Filippo Penati ad Affaritaliani.it
6/12/08
Filippo il riformista. Filippo lo sperimentatore. Filippo Penati, il presidente della Provincia, sceglie Affaritaliani.it per svelare il proprio progetto politico: una lista del presidente che si basi sul riformismo, chiudendo la porta alla "scorciatoia" di un accordo con la Lega Nord. E ancora: una lista del presidente con pezzi importanti della società civile. E ancora: un laboratorio che riprenda e rilanci l'esperienza di Carlo Tognoli. Lancia messaggi, Filippo Penati, "a quelle persone che vogliono innovare". Infine, dichiara tutto il proprio entusiasmo per il progetto politico di Walter Veltroni
Presidente Penati, lei ha chiuso la porta in faccia alla Lega Nord.
Voglio dirlo chiaramente. La strategia non è quella di un accordo tra il Pd e la Lega. Con la Lega ci possono essere momenti di convergenza su alcuni temi politici. Penso - ad esempio - ad una azione comune che si può esercitare insieme su alcuni temi che riguardano il federalismo fiscale. Ma un'alleanza con la Lega non ci porterebbe da nessuna parte. La Lega è una forza conservatrice.
Insomma, apertura solo su alcuni problemi contingenti.
Si possono fare delle convergenze per delle battaglie politiche comuni, questo credo che sia nelle cose. E' già successo e può continuare a succedere. Ma questo non prelude ad alleanze che non porterebbero nulla alla politica dell'area metropolitana milanese. Lo ribadisco: la Lega ha un punto di vista ideologico assolutamente non condivisibile e su molti temi che riguardano la vita quotidiana dei cittadini è una forza conservatrice.
Invece Milano, secondo lei, ha bisogno di riformismo.
Facciamo una prima considerazione. E' dalla fine degli anni Ottanta che a Milano le proposte riformiste non vincono, non albergano più qui. Questo riguarda il centrodestra e anche il centrosinistra. C'è stata una involuzione, si è interrotta una tradizione che ha sempre visto Milano la punta più avanzata del Paese. Faccio un esempio: il laboratorio di Tognoli è ancora oggi il punto più avanzato dell'elaborazione teorica.
Riformismo, dunque, ma non solo.
Sono due gli elementi che voglio sottolineare. Un tratto fortemente riformista, un tratto fortemente innovatore. Questo è il mio impegno: Milano deve tornare ad essere un laboratorio politico-territoriale.
Naturalmente. Io credo che dobbiamo aggregare a questo progetto tutte quelle sensibilità ed espressioni che vogliono concretizzare una proposta riformista in modo trasversale. Bisogna costruire lì la coalizione perché sia un confronto con pezzi del mondo politico, pezzi della società milanese. Pezzi del ceto medio. Diciamolo forte: il ceto medio non può essere solo considerato come categoria economica, dal punto di vista del reddito, ma va considerato anche e principalmente come mondo sociale di mezzo, il vero luogo delle dinamiche sociali. In questi anni è stato il vero collante sociale, è andato crescendo in dimensioni. Oggi ha un ruolo fondamentale. Qui la crisi del rapporto tra la comunità e la politica si è generalizzata: occorre un nuovo progetto politico.
La sua proposta politica è appetibile per parti o pezzi del centrodestra?
In queste settimane sto ricevendo tantissime sollecitazioni per costruire una lista del presidente. Le elezioni amministrative delle provinciali dell'anno prossimo potrebbero diventare un primo tassello di un laboratorio politico territoriale per un nuovo riformismo. Nella società c'è una spinta notevole. Una spinta che viene dal ceto medio, dal popolo delle partite iva, dai dirigenti d'azienda, che oggi hanno bisogno che Milano riaccenda i motori. Non si sentono più rappresentati da politiche che contrappongono su molti temi radicalismi opposti.
Lista del presidente: avete già qualche nome?
Non ancora, stiamo riflettendo con molti soggetti. Una cosa è certa: si devono superare gli schieramenti ridigi, dettati dalle regole della politica nazionale.
Un laboratorio di riformismo potrebbe supplire a un Pd del nord tanto invocato e mai nato?
Il Pd del Nord è un'idea sbagliata, ne ero convinto nei mesi passati, ne sono convinto oggi. Io non credo che serva una proposta di un partito del nord federato con quello nazionale. Tra l'altro ci sono più nord: Torino non è Milano e Milano non è Venezia. Sarebbe riduttivo fare un partito nel partito, per allearsi poi con la Lega. Se - come è accaduto - non consideriamo più strategico un rapporto con pezzi della sinistra radicale, non bisogna però sostituirli con altre radicalità di segno opposto.
Meglio l'Udc?
Io penso che l'importante è il progetto. Noi vogliamo partire dal progetto, non dalle alleanze che hanno il sapore elettorale. Oggi ci sono qui le condizioni per costruire. I contatti che abbiamo con la società spingono ad una forte innovazione della proposta politica. Stiamo facendo una piattaforma programmatica nel segno dell'innovazione. Vorremo che in lista ci siano personalità importanti del mondo della società e della politica, in senso trasversale. Ci rivolgiamo in particolare alle forze politiche che possono essere più disponibili, ma non vogliamo partire dalle alleanze elettorali.
Il suo progetto potrebbe voler dire recuperare figure come Tognoli?
Io credo che figure come Tognoli, come Bassetti, ma anche eccellenze del pensiero e dell'analisi come Bonomi e altri saranno recuperati nel senso di una riconsiderazione e rivalutazione per quella che è stata un'esperienza forte del riformismo milanese e padano. Loro ne sono stati gli interpreti. Bisogna però che sia un punto di partenza per il nuovo. Dobbiamo riprendere ad avere l'ambizione di attualizzare oggi la loro proposta e di stare ai loro livelli. Questo è il contributo che possiamo dare al Pd di Milano.
Il suo è il modello Dallai?
Dallai ha fatto un'operazione simile in Trentino. E' stato un laboratorio politico importante. Non ha preso la scorciatoia dell'alleanza con la Lega, ha sfidato la Lega sui temi della rappresentanza del territorio. Dobbiamo sfidare un governo di centrodestra che non ha dato risposte ai milanesi, malgrado un consenso ampio.
Una delle priorità sarà anche evitare le fratture interne...
Assolutamente sì. Quello che posso garantire è che la mia coalizione sarà omogenea rispetto al progetto. La coalizione che noi costruiremo sarà coerente e omogenea.
Ultima domanda. Le piace Veltroni?
Oggi Veltroni dice una cosa che mi piace moltissimo, di ripartire dal Lingotto. Quando a Torino lo ascoltai, vissi in maniera entusiastica quel discorso. Parlava al Nord, in modo ampio e approfondito. Dava delle prospettive di lavoro importanti. Bisogna chiudere il più rapidamente possibile la diatriba interna accentuata da eccessivi personalismi per ritornare allo spirito del Lingotto e ai temi che là vi erano enunciati. Se così sarà, diventa fondamentale e importantissimo l'appuntamento della Conferenza Programmatica.
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