapposte alle conseguenze dell'equilibrio di potenze sovrane e indipendenti.

L'impero universale si presenta con la promessa di una pace universale. Questa è in fin dei conti la sua grande (e a mio parere) unica promessa. Ma è una promessa reale? 

La storia di Roma imperiale , che risale a prima di Augusto nella tarda Repubblica, quando oramai Roma è la iper potenza egemone sull'intero mondo antico, è un susseguirsi di guerre civili fino alla instaurazione del vero e proprio impero, quando le guerre civili assumono la dimensione di guerre interne a garantire le successioni imperiali.

Perché le guerre civili? Perché gli uomini hanno interessi e un consesso di uomini produce sempre interessi contrastanti, e l'assenza di minacce esterne rende molto più difficile e non facile la mediazione tra questi interessi.

I cittadini ridotti a plebi li puoi addomesticare con il welfare (a suo tempo il panem et circenses) ma le elite rimangono e una volta eliminate quelle civili (ridotte ad una cordata) spuntano quelle prodotte dagli eserciti.

E questa storia è una storia di decadenza, in cui le forze vive della società continuano a ridursi, e la cui misura è il ricorso alle periferie interne prima, e poi ai barbari, come aree di reclutamento e quindi di formazione di élite politiche che via via si riducono alle elite militari.

Una società civile resa imbelle per impedire le guerre civili finisce così ostaggio di provinciali prima e barbari poi.

Purtroppo, ma ritengo che gli imperi universali siano necessariamente espressione di decadenza di una civiltà e che abbiano come sbocco la fine  della civiltà stessa di cui l'impero è espressione.

L'alternativa, ovvero l'equilibrio di potenza tra una molteplicità di stati sovrani, la abbiamo vissuta ed indubbiamente è una storia di guerre tra stati.

Ma la competizione tra stati, che tra l'altro ha dato la possibilità di fuggire da uno stato per crearsi una nuova vita altrove, hanno sempre consentito che la civiltà rimanesse vitale, proprio perché radicata in tanti stati.

Se credete che la benevolenza di un imperatore "buono" possa sopperire a questo, penso proprio vi illudiate.

Per questo non amo la prospettiva di un impero universale. 

