Da affaritaliani.it
11/12/08
"Adesso sono i cittadini, gli operai che si devono dare da fare. Devono tirarsi su le maniche, fondare delle imprese cooperative, creare dell'associazionismo..."
Altro che il 'peggio è passato', il brutto deve ancora venire e durerà a lungo. Parola dell'economista Giulio Sapelli che ad Affaritaliani.it spiega come i giornali italiani non ci stanno spiegando esattamente come stanno le cose. La soluzione? Che i cittadini si rimbocchino le maniche e si organizzino per reagire a prescindere dagli aiuti pubblici. E il piano-Tremonti? Ottimo, il massimo che si potesse fare con un debito pubblico così alto.
L'INTERVISTA
C'è chi dice che il peggio è passato, chi invece sostiene che il malato sta ancora male ma almeno è uscito dalla rianimazione? Chi dice la verità? A che punto siamo di questa crisi?
"Macché fine: siamo appena all'inizio! Adesso c'è stata una colossale crisi da securitization, cioè da eccessivo indebitamento, da eccessiva leverage bancaria (a cui vanno aggiunte stock option e comportamenti collusivi del management bancario) che ha dimostrato la mia vecchia tesi della centralità e dell'indispensabilità dell'economia nordamericana. Appena la locomotiva Usa è entrata in depressione, perché non si tratta di semplice recessione, con milioni di disoccupati con l'industria dell'auto che chiude, ha provocato una recessione (e provocherà una depressione) nel resto del mondo. Se invece di leggere i giornali italiani tipo la Repubblica o di non leggere affatto, la gente leggesse il Financial Times o l'Herald Tribune si capirebbe davvero che la crisi sta diventando globale: l'America Latina si è fermata, il Giappone si è fermato, persino l'Australia si è fermata. Solo un professore della Bocconi può dire che il peggio è passato".
E quando allora finirà?
"Ci vorranno almeno due-tre anni. Perché prima ci sarà un'enorme distruzione di stock di capitali fissi e un cambiamento di tutta l'erchitettura del sistema finanziario mondiale con una riclassificazione del ruolo della banche d'investimento che perderanno importanza rispetto alle banche commerciali. E poi dopo ci sarà una nuova crescita, ma per fare questo ci vorranno come minimo due o tre anni. E' arrivata a prevederlo persino la banca mondiale, nota per la sua incompetenza".
Per il momento c'è stata qualche risposta positiva a questa crisi?
"L'unica risposta positiva è stata quella del Nordamerica. Che però adesso sta prendendo una brutta piega con gli interventi di Obama, perché la risposta positiva non è il ritorno ai salvataggi e all'assistenzialismo pubblico"
E qual è?
"Lasciare che la crisi faccia il suo corso con degli interventi di sostegno ai poveri e ai disoccupati".
Aiuti solo alle parti più fragili?
"Ma certo. Invece di dare soldi alla General Motors..."
Però se GM fallisce ci saranno 3 milioni di disoccupati...
"Ma tanto fallisce lo stesso. Come si può dare altri soldi a dei manager che in pochissimo tempo hanno distrutto un capitale enorme pensando che ora siano in grado di fare meglio?"
Come giudica i piani messi a punto dai governi europei?
"Ma non scherziamo... Sono solo dei pannicelli caldi fondati sull'erogazione di contributi statali che è possibile attuare in Paesi con un debito pubblico piccolo, al 50-60%. In Italia non si può fare niente: il piano del governo è ottimo, è già il massimo".
E allora?
Adesso sono i cittadini, gli operai che si devono dare da fare. Devono tirarsi su le maniche, fondare delle imprese cooperative, creare dell'associazionismo... Mentre gli imprenditori e soprattutto i banchieri devono farsi un esame di coscienza. Insomma, meno la politica fa e meglio è".
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