sabato 14 aprile 2007

"Margherita, troppe illegalità qui c'è materia per i giudici"

da La Repubblica del 12 aprile 2007, pag. 12

di Umberto Rosso


Una lettera a Rutelli e Soro, inviata qualche giorno fa. Per denunciare le «decine di ricorsi pendenti» sui congressi locali del­la Margherita, le «diverse e diffuse illegalità». Firmata dal presidente dell'assemblea federale del parti­to, Willer Bordon. Che adesso, mentre ieri si è riunita la commis­sione di garanzia che non ha sciolto il nodo del ricorso sulla convention romana, rilancia: «Il congresso cittadino di Roma è da considerarsi nullo. Con tutta eviden­za, non si è raggiunta la soglia minima di votan­ti, i 15 mila iscritti su un totale di oltre cinquan­tamila tesserati dichiarati».



Da presidente federale del par­tito, adesso che farà?

«Io ho il dovere di far rispettare lo statuto e il regolamento che ab­biamo approvato, tutti insieme. Dice che se non partecipa almeno il 30% degli iscritti, quel congresso è nullo. Farò valere la norma. A tut­ti i livelli. Sia interni che esterni».



Che vuol dire?

«Che se qualcuno dovesse rivol­gersi anche alla magistratura, cer­tamente non mi volterò dall'altra parte. Nessuno può chiedermi di far finta di niente in nome di pre­sunti interessi più larghi. Queste sono logiche di altri tempi».



Ma si è già rischiato qualche in­tervento del magistrato?

«A Bari è stata preannunciata 1 ' intenzione di chiamare in causa il giudice. Purtroppo, l'intero per­corso congressuale è infarcito di irregolarità. Lo abbiamo denun­ciato in mille modi, Arturo Parisi è stato molto duro. Rutelli e i popo­lari, nel partito che dovrebbe na­scere, di nuovo rischiano dimette­re sono la targhetta. Ma le conse­guenze possono essere molto pe­santi».



Per esempio?

«Temo un effetto a cascata. Se viene annullato il congresso di Roma, saltano quei delegati eletti alle assise nazionali. E quindi lo stesso appuntamento di Cinecittà rischia divedere invalidate le sue decisio­ni. Sono i frutti avvelenati di un tesseramento mostruoso».



Però, secondo il vertice della Margherita, alla fine degli accer­tamenti risulta solo lo 0,4 di tesse­re gonfiate.

«Ma se non hanno neanche ac­cettato di effettuare delle verifi­che a campione. La verità è un'al­tra. Per un partito il consenso ve­ro si misura con il termometro dei risultati elettorali. La Margherita, scesa ormai all'8 per cento, ha dimezzato il suo peso rispetto al 2001. E il Pd, che i sondaggi danno al 23, è la metà dell'Ulivo del '96. Sarebbe un fallimento, una tragedia per molti, la fine di una speranza».



Il paragone però non torna: l'Ulivo, allora, era molto più largo del Pd di oggi.

«E perché mai qual­cuno ha deciso di chiu­dere la porta alle altre forze, di espellerne delle parti, di ridurre la pluralità della Margherita ad una cosa tipo i "Popolari con Rutelli"? E' eviden­te, e avevamo messo in guardia, che in questo modo lasci scoperto un intero fronte, che si auto-orga-nizza sulla strada del Pd».



E' l'addio di Bordon alla Mar­gherita?

«Non so se andrò al congresso. Di certo sarò il 18 aprile alla Costi­tuente dei cittadini per il Pd, l'em­brione di una terza area dell'Uli­vo. La vedo aperta a Di Pietro, Boselli, Pannella, a Mussi, Salvi e Angius, ai verdi, a tutti gli ulivisti della Margherita tagliati fuori, e al popolo delle primarie. Spero ancora in uno scatto in extremis del con­gressi Dl e Ds, ma se così non fos­se non ci ritireremo certo dalla scena, diventa inevitabile un'au­tonomia politica e anche parla­mentare».



Avreste i numeri per un nuovo gruppo ulivista al Senato?

«Valuteremo, vedremo. Al mo­mento siamo in sei-sette a Palaz­zo Madama su queste posizioni. E voglio solo ricordare che Mastel­la, che ne ha appena la metà, ogni giorno fa ballare il centrosinistra».

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