domenica 1 giugno 2025

Scenario di guerra totale in europa: perdite umane stimate da Gemini

Uno scenario di guerra nucleare totale tra l'Unione Europea e la Russia rappresenterebbe una catastrofe umanitaria di proporzioni immani, con stime di vittime che variano ampiamente a seconda di numerosi fattori, quali il numero e la potenza delle armi impiegate, gli obiettivi colpiti (basi militari, centri industriali, città), le condizioni meteorologiche al momento degli attacchi (che influenzerebbero la dispersione del fallout radioattivo) e l'efficacia delle misure di protezione civile.
È fondamentale sottolineare che non esistono dati precisi o ufficiali su una simile eventualità, e qualsiasi stima è basata su modelli e simulazioni con un alto grado di incertezza.
Tuttavia, analizzando gli studi esistenti sugli effetti delle armi nucleari e sui potenziali scenari di conflitto, possiamo delineare alcune considerazioni generali sull'impatto demografico:
Vittime Immediate e a Breve Termine:
 * Popolazione Urbana: Le aree metropolitane e i grandi centri urbani sarebbero gli obiettivi primari in uno scenario di "countervalue" (attacco alle città per demoralizzare il nemico e distruggerne la capacità industriale e sociale). In questo caso, la densità di popolazione porterebbe a un numero elevatissimo di vittime immediate a causa dell'esplosione (onda d'urto, calore intenso) e delle radiazioni iniziali.
   * Tutte le classi di età sarebbero colpite indiscriminatamente nelle zone direttamente interessate dalle esplosioni. Non ci sarebbe una significativa differenza di mortalità immediata basata sull'età o sul sesso all'interno del raggio di distruzione totale.
 * Aree Militari e Industriali Strategiche: Anche in scenari di "counterforce" (attacco a obiettivi militari e strategici), la vicinanza di tali siti a centri abitati o la dispersione del fallout radioattivo causerebbe ingenti vittime civili.
 * Stime Generali: Alcuni studi e simulazioni su conflitti nucleari su larga scala (come quelli tra Stati Uniti e Russia, che possono offrire un metro di paragone) ipotizzano decine o addirittura centinaia di milioni di morti nelle prime ore e nei giorni successivi a causa degli effetti diretti delle esplosioni e del fallout radioattivo. Ad esempio, una simulazione della Princeton's Science and Global Security programme (relativa a un conflitto USA-Russia) ha stimato oltre 90 milioni di vittime (morti e feriti gravi) nelle prime ore. Sebbene questo studio non riguardi specificamente EU-Russia, dà un'idea dell'ordine di grandezza.
Vittime a Medio e Lungo Termine e Impatti Demografici:
 * Fallout Radioattivo: La contaminazione radioattiva si estenderebbe ben oltre le zone di impatto diretto, causando un aumento di tumori, leucemie e altre malattie correlate alle radiazioni negli anni e decenni successivi.
   * Bambini e Feti: I bambini (inclusi i feti) sono particolarmente vulnerabili agli effetti delle radiazioni a causa del loro rapido tasso di divisione cellulare e della maggiore aspettativa di vita, che aumenta la finestra temporale per lo sviluppo di tumori indotti dalle radiazioni. Si registrerebbe un aumento di malformazioni congenite e mortalità infantile.
   * Giovani Adulti: Anche i giovani adulti potrebbero subire conseguenze a lungo termine sulla salute riproduttiva e un aumento dell'incidenza di tumori.
 * Inverno Nucleare e Carestie: Un conflitto nucleare su vasta scala potrebbe innescare un "inverno nucleare", con un drastico calo delle temperature globali dovuto all'immissione di grandi quantità di fumo e polvere nell'atmosfera. Questo porterebbe al collasso dell'agricoltura e a carestie diffuse su scala globale, causando milioni, se non miliardi, di morti per fame nei mesi e anni successivi.
   * Anziani e Bambini: In uno scenario di carestia, le popolazioni più vulnerabili, come anziani e bambini piccoli, avrebbero tassi di mortalità significativamente più elevati a causa della malnutrizione e delle malattie correlate.
   * Donne in Età fertile e Gravide: La malnutrizione colpirebbe duramente anche le donne in età fertile e quelle gravide, con conseguenze sulla salute materna e infantile e sulla capacità riproduttiva della popolazione superstite.
 * Collasso delle Infrastrutture e dei Servizi Sanitari: La distruzione delle infrastrutture, inclusi ospedali e sistemi di distribuzione di cibo e acqua, aggraverebbe ulteriormente la crisi, portando a un aumento delle morti per malattie infettive (dovute alla mancanza di igiene e cure mediche), traumi non curati e mancanza di accesso a farmaci essenziali. Questo colpirebbe in modo sproporzionato i più deboli e coloro con condizioni mediche preesistenti.
 * Impatto sulla Fertilità e sulla Struttura della Popolazione:
   * Calo delle Nascite: Si verificherebbe un drastico calo delle nascite a causa della morte e della malattia degli adulti in età riproduttiva, della disgregazione sociale, della mancanza di risorse e della paura per il futuro.
   * Invecchiamento della Popolazione (tra i sopravvissuti): Paradossalmente, tra i sopravvissuti a lungo termine, potrebbe esserci un apparente invecchiamento della popolazione se i tassi di mortalità infantile e giovanile dovuti agli effetti a lungo termine superassero quelli degli adulti più anziani che sono sopravvissuti agli impatti iniziali e alle carestie. Tuttavia, l'aspettativa di vita generale crollerebbe drasticamente.
   * Squilibri di Genere: A seconda delle strategie di targeting e dei ruoli di genere nelle forze armate e nelle infrastrutture critiche, potrebbero emergere squilibri di genere nelle popolazioni sopravvissute, anche se gli effetti diretti delle esplosioni nelle città sarebbero indiscriminati.
Conclusioni:
In uno scenario di guerra nucleare totale tra UE e Russia, le stime dei caduti sarebbero catastrofiche, nell'ordine di decine o centinaia di milioni di persone solo per gli effetti immediati e a breve termine in Europa e Russia, con ripercussioni globali devastanti a causa dell'inverno nucleare e del collasso delle catene alimentari.
Sebbene gli effetti immediati delle esplosioni colpirebbero indiscriminatamente la popolazione nelle aree bersaglio, gli effetti a lungo termine (radiazioni, carestie, malattie) avrebbero un impatto sproporzionato sui più vulnerabili:
 * Bambini e feti: Massima vulnerabilità agli effetti delle radiazioni e della malnutrizione.
 * Anziani: Maggiore suscettibilità alle malattie, alla malnutrizione e al collasso dei sistemi di supporto.
 * Donne in età fertile e gravide: Impatti sulla salute riproduttiva, sulla salute materna e infantile.
La struttura demografica delle popolazioni sopravvissute sarebbe profondamente alterata, con un drastico calo della natalità, un crollo dell'aspettativa di vita e possibili squilibri di genere e di età. La priorità per chiunque sopravvivesse sarebbe la lotta quotidiana per il cibo, l'acqua e la sicurezza, in un mondo devastato e contaminato.
È importante ribadire la natura speculativa di queste stime. L'obiettivo principale della comunità internazionale rimane la prevenzione di un simile conflitto.

giovedì 26 ottobre 2023

Sulla centralizzazione, decentralizzazione e autodifesa 20 ottobre 2023 - Hans-Hermann Hoppe

Gli Stati, indipendentemente dalla loro costituzione, non sono imprese economiche. A differenza di queste ultime, gli Stati non si finanziano vendendo prodotti e servizi a clienti che pagano volontariamente, ma con prelievi obbligatori: tasse raccolte con la minaccia e l'uso della violenza (e con la carta moneta che creano letteralmente dal nulla). È significativo che gli economisti si siano riferiti ai governi, cioè ai detentori del potere statale, come a banditi fissi. I governi e tutti coloro che sono sul loro libro paga vivono del bottino rubato agli altri. Conducono un'esistenza parassitaria a spese di una "popolazione ospite" sottomessa.
Da questo emerge una serie di ulteriori intuizioni.

Naturalmente, i banditi stazionari preferiscono un bottino più grande a un bottino più piccolo. Ciò significa che gli Stati cercheranno sempre di aumentare le proprie entrate fiscali e di incrementare ulteriormente la spesa emettendo più cartamoneta. Più grande è il bottino, più favori possono fare a se stessi, ai loro dipendenti e ai loro sostenitori. Ma ci sono dei limiti naturali a questa attività.

Da un lato, i banditi devono stare attenti a non gravare così tanto sui "padroni di casa", il cui lavoro e le cui prestazioni rendono possibile la loro esistenza parassitaria, da farli smettere di lavorare. Dall'altro lato, devono temere che i loro "ospiti" - e soprattutto i più produttivi tra loro - migrino dal loro dominio (territorio) e si stabiliscano altrove.

