da La Stampa del 12 giugno 2008, pag. 27
di Fabio Pozzo
Bacchetta sulle liberalizzazioni. Arriva dall’Antitrust, che richiama con una segnalazione governo e parlamento e punta l’indice su dodici settori chiave dove «mancanza di concorrenza e lentezza del processo decisionale pubblico rappresentano un freno per la crescita del Paese». Occorre, questo è il messaggio del presidente Catricalà, «una nuova stagione di liberalizzazioni». Come? Attraverso una «riduzione, semplificazione e razionalizzazione del quadro normativo con testi unici e codici» e con interventi «strategici» in grandi aree come infrastrutture, energia, servizi pubblici locali, trasporti, distribuzione commerciale, carburanti, professioni, banche e assicurazioni.
Una direzione cui guarda anche Confindustria. «L’Italia è un Paese che ha ancora troppo poco mercato. E’ il momento di un grande piano di liberalizzazioni per mettere mano soprattutto ai servizi pubblici locali e alle professioni» dice il presidente Emma Marcegaglia, che promette spinta e pressione degli industriali «perché il governo agisca in questa direzione».
Tornando alla segnalazione di richiamo, il Garante scrive che per le infrastrutture occorre «eliminare i veti incrociati che bloccano la realizzazione delle opere e attribuire allo Stato centrale la funzione di decisore di ultima istanza sulle scelte delle opere di interesse nazionale». Sulle Fs, è sollecitata «la separazione proprietaria, per eliminare la molteplicità dei ruoli e delle funzioni attualmente esercitati dal gruppo Fs, al tempo stesso operatore del servizio, gestore della rete e, per alcuni aspetti, regolatore del mercato». È necessaria, inoltre, «una più chiara individuazione degli ambiti di servizio pubblico, lasciando al mercato la scelta del gestore». In questo modo, per le tratte non remunerative «si minimizzerà l’entità dei finanziamenti, favorendo per gli altri casi la destinazione di parte della rendita allo sviluppo dei collegamenti ad alta velocità e dell’intermodalità nel trasporto merci».
I servizi pubblici locali? Catricalà parla di «aspettative disattese» (la riforma) e rileva la «priorità della privatizzazione», per eliminare alla radice i conflitti di ruolo» tra soggetto pubblico e società affidataria del servizio.
Ce n’è anche per il commercio e i farmaci. In sintesi, è necessario liberalizzare orari ed aperture dei negozi, eliminare i divieti sulla vendita congiunta all’ingrosso e al dettaglio e, per l’agroalimentare «promuovere l’efficienza del settore con l’accorciamento della filiera». Meno vincoli servono anche per la distribuzione dei farmaci (da rivedere il sistema di autorizzazione e localizzazione delle farmacie), e a livello produttivo è necessario incentivare i generici.
Interventi anche per luce, gas e benzina. Secondo l’Autorità servono più investimenti sulla rete elettrica, con una piena separazione proprietaria tra attività di distribuzione e vendita, «anche alla luce delle recenti e previste aggregazioni di ex-municipalizzate». Posizione simile anche per il gas, un mercato in cui servono però anche nuovi attori per ridurre «l’elevato grado di controllo esercitato dall’operatore dominante» (Eni, soprattutto nello stoccaggio). Per frenare il caro-benzina, bisogna puntare sulla grande distribuzione e gli operatori indipendenti, ma anche eliminare «i vincoli su distanze e superfici minime e sugli standard qualitativi» e quelli sugli orari massimi di apertura.
Il messaggio è chiaro anche per le professioni: no al numero chiuso, ad esempio per notai e medici di famiglia. Infine, banche e assicurazioni: dalle prime devono arrivare informazioni più chiare per i consumatori, mentre nel comparto assicurativo bisogna alimentare la concorrenza attraverso la semplificazione delle informazioni alla clientela e la trasparenza delle condizioni economiche.
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