martedì 17 aprile 2007

Linee liberali per il manifesto del partito democratico

GRUPPO ITALIANO DELL’INTERNAZIONALE LIBERALE

16/4/07

1. una democrazia che funzioni. 2. la dimensione europea. 3. liberalizzazioni e conti pubblici. 4. laicità dello Stato. 5. partito aperto e plurale.


1. Partito democratico, cosa significa? Norberto Bobbio ha insegnato che quando si parla della democrazia si finisce quasi sempre a parlare delle sue promesse non mantenute. Oggi in Italia si avvertono segni crescenti di sfiducia e distacco dalla politica: porvi riparo è il banco di prova del partito nuovo, già dalla sua fase costitutiva. Per il partito che si chiama democratico, una democrazia che funzioni è la prima promessa da mantenere. Una democrazia inclusiva, che faciliti l'esercizio dei diritti anche agli individui non avvantaggiati. Una democrazia radicata, che non si presti alle pressioni del potere finanziario e mediatico, non conceda privilegi a congreghe e corporazioni, non indulga alle pretese degli estremismi più rumorosi. Una democrazia efficiente, che utilizzi le risorse pubbliche per il servizio agli utenti e non per la dilatazione degli apparati. Una democrazia trasparente, che sottoponga le scelte pubbliche sul territorio a procedure preventive e pubbliche di partecipazione alle decisioni. Se a definire il partito democratico serve una insegna si può prenderla in prestito da Roosevelt: "la democrazia non può permettersi il lusso di non funzionare".

2. Nel manifesto del partito democratico merita il primo posto la dimensione europea, perché l'europeismo costituisce la tradizione più coesiva delle culture democratiche italiane.
Dimensione europea significa l'impegno per il riconoscimento costituzionale della cittadinanza comune da portare a ratifica prima delle elezioni europee del 2009; e se ciò non riuscisse, l'impegno ad affidare direttamente alla cittadinanza europea la decisione circa i propri diritti, con un referendum contestuale alle elezioni del 2009 che convalidi la Costituzione, se approvata dalla maggioranza, negli Stati che avranno accettato di indire il referendum.
Dimensione europea significa il partenariato con gli Stati Uniti nel concetto rinnovato dell'Alleanza Atlantica; dopo la fine della guerra fredda la sovrapposizione di interessi fra Europa ed America non è più un dato obbligato, ma la solidarietà transatlantica resta irrinunciabile sia per l'esercizio di un multilateralismo efficace, sia per la stessa coesione europea in materia di politica estera e di difesa.
Se l'europeismo è il punto di coesione fra le culture democratiche italiane, esso può essere anche il punto di convergenza nel parlamento europeo, dove i socialisti e i liberaldemocratici di più sicuro orientamento europeista possono formare insieme la posizione più avanzata verso il compimento dell'Unione politica, nella prospettiva federalista che appartiene alla tradizione democratica italiana. In Europa è necessario fare passi in avanti sulla via delle decisioni con la doppia maggioranza, del bilancio dell'Unione, del rafforzamento dell'Eurozona dando un interlucutore politico alla Banca centrale Europea, e rilanciando la politica di coesione.
3. La dimensione europea è anche il miglior referente per le scelte nazionali in campo economico e sociale: nella politica energetica, per la diversificazione delle fonti che deve ridurre la dipendenza dai gasdotti e ridurre il costo dell'energia industriale; nella politica degli investimenti per infrastrutture, che sollecita la decisione urgente e positiva sull'alta capacità ferroviaria del corridoio 5, essenziale per non emarginare l'Italia dalle arterie della comunicazione continentale; nella politica sociale, dove l'occupazione femminile e quella nella fascia dai 55 ai 65 anni vede l'Italia agli ultimi posti nei parametri dell'agenda di Lisbona.
Il raffronto fra la condizione italiana e le aree forti d'Europa è, per prossimità, evidente nelle regioni settentrionali. E'difficile governare l'Italia se il nord è all'opposizione: il recupero del consenso nelle regioni settentrionali e segnatamente nel Lombardo-Veneto costituisce la pietra di paragone per il governo dell'economia anche su scala nazionale. La linea economica del riformismo deve valorizzare le capacità di intraprendere, rischiare, competere: nella convinzione sperimentata che l'economia di mercato competitiva non soltanto è compatibile con l'equità sociale ma ne costituisce il presupposto. Ciò vale anche per il problema aperto del Mezzogiorno, e cioè quello della unificazione economica del paese rimasto irrisolto.
Non si tratta di riprendere le vecchie politiche di asssistenza e clientelari, ma di creare nel Sud vantaggi competitivi per attirare investimenti con una lotta decisa alla criminalità organizzata, con il rinnovamento delle pubbliche amministrazioni, con una politica per le infrastrutture e per la ricerca scientifica, le innovazioni tecnologiche, la formazione e la scuola.
La ripresa italiana richiede le politiche di riformismo neoliberale prevalenti in Europa: liberalizzazione dei mercati chiusi, apertura agli investimenti internazionali, correzione dei malfunzionamenti pubblici, risanamento dei conti pubblici, moderazione della pressione fiscale, e una riforma del welfare sostenibile nel nuovo quadro altamente competitivo.
I primi segni della ripresa che adesso si avvertono devono incoraggiare il risanamento dei conti pubblici e non indurre ad ulteriore incrementi di spesa. La pressione tributaria è eccessiva per le famiglie e le imprese leali verso il fisco ed il gettito della lotta contro l'evasione deve essere destinato a ridurla.
Per quanto concerne le riforme istituzionali è necessario predisporre una riforma elettorale e costituzionale che consolidi l'assetto bipolare e la forma di governo parlamentare, corregga il bicameralismo paritario con la riforma del Senato, organo rappresentativo al centro delle realtà regionali, corregga e attui la riforma del titolo V della Costituzione.
4. Il partito democratico può essere soltanto un partito laico. Non certo nel senso di svilire il valore religioso nella sfera privata né di sminuire la presenza religiosa nella sfera pubblica; ma nel senso autentico del laicismo inteso come libertà di coscienza individuale e convivenza pluralista nella società civile, e per conseguenza della laicità dello Stato intesa come neutralità nei confronti delle confessioni e delle fedi religiose. La sfera pubblica della religione è nel pluralismo della società e non nell'ordinamento normativo dello Stato; il Credo non si impone per legge.
Nella condizione storica italiana dei rapporti fra la Chiesa cattolica e lo Stato, il vincolo concordatario stretto nel 1929 e ribadito nella Costituzione può essere rimosso solo per mutuo accordo fra le parti; ma è un lascito del passato e non deve essere un'ipoteca sul futuro, che deve restare aperto alla prospettiva della libertà senza privilegi.