In questo contesto, diventano comprensibili alcune tendenze e processi storici.

Prima di tutto: diventa comprensibile il motivo per cui c’è una tendenza all’espansione territoriale e alla centralizzazione politica: in questo modo gli stati riescono a portare sempre più “ospiti” sotto il loro controllo e a rendere loro più difficile l’emigrazione verso territori stranieri. Si prevede che ciò si tradurrà in una quantità maggiore di bottino. E diventa chiaro perché il punto finale di questo processo, la creazione di uno Stato mondiale, sebbene certamente auspicabile dal punto di vista del gruppo dominante, non sarebbe affatto una benedizione per tutta l’umanità, come spesso si sostiene. Perché non è possibile emigrare da uno Stato mondiale e quindi non esiste alcuna possibilità di sfuggire al saccheggio statale attraverso l'emigrazione. È quindi prevedibile che con la creazione di uno Stato mondiale, la portata e l’entità dello sfruttamento statale – indicato, tra le altre cose, dal livello delle entrate e delle spese statali, dall’inflazione monetaria, dal numero e dal volume dei cosiddetti i beni pubblici e le persone impiegate nel “servizio pubblico” – continueranno ad aumentare oltre ogni livello precedentemente noto. E questa non è certamente una benedizione per la “popolazione ospitante” che deve finanziare questa sovrastruttura statale!


Secondo: si comprende una ragione centrale dell'ascesa dell'"Occidente" a regione economica, scientifica e culturale leader nel mondo. A differenza della Cina, in particolare, l'Europa è stata caratterizzata da un alto grado di decentramento politico, con centinaia o addirittura migliaia di domini indipendenti dall'Alto Medioevo fino al recente passato. Alcuni storici hanno descritto questo stato di cose come "anarchia ordinata". Ed è ormai comune tra gli storici dell'economia vedere in questo stato quasi anarchico una ragione chiave del cosiddetto miracolo europeo. Perché in un ambiente con una grande varietà di territori indipendenti e di piccole dimensioni nelle immediate vicinanze l'uno dell'altro, è relativamente facile per i sudditi votare con i piedi e sfuggire alle rapine dei governanti statali emigrando. Per scongiurare questo pericolo e tenere in riga i produttori locali, questi governanti sono sottoposti a continue pressioni per moderare il loro sfruttamento. E questa moderazione, a sua volta, promuove l'imprenditorialità economica, la curiosità scientifica e la creatività culturale.

Terzo: combinando queste due intuizioni, il grande corso della storia moderna diventa comprensibile. L'espansione territoriale richiede una guerra, una guerra tra bande rivali di banditi stazionari. Ma la conduzione della guerra richiede mezzi (risorse economiche) e i banditi non producono nulla. Attingono parassitariamente ai mezzi prodotti e forniti da altri. Possono influenzare il volume complessivo della produzione e le dimensioni del proprio patrimonio.

Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

https://mises.org/wire/centralization-decentralization-and-self-defense

lunedì 17 ottobre 2022

Appello. Un negoziato credibile per fermare la guerra

Un appello di buon senso ed al buon senso quello che vede Antonio Baldassarre come primo firmatario, e tra gli altri personalità come Stefano Zamagni, Massimo Cacciari, Franco Cardini, Mauro Magari, Marcello Veneziani. 
Ovviamente l'appello andrà indigesto ai guerrafondai in pantofole che affollano gli spalti dei social media.

domenica 18 aprile 2021

La Gran Bretagna rischia di ripetere i suoi errori del dopoguerra

Un ottimo articolo apparso su "The Spectator", autore Matt Ridley, che non parla di brexit ma della opportunità britannica di scelte liberali e liberiste a fronte della cosi detta crisi pandemica.

Per far questo ricorda le disastrose scelte britanniche del dopoguerra, scelte ispirate da ideologie stataliste e socialiste, confrontandole con le corrispondenti decisioni di una Germania che ritrovava la via liberale.

Ne ho fatto una traduzione sicuramente non all'altezza dell'articolo, ma che spero darà occasione ad una maggiore diffusione del testo.

Carlo Annoni 

Alla ricerca di saggezza su come un governo invadente sia riluttante a mollare la presa dopo un'emergenza, mi sono imbattuto in un filmato del 1948 di Harold Wilson quando era presidente del Board of Trade (ministero del Commercio). È un assaggio della complessità da tempo dimenticata e da capogiro di un sistema di razionamento. "Abbiamo tolto del tutto alcuni vestiti dalla razione," si vanta, fingendosi un generoso liberatore. “Dalle scarpe ai costumi da bagno, dalle cerate alle cinture per il corpo e agli impermeabili per bambini. Poi abbiamo ridotto i punti su cose come cappotti da donna e indumenti di lana in generale e ... sugli abiti da uomo ".


Questo vi ricorda qualcosa? Un giorno di novembre, George Eustice, il segretario per l'ambiente, pronunciò le parole immortali che un uovo alla scozzese "probabilmente conterebbe come un pasto sostanzioso se ci fosse il servizio al tavolo", solo per dare modo a Michael Gove di dire il giorno dopo che "un paio di uova alla scozzese sono un antipasto, per quanto mi riguarda ", correggendosi in seguito per ammettere che "un uovo scozzese è un pasto sostanzioso". Questo è il tipo di intricata discesa nei dettagli che la pianificazione centrale causa sempre. L'abbiamo visto ancora e ancora nell'ultimo anno. Cos'è il viaggio essenziale? È un esercizio da picnic? Puoi entrare in un pub per raggiungere il suo spazio esterno? Chiedilo all'uomo del ministero.

