lunedì 6 agosto 2007

GRAZIE A PANNELLA DAI LIBERALI DEL PD

L'utilità del "disturbatore" è dimostrata dal fatto che si è dovuta riconoscere la nostra ispirazione come una delle basi del partito

Intervento del senatore
Valerio Zanone

EUROPA
4 agosto 2007

Un partito nuovo che non ponga barriere all'ingresso è destinato a reclutare qualche disturbatore imprevisto o troppo prevedibile. Entrambi i casi si possono applicare alla candidatura di Marco Pennella ma non bastano a giustificarne l'esclusione. Pannella non cerca di conquistare un posto di fatto già assegnato; cerca spazio nella costruzione di un partito che ancora non c'è.
L'esclusione di Pannella ha suscitato un vespaio che continuerà ad agitarsi sotto il sole di agosto. L'utilità dei disturbatori è dimostrata dal fatto che il comitato addetto alle primarie del 14 ottobre ha riconosciuto nel liberalismo. per rimuovere i dubbi di Ostellino al proposito, "una delle ispirazioni ideali e riformatrici alla base del nuovo partito".
In effetti, come si ammette da molte parti, una connotazione liberale è utile se il Partito democratico non vuole essere una riedizione fuori tempo del compromesso fra i discendenti del Pci e della sinistra Dc; e d'altra parte una connotazione liberale esplicita è non solo utile ma necessaria nelle scelte pubbliche quotidiane, se il Partito democratico vuole contenere le pressioni (e più spesso le remore) della sinistra antagonista, che rischiano di favorire per rimbalzo una nuova sterzata a destra del corpo elettorale. la sinistra antagonista non ha il consenso della maggioranza elettorale, e quindi se si cerca ad ogni costo il consenso della sinistra si perde quello della maggioranza.
E' perciò confortante che il nuovo partito si fondi, come ha dichiarato il comitato delle primarie, sulle ispirazioni liberali; purché quelle aspirazioni non si limitino ai manifesti sui principi, ma valgano a definire da oggi al 14 ottobre le azioni di governo, e con esse i connotati genetici del Partito democratico in formazione.
Il profilo liberale del futuro Partito democratico passa nei prossimi mesi attraverso una sequenza di scelte pubbliche che sono in agenda dall'inizio della legislatura: a) l'iniziativa italiana per arrivare entro l'anno al nuovo trattato europeo senza ulteriori cedimenti al ribasso, e ad un tempo il rilancio della collaborazione transatlantica sulla linea tedesca del mercato comune euroamericano; b) la riforma elettorale finalizzata a stabilire la funzione di governo e ridurre la frammentazione partitica; c) la riduzione della pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese; d) il recupero del gap accumulato nelle infrastrutture per l'energia, l'ambiente urbano, le grandi comunicazioni ferroviarie autostradali; f) le garanzie dello stato laico in materia di diritti civili, quali il testamento biologico e i diritti di convivenza; g) una etica pubblica che faccia valere la forza della legalità e la trasparenza della democrazia.
Si tratta di appuntamenti non eludibili. Dalle decisioni che il governo e il parlamento assumeranno nel merito deriverà il profilo liberale del Partito democratico. Nei preparativi in corso per ottobre si sta avviando una pluralità di iniziative: il manifesto di Rutelli, la koinè laico-riformista, il gruppo liberal dei Ds, il manifesto annunciato da Dini e D'Amico. Il mondo liberale è stato sempre (prima ancora dell'unità nazionale!) incline più al pluralismo che all'unione. Ma in un partito plurale come sarà il Partito democratico, ai liberali servirebbe una linea comune.

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