da La Repubblica del 12 aprile 2007, pag. 12
di Umberto Rosso
Una lettera a Rutelli e Soro, inviata qualche giorno fa. Per denunciare le «decine di ricorsi pendenti» sui congressi locali della Margherita, le «diverse e diffuse illegalità». Firmata dal presidente dell'assemblea federale del partito, Willer Bordon. Che adesso, mentre ieri si è riunita la commissione di garanzia che non ha sciolto il nodo del ricorso sulla convention romana, rilancia: «Il congresso cittadino di Roma è da considerarsi nullo. Con tutta evidenza, non si è raggiunta la soglia minima di votanti, i 15 mila iscritti su un totale di oltre cinquantamila tesserati dichiarati».
Da presidente federale del partito, adesso che farà?
«Io ho il dovere di far rispettare lo statuto e il regolamento che abbiamo approvato, tutti insieme. Dice che se non partecipa almeno il 30% degli iscritti, quel congresso è nullo. Farò valere la norma. A tutti i livelli. Sia interni che esterni».
Che vuol dire?
«Che se qualcuno dovesse rivolgersi anche alla magistratura, certamente non mi volterò dall'altra parte. Nessuno può chiedermi di far finta di niente in nome di presunti interessi più larghi. Queste sono logiche di altri tempi».
Ma si è già rischiato qualche intervento del magistrato?
«A Bari è stata preannunciata 1 ' intenzione di chiamare in causa il giudice. Purtroppo, l'intero percorso congressuale è infarcito di irregolarità. Lo abbiamo denunciato in mille modi, Arturo Parisi è stato molto duro. Rutelli e i popolari, nel partito che dovrebbe nascere, di nuovo rischiano dimettere sono la targhetta. Ma le conseguenze possono essere molto pesanti».
Per esempio?
«Temo un effetto a cascata. Se viene annullato il congresso di Roma, saltano quei delegati eletti alle assise nazionali. E quindi lo stesso appuntamento di Cinecittà rischia divedere invalidate le sue decisioni. Sono i frutti avvelenati di un tesseramento mostruoso».
Però, secondo il vertice della Margherita, alla fine degli accertamenti risulta solo lo 0,4 di tessere gonfiate.
«Ma se non hanno neanche accettato di effettuare delle verifiche a campione. La verità è un'altra. Per un partito il consenso vero si misura con il termometro dei risultati elettorali. La Margherita, scesa ormai all'8 per cento, ha dimezzato il suo peso rispetto al 2001. E il Pd, che i sondaggi danno al 23, è la metà dell'Ulivo del '96. Sarebbe un fallimento, una tragedia per molti, la fine di una speranza».
Il paragone però non torna: l'Ulivo, allora, era molto più largo del Pd di oggi.
«E perché mai qualcuno ha deciso di chiudere la porta alle altre forze, di espellerne delle parti, di ridurre la pluralità della Margherita ad una cosa tipo i "Popolari con Rutelli"? E' evidente, e avevamo messo in guardia, che in questo modo lasci scoperto un intero fronte, che si auto-orga-nizza sulla strada del Pd».
E' l'addio di Bordon alla Margherita?
«Non so se andrò al congresso. Di certo sarò il 18 aprile alla Costituente dei cittadini per il Pd, l'embrione di una terza area dell'Ulivo. La vedo aperta a Di Pietro, Boselli, Pannella, a Mussi, Salvi e Angius, ai verdi, a tutti gli ulivisti della Margherita tagliati fuori, e al popolo delle primarie. Spero ancora in uno scatto in extremis del congressi Dl e Ds, ma se così non fosse non ci ritireremo certo dalla scena, diventa inevitabile un'autonomia politica e anche parlamentare».
Avreste i numeri per un nuovo gruppo ulivista al Senato?
«Valuteremo, vedremo. Al momento siamo in sei-sette a Palazzo Madama su queste posizioni. E voglio solo ricordare che Mastella, che ne ha appena la metà, ogni giorno fa ballare il centrosinistra».
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