Tre anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, il governo stava ancora microgestendo le decisioni dei consumatori. Incredibilmente, ci vollero nove anni di pace prima che il razionamento cessasse del tutto. Il pane fu razionato per la prima volta nel 1946, le patate nel 1947. Solo allora iniziò la lenta liberalizzazione della spesa. La farina fu declassata nel 1948, i vestiti nel 1949, la benzina, il sapone, la frutta secca, i biscotti al cioccolato, la melassa, lo sciroppo, le gelatine e la carne macinata nel 1950, il tè nel 1952, i dolci nel 1953, i formaggi e la carne nel 1954. Il mercato nero nel frattempo prosperò.

Il riluttante ritiro dello Stato dal razionamento (e la persistenza ancora più lunga dei controlli sui prezzi, dei salari, dei controlli sui cambi e della pianificazione centrale in generale) fece infuriare almeno alcuni del popolo britannico, sebbene gran parte della rabbia fosse, come ora, diretta alle frodi. piuttosto che alle regole. Le commedie di Ealing dell'epoca sono soffuse di sogni di liberazione e ribellione contro gli ispettori tirannici che affliggevano la vita delle persone. In Passport to Pimlico (1949), un micro-stato autonomo abolisce il razionamento e la folla del pub strappa i libretti delle annate di fronte a un poliziotto furioso.

La saggezza convenzionale vuole che il lento ritorno della Gran Bretagna alla normalità fosse inevitabile, data la necessità del paese di guadagnare valuta estera per pagare le importazioni. Ma attraverso il Mare del Nord è stato tentato un esperimento molto diverso. Ludwig Erhard era l'effettivo ministro delle finanze della Germania occidentale sotto il controllo militare alleato. Attento seguace di Friedrich Hayek, credeva che la pianificazione centralizzata fosse un disastro ("più vi sono piani statali, più difficile diventa la pianificazione per l'individuo") e che il razionamento fosse la causa, non l'effetto, delle carenze. Erhard annunciò, un mese dopo il complicato discorso di Wilson, che stava abolendo quasi tutti i razionamenti e i controlli sui prezzi e sui salari con effetto immediato. Introdusse una nuova valuta lo stesso giorno. Disse ai tedeschi: "Ora il tuo unico buono alimentare è il Marco".

Erhard scelse una domenica, 20 giugno, per fare il suo annuncio, sapendo che i suoi comandanti militari sarebbero stati fuori servizio. Gli inglesi, gli americani e i francesi erano sbalorditi. Un colonnello statunitense si lamentò che [Erhard] non aveva il diritto di modificare un sistema di controllo dei prezzi imposto dagli alleati. "Non ho rilassato il razionamento; L'ho abolito!" fu la risposta. Il generale Lucius Clay, il comandante degli Stati Uniti, gli telefonò per dirgli: "Herr Erhard, i miei consiglieri mi hanno detto che stai commettendo un terribile errore". Erhard: "I miei consiglieri mi dicono la stessa cosa."

Il risultato si sentì subito. Il giorno successivo i negozi erano pieni di cibo e vestiti, poiché i rivenditori si resero conto che ci sarebbe stata un'ampia domanda e che ora valeva la pena guadagnare. La produzione economica iniziò a salire, l'assenteismo precipitò e le carenze presto svanirono. Nasce il miracolo economico tedesco. Solamente, Erhard insistette che non era un miracolo. "Quello che è successo in Germania", scrisse in seguito, "è tutt'altro che un miracolo. È il risultato degli sforzi onesti di un intero popolo a cui, nel rispetto dei principi di libertà, è stata data l'opportunità di utilizzare l'iniziativa personale e l'energia umana ”.

Nel frattempo, al di là del Mare del Nord, sotto la pianificazione butskelliana, la Gran Bretagna ignorò la lezione. "Un portavoce del governo britannico ha affermato che non c'era alcuna prospettiva di porre fine al razionamento in Gran Bretagna per alcuni anni", si legge in un articolo di giornale in reazione alla decisione tedesca. Mentre la Gran Bretagna si agitava sotto controlli miserabili, la sua performance economica rimase sempre più indietro, con i suoi "padroni" compiacenti che si rifiutavano di riconoscere l'ovvia lezione dalla Germania: che la libertà funziona.

Stiamo facendo di nuovo lo stesso ora, come uno dei principali paesi in Europa più controllati socialmente, ma quello con il tasso di mortalità più basso. Rischiamo di permettere ai funzionari di aggrapparsi troppo a lungo alle loro amate leve di controllo e di sprecare il vantaggio ottenuto dalla nostra task force sui vaccini. Se una nuova variante del virus minaccia una terza ondata, è molto improbabile che il blocco permanente la fermi comunque. E se la nuova variante è resistente ai vaccini, i passaporti vaccinali saranno inutili.

Quando le cose sono controllate dai burocrati, ci vuole un vero sforzo di immaginazione per immaginare che non lo siano. Partiamo dal presupposto che in assenza di direzione, deve derivare il caos, dimenticando le lezioni di economia. "Come viene nutrita Parigi?" chiese Frédéric Bastiat nel 1845, e rispose: non attraverso gli sforzi di commissari alimentari brillanti e onniscienti - in questo modo è inevitabile il disastro - ma attraverso un mercato che abbina ciecamente domanda e offerta e quindi evoca il genio collettivo di milioni di persone comuni.

