domenica 15 giugno 2008

Pd ircocervo che sacrifica i cattolici democratici

da Il Sole 24 Ore del 12 giugno 2008, pag. 12

di Piero Ignazi


Il Partito democratico è nato con uno sforzo di volontà, portando all’incontro due tradizioni diverse, quella della socialdemocrazia e quella del cattolicesimo democratico. Due tradizioni forti, con riferimenti nobili e riconoscibili, ma altresì con due handicap: il far parte entrambe di un passato che risale al secolo scorso, e per certi aspetti addirittura all’Ottocento, e il non essere mai state maggioritarie.



La socialdemocrazia è stata sempre minoritaria nel nostro paese, anche all’interno della stessa sinistra. Tutte le sue incarnazioni, dal Psdi saragattiano al Psi craxiano, fino al Pds-Ds, non hanno contribuito a creare un corpus solido, articolato e innovatore di idee e progetti. È stato piuttosto un arrancare dietro a sollecitazioni e mutamenti che venivano d’oltr’Alpé o che emergevano spontaneamente dalla società italiana. La sinistra ha avuto solo due momenti alti di riflessione autonoma e propositiva in linea con la tradizione socialdemocratica: l’epopea della programmazione del primo centro-sinistra elaborata da Antonio Giolitti, Francesco Forte, Paolo Sylos Labini, con il repubblicano Ugo La Malfa a fiancheggiarli, e la riscoperta dell’anima riformista del socialismo con le provocazioni intellettuali del gruppo raccolto intorno alla rivista Mondoperaio nella seconda metà degli anni settanta, illuminata dagli interventi memorabili di Norberto Bobbio sulla debolezza/irrilevanza del marxismo.



Dopo di allora, la dirigenza socialista ha affossato quella esperienza provocando alla lunga la sua propria fine per esaurimento etico-culturale. E il Pci, approfittando della catastrofe dell’89, ha sì reciso il cordone ombelicale con il passato ma non ha avuto né il coraggio politico né l’energia intellettuale per abbracciare la socialdemocrazia. Anche se il Pds di Achille Occhetto viene accettato nell’Internazionale socialista nel settembre del 1992 e poi anche nel Partito Socialista Europeo, non riesce a fare propri i temi e le riflessioni di quella tradizione, oscillando tra resistenze sindacal-corporative e fughe in avanti post-moderne.



L’indeterminatezza culturale degli anni Novanta, proseguita anche in questo decennio, ha spinto progressivamente gli eredi del comunismo ai margini del dibattito cultural-politico. Per cui, quando sono arrivati all’incontro con la tradizione del cattolicesimo democratico avevano ben poco da dire. Gli eredi del dossettismo, invece, pur attraverso i mille passaggi della diaspora democristiana, hanno mantenuto un profilo ben preciso, veicolato da una serie di riviste e di centri di riflessione di tutto rispetto. E inevitabile, allora, che questa componente oggi chieda di essere maggiormente riconosciuta all’interno del Pd. Ma tale richiesta non riguarda le alchimie interne. Investe la "natura" stessa del Partito democratico, vero ircocervo della politica italiana, e non solo.



La premessa del Pd era la "contaminazione" (sic!) delle culture rappresentate dai partiti che si fondevano. Un compito immane da far tremare le vene ai polsi dei più agguerriti intellettuali. Tanto che, solo Michele Salvati e pochissimi altri hanno avuto il coraggio di cimentarsi. Le suggestioni emerse dai contributi di Salvati - le uniche sulle quali sia possibile fare un analisi critica - hanno però un marchio d’origine ben chiaro, benché implicito: quello dell’incontro tra socialismo e liberalismo, incontro celebrato in forme diverse da tutta la sinistra europea, a incominciare da quella britannica.



Ma se così fosse non saremmo di fronte ad un Ircocervo, perché la sua natura e la sua collocazione (nel mondo socialista) sarebbe chiara. Invece la dimensione confessionale esige un suo riconoscimento più profondo, per marcare in maniera originale e innovativa la nuova creatura. Tuttavia da questa parte non sono venuti spunti culturalmente significativi. Le impuntature di questi giorni sono piuttosto l’espressione di un"‘ansia" come diceva Franco Marini. Ansia ben riposta peraltro, perché mentre il socialismo sta cercando ovunque una sua via adatta ai tempi (si veda il dibattito esploso in casa Ps con le proposte del sindaco di Parigi, Bernad Delonoé), il cattolicesimo democratico, quanto meno in Italia, è in ritirata, richiamato all’ordine da una gerarchia ecclesiastica che non fa sconti.



L’attacco di Famiglia Cristiana, in altri tempi sensibile a questa corrente, segna la "fine della ricreazione" per i cattolici non allineati. E rilancia, drammatizzandola, la questione della convivenza, attuata senza adeguata riflessione, buttando il cuore oltre l’ostacolo, tra anime così diverse.

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