di Dario Sdraiati
(Lettera a Libertà)
Caro Direttore, non sono un frequentatore delle rubriche del suo giornale, il mio nome lo avrà visto raramente comparire; ciò non perché non sia un attento lettore del suo giornale che apprezzo molto, soprattutto per lo spazio che viene lasciato ai contributi e alle idee espresse direttamente dai lettori. Diciamo che non è mia abitudine apparire; ho le mie opinioni e, in genere, me le tengo. Però confesso che dopo aver letto l’opinione a firma del sig. Livio Quero di giovedì 12 aprile, con i relativi i riferimenti al ministro Bindi a proposito dei Dico, non ho potuto far a meno di inviarle questo mio modestissimo contributo sull’argomento.
Da cristiano credente e praticante devo ammettere di provare tanta tristezza, innanzitutto nel dover constatre come, in politica, ci si trovi ormai sistematicamente divisi su fronti opposti. All’inizio (probabilmente subito dopo che è venuto a mancare il partito che, in qualche modo ci accomunava) mi sono anche un po’ scandalizzato di fronte al fatto che gli appartenenti ad una stessa comunità di credenti che condividono lo stesso credo e gli stessi valori, possano poi tranquillamente optare, sulle scelte del vivere concreto, alcuni per Berlusconi e altri per Prodi. Per me resta molto triste constatarlo: parrebbe impossibile. Purtroppo è così; bisogna prenderne atto e cercare di dialogare, di capirsi; non serve scandalizzarsi.
Probabilmente anche le valutazioni su problematiche complesse come i cosiddetti Dico e anche su altre del resto, seguono, per i cattolici, le stesse dinamiche. Non so se sia inevitabile, ma questa è la realtà.
Ho avuto modo di conoscere personalmente la Dr.ssa Rosy Bindi nell’ambito dell’Associazionismo cattolico ed ho potuto apprezzarne le profonde doti di fede, lealtà , generosità e disponibilità umana. Ho conosciuto le sue esperienze di dedizione ai più bisognosi e la sua squisita sensibilità umana e cristiana.
Sono anche disposto a pensare che sulla questione dei Dico, la Bindi possa essersi sbagliata ( per dirla in breve), in quanto non perfettamente in linea con le indicazioni della CEI (quantunque, aggiungo, neanche poi così palesemente difforme); ma auspicare che la chiesa la condanni in quanto soggetto pericoloso, come fa il sig. Quero, non solo accentua la mia tristezza. Diciamo che mi fa proprio venire il voltastomaco.
Se il sig. Quero è così sicuro dell’errore della Bindi, perché non cerca di contattarla e magari di.. cristianamente correggerla. Perché non promuove in ambito dei movimenti cattolici, qualche convegno in cui ci si possa confrontare, ci si possa maggiormente capire e ritrovare un intendere comune e magari perché, anziché invocare una sanzione, non prova a …pregare un po’ di più per l’unità non solo dei cristiani ma anche dei cattolici, vista la necessità.
Io speravo che il tempo dei processi e delle punizioni, di sinistra memoria e magari delle scomuniche da parte della chiesa, appartenesse ad altre epoche storiche: mi dovrò ricredere? Ci sono nostalgie?
Da credenti dovremmo avere, insieme ad una maggiore attenzione alle indicazioni dei nostri pastori, anche molta più umiltà e rispetto per i nostri fratelli, anche per chi forse sta sbagliando in un contesto particolare per altro assai complesso quale quello di cui si parla. Siamo poi veramente certi che di errore secco si tratti?
Siamo davvero disposti a credere che una persona di provata affidabilità umana e cristiana come la Bindi, nel suo sforzo di discernimento finalizzato ad elaborare una proposta che risponda ai bisogni delle realtà umane sul problema- ormai indifferibile- di chi convive di fatto senza essersi sposato (con tutto il quadro di problemi connessi), abbia finito col consegnarci, anche tenuto conto delle necessarie mediazioni politiche, una proposta totalmente demoniaca ? Io non posso crederlo. In cuor mio, resto sicuro della buona fede della Bindi. Quanto al merito della questione, pur condividendo il parere della CEI, qualche dubbio mi rimane.
Se per il sig. Quero è peccato grave anche avere un dubbio su una questione così complessa, auspichi pure di veder condannato anche me.
Purtroppo non è con le condanne che si ritrova l’unità e l’unità è un valore troppo grande per chi ama e desidera, anche se indegno,di stare dentro a questa nostra Chiesa, per potersi permettere questi giudizi sbrigativi su fratelli di fede che probabilmente, in questo momento stanno soffrendo proprio per la difficoltà della scelta e la criticità del momento, della particolare situazione e responsabilità del ruolo.
Ma allora se a un politico cristiano, ogni volta che deve affrontare un problema, gli bastasse consultare la CEI per avere assolto completamente e correttamente il suo compito, allora sarei capace anche io di fare il politico cristiano! La faccenda mi sembra troppo semplice(o semplicistica) per essere vera. Ecco perché qualche dubbio, su soluzioni troppo scontate, mi rimane.
Per natura poi, tendo a diffidare di quelli che hanno molte certezze, soprattutto se ne hanno al punto di voler condannare chi la pensa diversamente.
Vorrei concludere manifestando poi, tutto il mio rammarico per le affermazioni dello stesso autore secondo cui il nostro Vescovo si sarebbe schierato- in un recente articolo su Libertà, replicato su il Nuovo Giornale- a favore di uno dei candidati a sindaco della città; affermazione questa davvero inventata e smentita semplicemente dal testo pubblicato, che ognuno può andare a rileggere. Mi sembra davvero ingeneroso e ingiusto verso il nostro amato vescovo, che su questi problemi ha sempre conservato un saggio, rigoroso equilibrio ed equidistanza dagli schieramenti. Persona che consideriamo veramente un dono di Dio che ci auguriamo di poter tenere il più a lungo possibile con noi.
Non ho consigli da dare al Sig.Quero: ci mancherebbe, con tutti i dubbi che ho! Ma un po’ preferisco tenermi i miei dubbi che navigare in troppe certezze.
Invece un auspicio: se provassimo tutti ad essere più prossimo per chi incontriamo e conosciamo, magari anche attraverso la stampa e pregassimo di più per il nostro prossimo, soprattutto se è nel bisogno, forse ci capiremmo di più, saremmo più uniti e il mondo sarebbe migliore, senza bisogno di condanne.
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