Con poche eccezioni, la tribù di scienziati accademici e medici ospedalieri che ora controlla il nostro governo non ha letteralmente mai sentito tali argomenti. La loro visione del mondo è dall'alto verso il basso: presumono che le cose accadano perché qualcuno ordina che le cose accadano. L'ordine spontaneo è per loro un concetto estraneo. Questo è sorprendente, dato che è l'essenza dell'evoluzione, ma quando si tratta di società sono schiavi delle teorie del designo intelligente. Sono creazionisti politici.

Quindi, naturalmente, gli scienziati esiteranno a raccomandare la liberazione. I politici devono tenerlo a mente. Il motto di Erhard, disse un economista successivo, avrebbe potuto essere "Non sederti lì, annulla qualcosa". Quest'anno, per una felice coincidenza, il 20 giugno è anche domenica ed è il giorno prima della data in cui ci era stata promessa l'abolizione di tutte le restrizioni, prima che iniziasse il passo indietro.

La lezione di Erhard è che il modo migliore per introdurre le riforme è veloce. Il modo migliore per sbarazzarsi delle regole è tutto in una volta. Il momento migliore per liberalizzare un'economia è molto prima di quanto gli esperti pensano che dovresti. Chi realizzerà una nuova versione di "Passport to Pimlico" , con una folla allegra in un pub che strappa i passaporti dei vaccini di fronte a un poliziotto prepotente?

SCRITTO DA
Matt Ridley


sabato 27 marzo 2021

Il destino dei Liberali?

Ho letto l'articolo di Alessandro De Nicola del 20/3/2021 su Repubblica, articolo in cui si propone un assemblement dei liberali italiani, di quelli che una volta si chiamavano i laici, di europeisti e quanto simile, e questo facendo occasione dell'iniziativa di un Comitato volto alla stesura di un "programma per l'Italia" presieduto dal Prof.Cottarelli.

Alcune considerazioni.

martedì 9 febbraio 2021

Sozialismus

Il socialismo con riguardo ai suoi mezzi

Il socialismo è il fantastico fratello minore del quasi spento dispotismo, di cui vuole raccogliere l’eredità; le sue aspirazioni sono quindi nel senso piú profondo reazionarie. Giacché esso ambisce a una pienezza di potere statale, quale solo qualche volta il dispotismo ha avuta, anzi esso supera di gran lunga ogni forma analoga del passato, perché aspira espressamente all’annientamento dell’individuo: che gli appare come un ingiustificato lusso della natura e che dovrà essere trasformato dal socialismo in un appropriato organo dalla comunità. A causa della sua parentela, esso appare sempre in vicinanza di tutti gli eccessivi spiegamenti di potenza, come l’antico, tipico socialista Platone alla corte del tiranno siciliano; desidera (e in certe circostanze favorisce) lo Stato dittatoriale cesareo di questo secolo, perché, come si è detto, ne vorrebbe diventare l’erede. Ma neanche una tale eredità basterebbe per i suoi fini, esso ha bisogno della piú servile soggezione di tutti i cittadini di fronte allo Stato assoluto, qualcosa di cui non è mai esistito l’uguale; e dato che non può neanche piú contare sulla vecchia pietà religiosa verso lo Stato, ed è destinato anzi a lavorare costantemente, senza volerlo, all’eliminazione di essa – in quanto cioè lavora all’eliminazione di tutti gli Stati esistenti – può qua e là sperare di esistere solo per brevi periodi, grazie al piú violento terrorismo. Perciò si prepara segretamente a dominare col terrore e caccia in testa come un chiodo alle masse semicolte la parola “giustizia”, per privarle completamente del loro intelletto (dopo che questo intelletto ha già molto sofferto a causa della mezza cultura) e per creare in loro una buona coscienza per il cattivo giuoco che devono giocare. Il socialismo può servire a insegnare in modo assai brutale e incalzante i pericoli di tutte le accumulazioni di potere statale, e in questo senso a ispirare diffidenza contro lo stesso Stato. Quando, la sua rauca voce romperà nel grido di guerra: “Quanto piú Stato è possibile”, in un primo momento questo grido diverrà cosí piú fragoroso che mai: ma tosto proromperà, con forza tanto maggiore, anche l’altro grido opposto: “Quanto meno Stato è possibile”.

F. Nietzsche, Umano, troppo umano, Mondadori, Milano, 1970,

domenica 11 ottobre 2020

Contro la paura

Vi propongo un articolo, nella mia traduzione, di Heather Mac Donald, apparso il 5 ottobre 2020 sul City Journal, una pubblicazione del Manhattan Institute for Policy Research (MI), uno dei principali think tank di libero mercato.

sabato 25 aprile 2020

CHE LA PANDEMIA NON SIA UN PRETESTO PER L'AUTORITARISMO

Dalla Fondazione Internazionale per la Libertà, un appello cui personalmente ho aderito.
Carlo Annoni - 25 aprile 2020

