domenica 22 giugno 2008

"Con il bipartitismo vince sempre Berlusconi"

«Siamo franchi:
quando si è candidato Walter
avevamo già perso»
RICCARDO BARENGHI

La Stampa
21/6/08

Non parla dal palco, si limita a qualche dichiarazione alle agenzie e ai tg per apprezzare la relazione di Veltroni e per attaccare Berlusconi, poi si risiede in prima fila e ascolta gli interventi. Ma quando le telecamere e i registratori sono lontani, quando attorno a lui non c’è più l’assalto dei cronisti, gli viene voglia di chiacchierare. E si mostra subito molto infastidito: «Qui sento dire che non bisogna guardare indietro... Ma chi sarebbe quel cretino che vuole guardare indietro? Nessuno ovviamente, e allora di che stiamo parlando?». Ma ce l’ha con Veltroni? Oggi D’Alema preferisce non fare polemiche dirette col segretario, meglio continuare il ragionamento: «Walter ha fatto bene a fare quello che ha fatto, certo non ci saremmo potuti presentare alle elezioni tutti insieme come se nulla fosse accaduto. E poi, diciamocelo francamente, quando lui è arrivato, avevamo già perso. Veltroni semmai è riuscito a mettere un argine».

Però? «Appunto, però: il problema è il sistema politico, ed è proprio su questo che discutiamo. Io non sono affatto favorevole al bipartitismo, la riduzione della democrazia a due partiti. Questo aprirebbe la strada al presidenzialismo e cioè alla sicura vittoria dell’ideologia di Berlusconi e quindi di Berlusconi stesso o di chi lo sostituirà: è lui che incarna quel sistema». E’ evidente che qui D’Alema sta parlando a Veltroni, ma d’altra parte ognuno di loro due sa benissimo cosa pensa l’altro. Il leader del Pd, che sta lì sul palco a pochi metri, guarda da questa parte e, come se intuisse che si sta parlando di lui, chiama un’assistente e manda un bigliettino. Si tratta però solo di un lancio di agenzia che riporta una frase del premier ceco Topolanek: «Al momento non scommetterei 4 euro sul nostro sì al Trattato di Lisbona». D’Alema non commenta, scuote la testa e ricomincia dall’Italia: «Io punto invece a un sistema politico multipartitico, il sistema tedesco insomma, che garantisce rappresentanza, democrazia ma anche governabilità». Indica il palco: «Come ha appena spiegato benissimo Gianni Cuperlo». Il quale aveva detto che «il presidenzialismo che vuole Berlusconi combina messaggi simbolici (i soldati per le strade) con la riduzione delle garanzie. Ma noi invece dobbiamo puntare a una democrazia che si fonda sul sistema dei partiti».

Il messagio per Walter è chiaro. Così come quello che D’Alema vuole mandargli sulla sua cosiddetta corrente: «Ma quale cavolo di corrente, non ne posso più di questa idiozie che si leggono sui giornali e che qualcuno evidentemente alimenta. Io sto facendo un’altra cosa, una cosa molto seria». Parla della Fondazione ItalianiEuropei e dell’associazione Red (un nome, un programma) che nascerà ufficialmente martedì e che raccoglie politici del Pd di ogni tendenza. «Noi organizziamo convegni - riprende l’ex ministro degli Esteri - ai quali partecipano personaggi che certo non verrebbero a discutere col Partito democratico. Filosofi come Todorov, e io mica lo pago Todorov... Viene perché gli interessa discutere di religione e democrazia. Oppure, come è successo giovedì a Milano, una lunga e approfondita discussione con Piero Bassetti sul “Glocal”: sono venuti personaggi di un certo livello, la Milano che conta insomma. E questo perché una cosa è venire a discutere se li chiama la Fondazione, un’altra se li chiama un partito». E ancora: «Sempre a Milano, ho incontrato il sindaco Letizia Moratti per parlare dell’Expò, per vedere se e come riusciamo a darle una mano. E me la chiamano una corrente? Ma per favore, semmai è una cosa che aiuta il Partito».

Scusi D’Alema, ma lei tutto questo a Veltroni l’ha detto? «Ma certo, mille volte. E lui ha capito benissimo, tanto che nella relazione ha apprezzato il pluralismo culturale che deve esserci nel nostro partito. Ma poi vedo che sui giornali esce e riesce questa maledetta storia della corrente dalemiana». E secondo lei perché scatta subito il sospetto che D’Alema vuole fare le scarpe a tizio o caio, come accadde anche ai tempi della Bicamerale con Prodi? «Questo bisognerebbe chiederlo a chi nutre questi sospetti. Io so solo che poi, magari a distanza di anni, gli stessi che sospettavano alla fine si pentono. Se ci avessero pensato prima, oggi forse avremmo un altro sistema istituzionale e un altro Paese. Adesso però chiedo scusa ma devo chiamare mia moglie...».

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