5. Democrazia inclusiva, radicata, efficiente, trasparente; cittadinanza europea, solidarietà transatlantica, compimento dell'Unione politica nella prospettiva federalista; coerenza europea nelle scelte economiche nazionali, liberalizzazione dei mercati, riduzione della pressione fiscale; laicità dello Stato a presidio della libertà di coscienza; sono le linee per il manifesto del partito democratico proposte dal gruppo italiano dell'Internazionale Liberale.
Il partito nuovo non può nascere dalla fusione a freddo fra gli apparati excomunisti ed exdemocristiani e tradursi in una parafrasi fuori tempo del compromesso storico. Lo dicono tutti e non vi è ragione di dubitarne, perché con la fusione degli apparati si potrebbe aggregare un nuovo partito ma non fondare un partito nuovo. Tutti dichiarano di voler costruire nel partito democratico il luogo di incontro delle culture storiche della democrazia, il socialismo riformista, il popolarismo cattolico, la democrazia liberale. La novità vera, quasi un inedito storico, è nell'idea che le diverse culture della democrazia migliorino ciascuna nel reciproco confronto la propria capacità riformista e, senza discendere da un pensiero unico, sappiano produrre un progetto comune.
Il gruppo italiano dell'Internazionale Liberale si riconosce nell'iniziativa del partito nuovo, plurale, aperto. Condizione necessaria per arrivarci è una assemblea costituente ad elezione diretta, su liste collegate a mozioni di indirizzo politico. Il gruppo italiano dell'Internazionale Liberale si rivolge a tutti i liberaldemocratici presenti nei partiti o esterni ai partiti per concorrere insieme ad una mozione aperta a tutti i cittadini che dichiarino di condividerla.


Roma, 16 aprile 2007

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