CHE LA PANDEMIA NON SIA UN PRETESTO PER L'AUTORITARISMO

Noi sottoscritti condividiamo la preoccupazione per la pandemia del covid-19 che ha causato un gran numero di infezioni e morti in tutto il mondo e estendiamo la nostra solidarietà alle famiglie in lutto.
Mentre i dipendenti della sanità pubblica e privata combattono valorosamente il coronavirus, molti governi adottano misure che limitano indefinitamente le libertà e i diritti di base. Invece di alcune comprensibili restrizioni alla libertà, in vari paesi regna un confinamento con minime eccezioni, con l'impossibilità di lavorare e produrre e la manipolazione della informazione.
Alcuni governi hanno colto un'opportunità per arrogare un potere eccessivo su se stessi. Hanno sospeso lo stato di diritto e persino la democrazia rappresentativa e il sistema giudiziario. Nelle dittature di Venezuela, Cuba e Nicaragua la pandemia serve come pretesto per aumentare la persecuzione politica e l'oppressione. In Spagna e in Argentina, i leader con un marcato pregiudizio ideologico intendono utilizzare le dure circostanze per monopolizzare le prerogative politiche ed economiche che i cittadini rifiuterebbero risolutamente in un altro contesto. In Messico, la pressione contro le società private si intensifica e il Gruppo Puebla viene utilizzato per attaccare i governi locali di segni politico diverso.
Su entrambe le sponde dell'Atlantico, statalismo, interventismo e populismo riemergono con uno slancio che suggerisce un cambiamento di modello lontano dalla democrazia liberale e dall'economia di mercato.
Vogliamo affermare con forza che questa crisi non deve essere affrontata sacrificando i diritti e le libertà che tanto sono costate da raggiungere. Respingiamo il falso dilemma che queste circostanze ci costringono a scegliere tra autoritarismo e insicurezza, tra il leviatano filantropico e la morte.

Appello con firmatari

venerdì 10 aprile 2020

LIBERALI E EUROPA. LA CENTRALITÀ DEL MERCATO UNICO

di Carlo Annoni

pubblicato su la rivista online Strade il 10 aprile 2020


sabato 4 aprile 2020

No alla pandemia statalista: appello di docenti universitari, imprenditori e professionisti

Un appello liberale: “Evitiamo che la pandemia sanitaria si traduca in pandemia statalista” 

sabato 28 marzo 2020

Da "Ciò che si vede, e ciò che non si vede" di Frédéric Bastiat

In questi tempi in cui tanti approfittano delle sciagure per invocare un sempre maggior interventismo dello stato, propongo questa paginetta da quel piccolo ma prezioso volume che è "Ciò che si vede, e ciò che non si vede"

venerdì 13 dicembre 2019

Né sostanza né accidente

Il Don Ferrante che nega le piccole verità apprese con fatica dall'esperienza di una medicina pre-scientifica, mi ricorda i tanti scettici che fanno, dell'essere la scienza limitata nel suo sapere, la scusa per attaccarne la credibilità. 
Come se l'impossibilità di acquisire una verità assoluta in terra, rendesse uguali scienza e superstizione.  

