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sabato 27 marzo 2021

Il destino dei Liberali?

Ho letto l'articolo di Alessandro De Nicola del 20/3/2021 su Repubblica, articolo in cui si propone un assemblement dei liberali italiani, di quelli che una volta si chiamavano i laici, di europeisti e quanto simile, e questo facendo occasione dell'iniziativa di un Comitato volto alla stesura di un "programma per l'Italia" presieduto dal Prof.Cottarelli.

Alcune considerazioni.

giovedì 10 gennaio 2019

L'Europa che verrà?

Mi chiedo spesso come sarà la nuova Europa vagheggiata dai populisti, e la risposta che mi gira per la mente è una riedizione di quella Europa post prima guerra mondiale dove le tante nazioni si dimostrarono incapaci di cooperare convinte tutte nelle ragioni, e nelle possibilità, dei sacri egoismi.
Con qualche differenza non piccola: la sovranità allora era reale, fondata su armi e eserciti, oggi è caricaturale, con i paesi europei che dalla seconda guerra mondiale di fatto sono satelliti dell'impero americano. Ci siamo dimenticati che una delle motivazioni politiche forti di una confederazione europea erano proprio nella idea che attraverso una integrazione politico-economico e finanziaria i singoli paesi europei avrebbero potuto recuperare parte della sovranità persa nella catastrofe dell'ultima guerra.

domenica 2 dicembre 2018

Einaudi ed i sovranismi monetari dei paesi dei balocchi

Il disordine attuale delle unità monetarie in tutti i paesi del mondo, le difficoltà degli scambi derivanti dall’incertezza dei saggi di cambio tra un paese e l’altro e più dalla impossibilità di effettuare i cambi medesimi, hanno reso evidente agli occhi di tutti il vantaggio che deriverebbe dall’adozione di un’unica unità monetaria in tutto il territorio della federazione. se, dappertutto in Europa […], si ragionasse e si conteggiasse e si facessero i prezzi di beni e di servigi, ad esempio, […] in lire zecchine, quanta semplificazione, quanta facilità nei pagamenti, nei trasferimenti di denaro, nei regolamenti dei saldi! […] il vantaggio del sistema non sarebbe solo di conteggio e di comodità nei pagamenti e nelle transazioni interstatali.
Per quanto altissimo, il vantaggio sarebbe piccolo in confronto di un altro, di pregio di gran lunga superiore, che è l’abolizione della sovranità dei singoli stati in materia monetaria.

Chi ricorda il malo uso che molti stati avevano fatto e fanno del diritto di battere moneta non può aver dubbio rispetto alla urgenza di togliere ad essi cosiffatto diritto. Esso si è ridotto in sostanza al diritto di falsificare moneta […]. E cioè al diritto di imporre ai popoli la peggiore delle imposte, peggiore perché inavvertita, gravante assai più sui poveri che sui ricchi, cagione di arricchimento per i pochi e di impoverimento per i più, lievito di malcontento per ogni classe contro ogni altra classe sociale e di disordine sociale.

La svalutazione della lira italiana e del marco tedesco, che rovinò le classi medie e rese malcontente le classi operaie fu una delle cause da cui nacquero le bande di disoccupati intellettuali e di facinorosi che diedero il potere ai dittatori.

Se la federazione europea toglierà ai singoli stati federati la possibilità di far fronte alle opere pubbliche col far gemere il torchio dei biglietti, e li costringerà a provvedere unicamente colle imposte e con i prestiti volontari, avrà, per ciò solo, compiuto opera grande. Opera di democrazia sana ed efficace, perché i governanti degli stati federati non potranno più ingannare i popoli, col miraggio di opere compiute senza costo, grazie al miracolismo dei biglietti, ma dovranno, per ottenere consenso a nuove imposte o credito per nuovi prestiti, dimostrare di rendere servigi effettivi ai cittadini.”

Luigi EinaudiI problemi economici della federazione europea, scritto per il Movimento federalista europeo e pubblicato nelle Nuove Edizioni di Capolago, Lugano, 1944, poi raccolto in La guerra e l’unità europea, Milano, Edizioni di Comunità, 1948, pp. 38-40.

martedì 24 gennaio 2017

Primarie, una opzione per contrastare la decadenza della politica

"trasformare le prossime elezioni comunali piacentine in una esperienza non scontata: darsi regolamenti seri e chiari, e aprire una competizione interna che porti a delle primarie da cui far emergere i candidati sindaci di ciascuno schieramento"
Intervento di Carlo Annoni pubblicato su quotidiano "Libertà" di Piacenza il 22 gennaio 2017 


sabato 17 dicembre 2016

Perché l’Italia uscirà dall’euro

A dispetto delle parole spese quotidianamente dai governanti italiani, i fatti vanno in una direzione che costringerà l'Italia a uscire dall'euro.
 L’Italia, sarà bene iniziare a capirlo, non uscirà dall’euro attraverso un percorso decisionale, ma perché costretta a uscire dall’euro perché impossibilitata a rimanerci, e questo a prescindere dalle intenzioni dei futuri governanti italiani.

