lunedì 9 luglio 2007

In risposta a intervento di Carlo Annoni del 28 giugno

Intervento di Mario Spezia


Le considerazioni sul voto a Piacenza di Carlo Annoni del 28 giugno mi spingono ad alcune riflessioni che ritengo importanti soprattutto in questa fase di costruzione del Partito Democratico anche nella nostra provincia.

Intanto dobbiamo sforzarci nel tenere diviso il significato da attribuire a questo voto fortemente amministrativo rispetto a considerazioni più politiche.

Il voto di Piacenza è stato, a mio avviso, di grande valenza amministrativa ma l’effetto politico più generale è ancora tutto da costruire e completare (vedasi all’opposto il ragionamento legato al voto di Parma) e sovrapporre considerazioni ambivalenti porterebbe inevitabilmente a commettere errori di superficialità.

Per ciò che concerne più propriamente il voto amministrativo valgono in gran parte le considerazioni di Annoni:”......Reggi ha vinto perchè ha convinto i piacentini di saper esercitare una leadership modernizzatrice attenta alle esigenze profonde di molti cittadini......” e anche perchè l’opinione pubblica, in effetti, ha anche colto la sua autonomia da schemi e compromessi e la sua capacità di andare fino in fondo sui programmi individuati.

Ma, dobbiamo riconoscerlo, queste indubbie qualità e prerogative del Sindaco Reggi sono state intelligentemente supportate dai partiti della coalizione che hanno creato tutte le condizioni più opportune perchè si arrivasse alla vittoria.

Prima fra tutte una veramente incredibile (visti i tempi) coesione ed unità di intenti tra tutti gli attori in campo.

Il candidato sindaco e la sua coalizione si sono mossi, durante la campagna elettorale, in modo compatto senza contrasti e sbavature; le liste a cominciare da quella dell’Ulivo, hanno messo in campo candidati significativi e rappresentativi del sistema sociale e tutti si sono battuti prima ancora che per il proprio personale successo per la vittoria del Sindaco Reggi.

E qui bisogna riconoscere e dare atto ai partiti più importanti ed ai loro segretari, a cominciare da Bisotti e Chiapponi (senza dimenticare Montanari), di avere creato in modo intelligente e sapiente queste condizioni e questo clima già nei mesi precedenti l’appuntamento elettorale.

Come la Margherita che ha posto le basi di questo risultato fin dal congresso provinciale dello scorso marzo che, tutti assieme, siamo riusciti a celebrare in forma unitaria.

Mi permetto, al proposito, di riproporre un passaggio del mio intervento congressuale:

“…..Un congresso unitario, il nostro, che non è figlio di compromessi o di estenuanti mediazioni ma che è frutto, permettetemi di dirlo, di una classe dirigente matura e consapevole che oggi la Margherita è in grado di esprimere a Piacenza.

Una classe dirigente che è in grado di capire quando occorre fare le battaglie, anche dure, ma che è altresì in grado di serrare le file , nell’interesse comune, quando è il momento.

E voglio qui ringraziare tutte le anime e le sensibilità del Partito che hanno saputo arrivare a questo risultato.

In particolar modo la componente che, per semplificare, si usa dire fa riferimento a Mario Angelillo e Giorgio Colombi, uscita sconfitta di misura nello scorso congresso ed ora parte attiva e significativa dell’unità oggi raggiunta.

A me pare di grande significato politico la loro disponibilità a sottoscrivere oggi la candidatura di Silvio Bisotti; penso che questa disponibilità dimostri nei fatti, più ancora che nelle parole, la vera unità raggiunta.

Unità nella condivisione degli obbiettivi che ci prefiggiamo a cominciare dal sostegno alla lista dell’Ulivo alle prossime amministrative a Piacenza ed al sostegno al Sindaco Roberto Reggi.

Ma anche unità nella gestione del partito; di un partito che si sta rinnovando, che sta consolidando la sua presenza sul territorio e che vuole proporsi sempre di più a rappresentare le istanze e le necessità del nostro sistema sociale…..”

Quindi: un candidato giusto (Reggi), capace di una vera leadership, che piace alla gente e che sa parlare con la gente; ma anche una coalizione unita e compatta che lo sorregge e lo aiuta.

Queste sono le caratteristiche della vittoria; due componenti essenziali che devono quindi essere entrambe ricordate.

E qui mi permetto di ribadire il ruolo indispensabile di un sistema in grado di tenere uniti in forma organizzata, con regole condivise le persone e gli interessi legittimi di cui sono portatrici.

E questo sistema non è altro che il partito, più o meno collegato con livelli extra territoriali, più o meno articolato ma comunque partito.

E più ci si allontana dal voto locale ed amministrativo, dove magari sono sufficienti condizioni organizzative più minimali, e si entra nel voto sovraterritoriale più politico ed ecco che il ruolo e la necessità dei partiti quali aggregatori di consensi diventa sempre più indispensabile.

E’ per questo che bisogna fare attenzione nel farsi prendere la mano da entusiasmi, peraltro legittimi per il buon lavoro svolto ed i risultati locali raggiunti, che non ci devono portare, soprattutto per chi ricopre livelli di responsabilità maggiori, a semplificatorie analisi.

Da qui l’indispensabile sfida, tutta politica, del PD.

Partito Democratico; che prende corpo dall’incontro iniziale di D.S. e D.L. e và nella direzione di creare un grande partito che prende forma partendo dalla storia e dalle comuni tradizioni popolari e democratiche e che si prefigge lo scopo di guidare il centro sinistra verso le grandi sfide del XXI secolo.

Sfide per affrontare le quali si renderà sempre più necessario il coraggio e la volontà di misurarsi con i profondi cambiamenti in atto nel sistema economico e sociale e che, se non guidati, rischiano di creare profonde lacerazioni e grandi ingiustizie già oggi in atto.

Un compito questo che abbisogna di uomini politici all’altezza e di leader in grado di trasmettere fiducia e sicurezza, doti indispensabili in una società sempre più condizionata dai media.

Ma anche un compito che abbisogna del ruolo indispensabile dei partiti quali luoghi della costruzione democratica dei processi politici e della indispensabile preparazione di una classe dirigente in grado di affrontare le battaglie che, inevitabilmente, si sviluppano all’interno delle Istituzioni.

Un partito vero e proprio quindi quello che deve nascere e prendere forma; un partito che dovrà però essere nuovo soprattutto nell’approccio e nel rapporto con una società completamente nuova.

Una società nella quale (a differenza di quanto avveniva fino agli anni ’80) a partecipare alla costruzione dei processi di crescita territoriali sono sempre più chiamati, anche direttamente, i corpi intermedi, il sistema associativo nel suo complesso, per le proprie singole specificità e conoscenze.

La fine del sistema elettorale proporzionale ha sancito la conclusione del rapporto “collaterale” che legava direttamente i partiti con le associazioni di riferimento, nei vari campi, e viceversa.

Ciò ha comportato e comporta sempre di più un approccio diverso ai problemi da parte dell’intero sistema con una maggiore responsabilità da parte di vari attori sociali.

Dentro questo scenario, profondamente diverso dal passato, si colloca la sfida del Partito Democratico.

Una sfida aperta a tutti coloro i quali si riconoscono nella necessità di portare avanti, in prima persona, la costruzione di una società più libera, più giusta e più solidale.

Questa è la sfida tutta politica del PD per affrontare la quale occorre mettere in campo tutta la nostra intelligenza e capacità politica e la nostra voglia di contribuire ad una fase storica per il nostro paese.




Piacenza, li 9 Luglio 2007


Mario Spezia

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