mercoledì 18 settembre 2019

Da: "la ribellione delle masse" di Ortega y Gasset

Lo Stato contemporaneo è il prodotto più visibile e notorio della civiltà. Ed è molto interessante, e rivelatore, capacitarsi dell'atteggiamento che dinanzi ad esso assume l'uomo-massa. Questi lo vede, l'ammira, sa che sta lì, mentre gli assicura la vita; però non ha coscienza che è una creazione umana creata da alcuni uomini e sostenuta da determinate virtù e presupposti che ieri vissero nel cuore degli uomini e che domani potranno svanire. D'altra parte, l'uomo-massa vede nello Stato un potere anonimo, e, al pari di quello, sente se stesso anonimo - volgo - e crede che lo Stato sia una cosa propria.  Immaginiamo che intervenga nella vita pubblica d'un paese una qualsiasi difficoltà, conflitto o problema: l'uomo-massa tenderà ad esigere che immediatamente se lo assuma lo Stato e che s'incarichi direttamente di risolverlo con i suoi giganteschi ed incontrastabili mezzi.  Questo è il maggior pericolo che oggi minaccia la civiltà: la statificazione della vita, l'interventismo dello Stato, l'assorbimento di ogni spontaneità sociale da parte dello Stato; vale a dire, l'annullamento della spontaneità storica che, in definitiva, sostiene, nutre, sollecita il destino degli uomini. Allorché la massa avverte qualche sventura, o semplicemente qualche forte aspirazione, è una grande tentazione per lei questa permanente e sicura possibilità di ottenere tutto - senza sforzo, lotta, dubbio, né rischio - senza fare altro che premere la molla e far funzionare la portentosa macchina.  La massa si dice: «Lo stato sono io», il che è un perfetto errore.  Lo Stato è la massa soltanto nel senso che può dirsi di due uomini che sono identici perché nessuno dei due si chiama Giovanni. Stato contemporaneo e massa coincidono solo nell'essere anonimi. Però il caso vuole che l'uomo-massa creda effettivamente ch'esso è lo Stato, e tenderà ogni volta di più a farlo funzionare con qualsiasi pretesto, a schiacciare per suo mezzo ogni minoranza creativa che possa perturbarlo - che possa perturbarlo in qualsiasi ordine: nella politica, nelle idee, nell'industria.  Il risultato di questa tendenza sarà fatale. La spontaneità sociale rimarrà violentata di volta in volta dall'intervento dello Stato; nessuna nuova semente potrà fruttificare. La società dovrà vivere "per" lo Stato; l'uomo "per" la macchina del Governo. E poiché alla fin fine non è che una macchina, la cui esistenza e il cui proseguimento dipendono dalla vitalità circostante che è capace di mantenerla, lo Stato, dopo aver succhiato alla società il tetano, rimarrà tisico, scheletrico, ucciso da quella morte ferruginosa della macchina, assai più mortale di quella dell'organismo umano.  Questo fu l'infelice destino della civiltà antica. Non c'è dubbio che lo Stato imperiale creato dai Giulii (19) e dai Claudii fu una macchina mirabile, incomparabilmente superiore come «artificio» al vecchio Stato repubblicano delle famiglie patrizie. Però, curiosa coincidenza, appena esso arrivò al suo pieno sviluppo, ecco che comincia a decadere il corpo sociale. Già ai tempi degli Antonini (secolo secondo) grava con una «antivitale» supremazia sulla società. E questa comincia ad essere resa schiava, a non poter vivere più che "al servizio dello Stato".  La vita intera si burocratizza. Che accade? La burocratizzazione della vita provoca la sua assoluta deficienza - in tutti gli ordini. La ricchezza diminuisce e le donne partoriscono poco. Allora lo Stato, per sovvenire alle proprie necessità, forza di più la burocratizzazione dell'esistenza umana. Questa burocratizzazione alla seconda potenza equivale alla militarizzazione della società. L'urgenza maggiore dello Stato è il suo apparato bellico, il suo esercito. Lo Stato è, anzitutto, produttore di sicurezza (la sicurezza da cui nasce l'uomo-massa, non si dimentichi). Per questo è anzitutto, esercito. I Severi, di origine africana, militarizzarono il mondo. Fatica vana!  La miseria aumenta, le matrici si fanno ogni giorno più sterili. Mancano perfino i soldati. Dopo i Severi, l'esercito deve essere reclutato fra gli stranieri.  Si avverta, dunque, qual è il processo paradossale e tragico dello statismo? La società, volendo vivere meglio, crea, come utensile, lo Stato. Dopo lo Stato si sovrappone, e la società deve cominciare a vivere per lo Stato (A 42).  Ma, in sostanza, lo Stato si compone ancora degli uomini di quella società. Ben presto non è sufficiente sostenere lo Stato con questi e bisogna chiamare gli stranieri: dapprima, dalmati; poi germanici. Gli stranieri diventano padroni dello Stato e coloro che restano della società, del popolo iniziale, devono vivere come schiavi di quelli, sotto gente con cui non hanno nulla a che vedere. A siffatte conseguenze porta l'interventismo dello Stato: il popolo si converte in carne e pasta che alimentano il mero «artificio» o macchina che è lo Stato. Lo scheletro consuma carne che gli sta intorno. La intravatura esterna diventa proprietario e inquilino della casa. Quando si sa questo, fa un po' spavento sentire che Mussolini predica con esemplare petulanza, come una prodigiosa scoperta fatta ora in Italia, la formula: "Tutto per lo Stato; nulla fuori per lo Stato; nulla contro lo Stato".  Basterebbe questo per scoprire nel fascismo un tipico movimento di uomini-massa. Mussolini si trovò con uno Stato mirabilmente costruito - non da lui, ma precisamente dalle forze e idee ch'egli combatte: dalla democrazia liberale. Egli si limita ad usarlo con incontinenza e, senza permettermi adesso di giudicare i particolari della sua opera, è indiscutibile che i risultati ottenuti fino al presente non possono paragonarsi a quelli raggiunti nella funzione politica e amministrativa dello Stato liberale.  Se qualcosa ha ottenuto, è di così poca entità, tanto poco visibile e priva di effettivo amore, che difficilmente può compensare il cumulo di poteri anormali che gli consentono d'impiegare quella macchina in forme estreme.  Lo statismo è la forma superiore che assumono la violenza e l'azione diretta costituita a norma. Attraverso e per mezzo dello Stato, macchina anonima, le masse agiscono da se stesse. 

domenica 19 maggio 2019

Intervista al governatore banca centrale d'Olanda Klaas Knot (da Corsera 19.5.2019)

Intervista al governatore banca centrale d'Olanda Klaas Knot; da leggere, analizzare e interpretare.

