lunedì 23 marzo 2009

AL DI LA’ DELL’UTOPIA

Da: "per non mollare - Newsletter per l'azione liberale"
Anno X – n. 06bis – 22 marzo 2009

di Bepi Lamedica

Ho ritenuto opportuno tentare di attirare l’attenzione sull’ultimo libro di Piero Ostellino. La sua pubblicazione e il suo successo convincono sempre più il sottoscritto del percorso intrapreso prima con Liberalitalia e poi con il Coordinamento dei liberali italiani, per non dimenticare le esperienze di Veneto liberale e del Tavolo dei liberali veneti.
Quello che manca in Italia è un soggetto politico “di” liberali.
Orbene, se il moderato Ostellino individua nello “stato” e non soltanto nella “casta” il problema per la mancata modernizzazione dell’Italia, vorrà pur dire qualcosa. Vorrà pur dire che i tempi sono maturi per un’operazione sovvertitrice dell’equilibrio di regime. Ossia la Rivoluzione liberale da utopia sembra prendere l’aspetto di una possibile realizzazione. E’ vero, Ostellino è pessimista: secondo lui occorre tempo per il successo della cultura liberale nel nostro Paese. Ostellino potrebbe aver ragione, però un tentativo lasciatecelo fare. Cominciamo da subito a costruire quel soggetto per i cittadini senza potere, che sono i sudditi più consapevoli dell’Italia. E’ probabile che la Rivoluzione liberale noi non la vedremo, però potrebbe realizzarla la prossima generazione.
Questo pensiero ci è suggerito alla vigilia della costituzione del partito del Popolo delle libertà che ha già ottenuto il consenso di milioni di cittadini alle elezioni del 13 aprile 2008, cittadini che si sono lasciati trattare, senza fiatare, da sudditi visto che hanno ratificato scelte fatte dall’oligarchia di un partito, allora addirittura inesistente. Il che potrebbe produrre anche un partito fondamentalista. Il discorso del Presidente della Camera dei Deputati, tenuto in occasione dello scioglimento di una delle principali componenti del nuovo soggetto, mi è sembrato un avvertimento ai suoi compagni di avventura del pericolo che dovranno affrontare. Non ci raccontiamo favole: il Popolo della libertà è un prodotto dello “Stato canaglia” e non ne è l’antagonista. Però, una cosa è un partito fondamentalista ed altra cosa è un partito conservatore. Fini ha invitato conseguire quest’ultimo obiettivo. Anche per questo occorre un soggetto di liberali distinto dai socialisti, antagonista dei conservatori e avversario irriducibile di qualsiasi clericalismo. Infatti, ad essere ottimisti, il Popolo della libertà potrà essere un partito conservatore, perciò antiliberale.
Il libro di Piero Ostellino, nel mentre descrive la realtà, ci suggerisce i contenuti per una lotta di liberazione. (bl)

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