sabato 14 aprile 2007

Il vecchio che torna

da Corriere della Sera del 12 aprile 2007, pag. 1

di Francesco Giavazzi


Che differenza c’è fra la battaglia di Antonio Fazio in difesa dell’italianità di Antonveneta e le manovre in corso per impedire che il controllo di Telecom passi ad un soggetto estero? Forse di stile, perché l’ex-governatore preferiva le bonarie tavolate della Ciociaria ad alcuni ossequiosi salotti della buona borghesia del Nord. Ma le differenze finiscono qui. È facile infatti tracciare un parallelo tra quanti oggi sono impegnati a difendere l’italianità di Telecom e coloro che due anni fa difesero Fazio fino all’ultimo, usando tutta la loro influenza per impedire l’approvazione in Parlamento della legge sul risparmio proposta dall’ex-ministro Tremonti, le cui norme avrebbero limitato le possibilità del governatore di ostacolare l’Opa su Antonveneta. Allora Abn Amro offriva un forte premio sul valore in Borsa della banca patavina: evidentemente gli olandesi ritenevano che una migliore gestione avrebbe giustificato il prezzo che erano disposti a pagare.



Per ostacolarli Antonio Fazio favorì un soggetto debole, la Popolare di Lodi, che non aveva né le risorse finanziarie, né la capacità manageriale necessarie. Fu un tentativo disperato, e fortunatamente fallì. Oggi, come ha scritto domenica s u l S o - le-24Ore Guido Tabellini (un articolo che chiunque si occupi di economia e di politica in Italia dovrebbe imparare a memoria), l’azionista principale di Telecom, al termine di una gestione poco efficiente, è disposto a vendere il controllo al migliore offerente. Aziende straniere, esperte nel settore, hanno offerto un premio del 30% rispetto ai valori di Borsa. Per mantenere il controllo in mani italiane, il governo auspica che un gruppo di banche e fondazioni, senza alcuna esperienza nelle telecomunicazioni, facciano un’offerta analoga. L’assurdità, come ha osservato Alessandro Penati su la Repubblica del 5 aprile, è che queste stesse istituzioni sono corresponsabili degli errori della gestione attuale, perché fino a ieri erano soci di Pirelli in Olimpia o siedono ancora nel sindacato che controlla Pirelli. Se qualcuno è disposto a pagare il 30% in più per il controllo di un’azienda, può avere due ragioni per farlo: o crede di riuscire a migliorarne la gestione (come gli olandesi con Antonveneta), oppure vuole ricavarne dei benefici privati.

Quando il governo oggi auspica l’impegno di banche che hanno condiviso, seppur indirettamente, la gestione di Telecom è evidentemente pronto ad accordare loro questi benefici: ad esempio la garanzia che nessuno metterà in discussione la governance autoreferenziale delle fondazioni che controllano la maggior parte del sistema finanziario italiano e nominano gli amministratori delle banche. La soluzione sarà in realtà ancor più diabolica. Gli stranieri che hanno fatto un’offerta per Telecom (At&t e América Móvil) saranno obbligati a condividere il controllo (almeno per alcuni anni) con qualche banca italiana, così da poter dire che l’italianità è salva. Per convincerli si offrirà qualcosa anche a loro: un po’ di protezione dalla concorrenza, un buon prezzo per la rete che alcuni nel governo vorrebbero ri-nazionalizzare. E così a pagare sarà ancora una volta il contribuente-consumatore. Il presidente del Consiglio si lamenta che il mercato in Italia «fa ridere »: certo questo non è il modo per far crescere né il mercato né una nuova generazione di imprenditori.

Nessun commento:

Posta un commento