Partirei dal fondo, in cui non vengono tratte conclusioni, ma piuttosto le premesse di un qualsiasi discorso.
Fubini: «secondo lei qual è il problema dell’Italia?»
Knot: «Mi pare che le difficoltà del Paese abbiano a che fare più che altro con la globalizzazione e il cambiamento tecnologico. Non hanno niente a che fare con l’euro, trovo. L’Italia avrebbe avuto queste difficoltà con qualunque regime monetario avesse scelto. Le divergenze (da altri Paesi europei, ndr) hanno a che fare con la velocità diversa con la quale l’Italia ha scelto di adeguarsi alle rivoluzioni tecnologiche e all’impatto della globalizzazione. Quegli shock ci hanno investiti tutti, ma credo che la reazione dei vari Paesi sia stata differente».
Risalendo nell'intervista troviamo la seconda premessa:
Knot: « il problema dell’Italia è che da vent’anni ha una crescita della produttività stagnante o nulla, il reddito per abitante in termini reali è ancora a livelli simili di quando entrò nell’euro. Praticamente non c’è stata crescita. E il debito sta salendo».
Che fare dunque? Da un punto di vista puramente contabile, tenendo presente che già ora parte del rischio debito pubblico italiano è condiviso con altri paesi area euro, la risposta è semplice (e semplistica, come per altro Knot sembra di avere chiaro).
Fubini: «Sta dicendo che una tassa patrimoniale sarebbe la soluzione?»
Knot: «La soluzione spetta ai politici italiani. Sto dicendo che in Italia c’è qualcosa che somiglia a un problema di redistribuzione interna, dato che c’è un debito pubblico così alto e una ricchezza privata che anch’essa è molto elevata. E certo, assolutamente, una tassa patrimoniale. Sarebbe una soluzione standard da libro di testo. Ora, le patrimoniali presentano anche svantaggi di arbitraggio e evasione e io non conosco l’economia italiana così bene da poter dire come funzionerebbe e quali sarebbero le conseguenze negative. Dunque evito di consigliare qualunque cosa, non è il mio ruolo».
Una sintesi del messaggio di Knot? Provo a darla usando parole mie e non di Knot, ma temendo ne rispecchino le idee:
cari Italiani, evitate di continuare a blaterare di crescita continuando ad aumentare debiti e spesa pubblica, e iniziate a ripianare i debiti pubblici fottendo i risparmi privati. In questo modo noi ci tuteliamo da possibili crisi finanziarie globali. Vi aiuterà questo a interrompere il declino? Non penso proprio, visto che siete arrivati a questo punto proprio per non essere stati capaci di intervenire in modo appropriato fino ad oggi. Sarete i futuri terroni di europa, e come il sud italia il vostro destino sarà tra clientele, mafia, corruzione, pessimo governo, preti invadenti ed emigrazione forse non di massa, ma di élite. Se poi volete provare il piano B dei geni che avete messo al governo, e vi metterete in condizioni per davvero uscire da euro (e probabilmente da Ue), sappiate che questo avrà un costo per noi, ma per voi sarà moltiplicato e soprattutto non vi sarà di aiuto a competere globalmente. Vi credete furbi, ma non lo siete per nulla: semplicemente vi state fottendo l'un l'altro.. Ma eviteremo accuratamente di essere trascinati nella m per la vostra cialtronaggine.
https://www.corriere.it/economia/opinioni/19_maggio_18/debito-pubblico-ricchezza-privata-l-italia-ha-bisogno-un-riequilibrio-5b45f204-79a9-11e9-84cc-19261c23ea92_amp.html#referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&amp_tf=Da%20%251%24s

giovedì 10 gennaio 2019

L'Europa che verrà?

Mi chiedo spesso come sarà la nuova Europa vagheggiata dai populisti, e la risposta che mi gira per la mente è una riedizione di quella Europa post prima guerra mondiale dove le tante nazioni si dimostrarono incapaci di cooperare convinte tutte nelle ragioni, e nelle possibilità, dei sacri egoismi.
Con qualche differenza non piccola: la sovranità allora era reale, fondata su armi e eserciti, oggi è caricaturale, con i paesi europei che dalla seconda guerra mondiale di fatto sono satelliti dell'impero americano. Ci siamo dimenticati che una delle motivazioni politiche forti di una confederazione europea erano proprio nella idea che attraverso una integrazione politico-economico e finanziaria i singoli paesi europei avrebbero potuto recuperare parte della sovranità persa nella catastrofe dell'ultima guerra.

domenica 2 dicembre 2018

Einaudi ed i sovranismi monetari dei paesi dei balocchi

Il disordine attuale delle unità monetarie in tutti i paesi del mondo, le difficoltà degli scambi derivanti dall’incertezza dei saggi di cambio tra un paese e l’altro e più dalla impossibilità di effettuare i cambi medesimi, hanno reso evidente agli occhi di tutti il vantaggio che deriverebbe dall’adozione di un’unica unità monetaria in tutto il territorio della federazione. se, dappertutto in Europa […], si ragionasse e si conteggiasse e si facessero i prezzi di beni e di servigi, ad esempio, […] in lire zecchine, quanta semplificazione, quanta facilità nei pagamenti, nei trasferimenti di denaro, nei regolamenti dei saldi! […] il vantaggio del sistema non sarebbe solo di conteggio e di comodità nei pagamenti e nelle transazioni interstatali.
Per quanto altissimo, il vantaggio sarebbe piccolo in confronto di un altro, di pregio di gran lunga superiore, che è l’abolizione della sovranità dei singoli stati in materia monetaria.

Chi ricorda il malo uso che molti stati avevano fatto e fanno del diritto di battere moneta non può aver dubbio rispetto alla urgenza di togliere ad essi cosiffatto diritto. Esso si è ridotto in sostanza al diritto di falsificare moneta […]. E cioè al diritto di imporre ai popoli la peggiore delle imposte, peggiore perché inavvertita, gravante assai più sui poveri che sui ricchi, cagione di arricchimento per i pochi e di impoverimento per i più, lievito di malcontento per ogni classe contro ogni altra classe sociale e di disordine sociale.

La svalutazione della lira italiana e del marco tedesco, che rovinò le classi medie e rese malcontente le classi operaie fu una delle cause da cui nacquero le bande di disoccupati intellettuali e di facinorosi che diedero il potere ai dittatori.

Se la federazione europea toglierà ai singoli stati federati la possibilità di far fronte alle opere pubbliche col far gemere il torchio dei biglietti, e li costringerà a provvedere unicamente colle imposte e con i prestiti volontari, avrà, per ciò solo, compiuto opera grande. Opera di democrazia sana ed efficace, perché i governanti degli stati federati non potranno più ingannare i popoli, col miraggio di opere compiute senza costo, grazie al miracolismo dei biglietti, ma dovranno, per ottenere consenso a nuove imposte o credito per nuovi prestiti, dimostrare di rendere servigi effettivi ai cittadini.”

Luigi EinaudiI problemi economici della federazione europea, scritto per il Movimento federalista europeo e pubblicato nelle Nuove Edizioni di Capolago, Lugano, 1944, poi raccolto in La guerra e l’unità europea, Milano, Edizioni di Comunità, 1948, pp. 38-40.