Di Carlo Annoni.
Pubblicato su finanza & lambrusco il 15 dicembre 2016.

martedì 21 giugno 2016

Non ci sono scorciatoie istituzionali (e tanto meno) costituzionali allo sviluppo politico

L'ennesimo tentativo di forzatura istituzionale (tra costituzione e sistemi elettorale) difficilmente partorirà quell'ordine politico agognato dagli sponsor - più o meno occulti - di Renzi. Se pensiamo che sia una riforma delle istituzione a determinare sviluppo politico, cioè a invertire la tendenza alla erosione del potere in corso in Italia da decenni, sbagliamo di grosso.
Ci si dimentica che non sono state regole e leggi costituzionali a sortire momenti di creazione di potere (vedi fascismo) ma esattamente l'opposto. Quindi, pensare che sia una legge elettorale Acerbo 2.0 più un intervento complementare sulle istituzioni a ridare forza al potere, è ribaltare i nessi causali.
Il problema vero, è che uno Stato ipertrofico e baraccone, tende a creare partiti-stato o comunque partitocrazie che, per loro natura, sono aggregazioni di interessi, temporanei in genere, di gruppi, cricche, corporazioni, caste; e le aggregazioni di interessi di una società complessa sono naturalmente instabili. Ora, sono i partiti la sorgente del potere, nel mondo degli stati moderni, e partiti così assemblati, difficilmente producono potere, molto più facile ne consumino. Più che partiti, quelli nazionali sono poco più che sartorie di casacche e compagnie di taxisti.
Ricordo che “il potere deve essere diviso o collocato, ma deve anche essere prodotto ed ha funzioni collettive e distributive. È la capacità di mobilitare le risorse della società per il raggiungimento dei fini stabiliti con un impegno pubblico. È la mobilitazione, soprattutto, dell'azione delle persone e dei gruppi, che è vincolante in virtù della loro posizione nella società.” [Parson]

martedì 15 dicembre 2015

Renzismo. Appunti

Riflessioni sul renzismo, ultima forma della decadenza politica in Italia.
Di Carlo Annoni
"[..]proprio il sistema di potere esistente, con la rete sottostante di interessi, è ciò che rende il paese incapace di trovare soluzione ai tanti problemi che lo affliggono. Ma l’idea del blocco sociale che esprime le corporazioni che governano il paese, non è quella di risolvere problemi di cui si è parte, ma quella di sostituire un attore ormai consumato con qualche nuova comparsa. Così è arrivato Renzi, così se ne andrà."



venerdì 10 luglio 2015

Alle radici del declino italiano: l'analfabetismo politico

Ripropongo una citazione di Salvemini che si riferiva al mondo produttivo del ducato di parma e piacenza del secolo XVIII. 
Un primo ministro dagli intenti riformatori aveva promosso alcune misure che scalfivano i privilegi del clero a vantaggio delle classi produttive, ma fallì nel suo intento trovandosi contro i beneficiari delle sue riforme. "Non basta essere interessati nel successo di una data politica: bisogna sapere di esservi interessati. In ultima analisi la storia è fatta non dagli interessi materiali, ma dalla intelligenza che interpreta o misinterpreta gli interessi materiali."
I gruppi sociali subalterni e oppressi - quelli oggi spremuti dal fisco, quelli costretti a subire le angherie e i soprusi di uno stato sempre più esteso, dispotico e invasivo, quelli semplicemente soffocati nella propria iniziativa dalla massiccia e prepotente presenza dello stato - non nascono con la coscienza dei propri interessi, e vivono in una società in cui le idee dominanti, anzi egemoni, li confondono e disarmano.
La politica è allora opera di educazione - finalizzata a sviluppare l'" intelligenza che interpreta o misinterpreta gli interessi materiali". Ma la politica non solo è educazione, ma anche opera di organizzazione, e non solo perché alla fine dei conti in politica ciò che contano sono i rapporti di forza, ma anche perché nell'organizzazione si esercita la capacità di auto-governo della società e di direzione di una nuova élite. 
Ci si rende conto immediatamente della ingenuità degli amici che, di solito in buona fede, pensano a "soluzioni" politiche rapide e facili in questo paese: un leader, qualche slogan, un programma e un po' di propaganda. La strada per portare l'italia ad un nuovo sviluppo economico, ma anche umano e sociale, è lunga, dura, faticosa, mal tracciata.. passa per lo sviluppo politico di cui troppi non riescono ancora ad intendere neppure i termini.

