lunedì 23 marzo 2009

L’ULTIMO LIBRO DI PIERO OSTELLINO

ANTICORPI LIBERALI AL POPULISMO

di MASSIMO TEODORI da “IL SOLE 24 ORE - DOMENICA” 15/03/09

In un’Italia affollata di populisti, corporativi e dirigisti camuffati da neo-liberali, e di iper-liberisti ideologizzanti che scambiano la loro visione economicistica per dottrina liberale, leggere Lo Stato canaglia di Piero Ostellino, è una boccata d’aria fresca. Senza ipocrisie e ambiguità, l’autorevole giornalista prova che l’Italia d’oggi è sempre meno un paese libero poiché i cittadini sono divenuti ostaggio di uno Stato potentissimo che incalza tutto e tutti. L’atto di accusa, a tout azimut, è illuminato dal continuo andirivieni tra due sponde: gli insegnamenti dei maestri classici del liberalismo e la vera realtà di un’Italia avviata all’inarrestabile declino per l’incapacità di sapersi dare gli strumenti per entrare nella modernità. Non c’è male profondo dell’ex ‘Bel Paese’ che sfugga all’antiretorica di Ostellino. La Costituzione che, viziata dalla finalità etica della giustizia sociale, accresce il potere della classe politica. Il valore fondante dell’antifascismo storico che viene negato dall’antifascismo militante e strumentalizzante. La ‘Casta’ che si identifica con lo stesso Stato, ipertrofico, invasivo, della spesa pubblica e delle tasse elevate. La miriade delle leggi che stritolano l’individuo: “negli Stati totalitari tutto è vietato tranne ciò che è consentito; nelle società aperte tutto è consentito tranne ciò che è espressamente vietato”. La vera questione morale che risiede nella carenza di cultura civica di una classe politica incompetente, truffaldina, inconcludente e cialtrona all’origine del gigantismo dello Stato. Le tasse che sono alte soprattutto perché alta è la spesa pubblica. Il mercato che dovrebbe essere, e non è, il luogo del tentativo e dell’errore. L’aborto della legge 194 che ha una dimensione legale per i poveri, e una illegale per i ricchi. La fede religiosa che tracima dal suo foro naturale, la coscienza individuale.
Sarebbe però erroneo interpretare il saggio di Ostellino come una sequenza di enunciazioni astratte o come un banale grido antipolitico: anzi, nelle sue pagine si trovano, con sperimentata accuratezza, i nomi e cognomi dei tanti che oggi, in qualche modo, danno origine a specifiche distorsione politiche e sociali. Ad esempio, ecco Giulio Tremonti, la cui speranza fondata sul trinomio ‘Dio, Patria e famiglia, “pare una sorta di nostalgica riesumazione dell’autarchica grandeur dell’Ancien Régime)”; ecco il disaccordo con Marcello Pera che sostiene che “anche la fede di Dio è a fondamento dello Stato liberale”; ed ecco Livia Turco, che da ministro ebbe l’idea “di imporre la virtù per legge”. Si uscirebbe sconfortati dalla spietata analisi del declino culturale, politico ed economico dell’Italia, se non si trovasse conforto nel fatto che vi sono ancora intellettuali responsabili come Piero Ostellino che ad alta voce sanno indicare la strada per la rinascita: una potente iniezione di politica e cultura liberale – “nel binomio democrazia liberale, è più importante l’attributo liberale del sostantivo democratico” - , attualmente sconosciuta ai politici di centrodestra e di centrosinistra.
------------------------------------------------------------------

Nessun commento:

Posta un commento