giovedì 16 ottobre 2014

L’industria degli impieghi pubblici presso certi popoli democratici

"So che, in un tempo come il nostro in cui si vanno gradatamente spegnendo l’amore e il rispetto che una volta erano tributati al potere, può sembrare utile ai governanti tenere più strettamente gli uomini legati con i vincoli dell’interesse personale. e che essi ritengono comodo servirsi delle loro stesse passioni per mantenerli nell’ordine e nel silenzio; questo però non può durare a lungo e ciò che magari sembra una ragione di forza durante un certo periodo, diventa sicuramente, a lungo andare, motivo di grande turbamento e debolezza."
Un Tocqueville tanto lucido e acuto da risultare profetico.
Da "La Democrazia in America" (libro secondo - parte terza - capitolo ventesimo)

giovedì 19 giugno 2014

Accentramento politico e accentramento amministrativo (estratti da "La Democrazia in America" di A.de Tocqueville)

Alcuni interessi sono comuni a tutte le parti della nazione, come, per esempio, la formazione di leggi generali e i rapporti del popolo con gli stranieri. Altri interessi sono particolari ad alcune parti della nazione, come, per esempio, i problemi dei singoli comuni.

sabato 29 giugno 2013

Relazione incontro 26/6 sullo "stallo italiano"

L'incontro del 26 giugno 2013 organizzato dall'Associazione “Libertà e responsabilità” presso l'Istituto Sant'Eufemia, ha avuto come argomento lo “stallo” dell'Italia.
Abbiamo scelto il termine stallo con ottimismo, poiché siamo ottimisti e pensiamo che in uno stallo la situazione non sia ancora compromessa, ma realisticamente pensiamo che alcune decisioni (o indecisioni) possano avere effetti devastanti per l'Italia.
Dallo stallo, appunto, o si esce con recupero di un volo controllato, o con una caduta disastrosa, e proprio la congiuntura internazionale, saldandosi ad annosi problemi radicati nel Paese ci fa prefigurare una possibile caduta nell'inferno del sottosviluppo.

giovedì 23 maggio 2013

Secondo il tremontismo le colpe sono sempre degli altri. Ma è proprio così?

Italia vittima innocente della finanza impazzita e delle idee liberali secondo il massimo ideologo del populismo italiano

giovedì 18 aprile 2013

lunedì 25 marzo 2013

Ancora sull'euro e la Germania (parte 1)


"La sinistra italiana oggi detesta Germania, Svezia e le socialdemocrazie del nord Europa perché la loro stessa esistenza denuncia il suo fallimento."
Mario Saccone interviene con grande intelligenza nel dibattito su ipotesi uscita sviluppo da euro.

lunedì 25 febbraio 2013

Ad un incontro elettorale - Nota

Qualche giorno fa, intervenendo ad un evento associativo con un candidato già presidente della stessa associazione, ho lasciato allo stesso la nota che segue. Da buon italiano non sono stato capace di chiudere la nota senza chiedere un "favore": "quello di spiegare ai suoi futuri colleghi a non promettete più nulla agli Italiani e spiegare invece chiaramente che pasti a gratis non ce ne sono. "


lunedì 11 febbraio 2013

Frédéric Bastiat - Lo Stato (1848)


Lo Stato

è la grande finzione
attraverso la quale tutti
cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri.

Questo articolo è stato pubblicato nel Journal des Débats il 25 settembre 1848

venerdì 8 febbraio 2013

Intellettuali versus Realtà (di Davide Fiammenghi)

Intellettuali vs. realtà. Breve notarella ispirata dalla recente epurazione dell'area liberale del PD e dal prossimo, prevedibile fiasco elettorale di 'Fare per Fermare il declino'. 

martedì 17 aprile 2012

Le Ragioni del Nord: una riflessione


di Carlo Annoni
12 aprile 2012

In data 15 novembre 2011 con l’amico Mario Saccone proponevo un contributo al dibattito di Verso Nord (http://www.versonord.eu/portal/articoli/azioni/186-come-immaginiamo-il-futuro-di-verso-nord), che poneva il problema della linea politica che dovesse seguire Verso Nord caduto Berlusconi e avviato il governo Monti.
L’invito che veniva fatto ai parlamentari di Verso Nord era di monitorare il concreto agire del governo che non doveva godere di un appoggio incondizionato da Verso Nord; il movimento avrebbe dovuto mantenere un atteggiamento vigile e critico, con appoggio delle sole misure di chiaro segno liberale.
Come termine di confronto veniva indicata la lettera della BCE (Draghi-Trichet) che proponeva all’Italia una politica di interventi così articolata:
1. Misure per accrescere potenziale di crescita
2. Riduzione spesa pubblica
3. Ristrutturazione dell’amministrazione pubblica per migliorarne l’efficienza e la capacità di servizio alle imprese.

martedì 7 febbraio 2012

MIGLIO, IL FEDERALISTA LIBERTARIO

Il passaggio dal decisionismo alla Schmitt al federalismo libertario: così il pensiero di Miglio ha incontrato la modernità
di CARLO LOTTIERI
9 agosto 2011
Qualcuno certo sarà rimasto sorpreso, nel corso degli anni Novanta, di fronte a talune prese di posizione del professor Gianfranco Miglio.