Intervento pronunciato da Mario Spezia il 10 marzo 2007 al Congresso Provinciale Margherita DL
Cari Amici,
si conclude oggi una fase tribolata, difficile e particolarmente dolorosa per il nostro partito e per tutti noi che era iniziata nel 2004 e ci ha visto soffrire e faticare a lungo per cercare di rimettere assieme e riannodare le fila del nostro partito.
Quelli che ci lasciamo alle spalle sono due anni di intenso lavoro; di quotidiana attenzione alle problematiche, di costante e paziente continua ricerca della migliore azione politica ed organizzativa all’interno del partito ed all’esterno.
Un’azione sempre rivolta alla crescita del partito e della coalizione.
Un’azione sempre tesa ad unire, a tenere insieme; ferma sui principi e sulle idee ma sempre aperta al dialogo ed al confronto; dentro al partito come all’esterno.
Di tutto questo dobbiamo ringraziare Silvio Bisotti e tutta la dirigenza che in questi due anni, ripeto di duro ed appassionato lavoro, sono riusciti a ridare a tutti noi iscritti di Piacenza e della provincia un partito vero.
Ma oggi cari amici, lo sappiamo bene, parte anche una nuova fase, si apre con la celebrazione di questo nostro terzo congresso provinciale una nuova sfida, per il nostro partito, per il nostro territorio per il nostro Paese.
Il congresso di Democrazia è Libertà – La Margherita, cita la frase iniziale della mozione politica nazionale nella quale tutti noi ci riconosciamo, è chiamato a proseguire nel cammino intrapreso dal partito, rafforzando le scelte che l’ hanno caratterizzato e sviluppando le intuizioni sulle quali è nato l’Ulivo.
E ancora: “ La strada percorsa in questi cinque anni di vita della Margherita ha prodotto molti significativi risultati……..che rendono ora possibile concretizzare, sotto il simbolo dell’Ulivo, la nascita del Partito Democratico”.
E’ questa la nuova sfida che anche per noi a Piacenza parte oggi, la sfida che ci vede impegnati nella costituzione, a breve termine, del P.D.
Un cammino che per partire con il piede giusto necessita, come richiamato dalla mozione congressuale nazionale, della partecipazione unitaria alla fase congressuale di tutte le aree e le sensibilità politiche che hanno fondato e si riconoscono nel nostro partito.
L’unità del partito è in questo momento il bene primario ed il viatico più sicuro verso la costruzione di un PD forte ed autorevole.
Il passaggio al PD non può avvenire, soprattutto per il nostro partito, in modo frammentato e diviso ma, per essere credibile, necessita della condivisione dell’obbiettivo, condivisione che non può non passare che attraverso la celebrazione di congressi unitari.
E questo oggi avviene anche a Piacenza.
Un congresso unitario, il nostro, che non è figlio di compromessi o di estenuanti mediazioni ma che è frutto, permettetemi di dirlo, di una classe dirigente matura e consapevole che oggi la Margherita è in grado di esprimere a Piacenza.
Una classe dirigente che è in grado di capire quando occorre fare le battaglie, anche dure, ma che è altresì in grado di serrare le file , nell’interesse comune, quando è il momento.
E voglio qui ringraziare tutte le anime e le sensibilità del Partito che hanno saputo arrivare a questo risultato.
In particolar modo la componente che, per semplificare, si usa dire fa riferimento a Mario Angelillo e Giorgio Colombi, uscita sconfitta di misura nello scorso congresso ed ora parte attiva e significativa dell’unità oggi raggiunta.
A me pare di grande significato politico la loro disponibilità a sottoscrivere oggi la candidatura di Silvio Bisotti; penso che questa disponibilità dimostri nei fatti, più ancora che nelle parole, la vera unità raggiunta.
Unità nella condivisione degli obbiettivi che ci prefiggiamo a cominciare dal sostegno alla lista dell’Ulivo alle prossime amministrative a Piacenza ed al sostegno al Sindaco Roberto Reggi.
Ma anche unità nella gestione del partito; di un partito che si sta rinnovando, che sta consolidando la sua presenza sul territorio e che vuole proporsi sempre di più a rappresentare le istanze e le necessità del nostro sistema sociale.
Un partito che dopo i giorni del collateralismo ormai finito deve saper dialogare al meglio con le forze sociali del territorio, raccogliere le sfide e trasferirle nelle sedi Istituzionali per renderle momento essenziale dei progetti di crescita e sviluppo.
Un partito, il nostro, che a Piacenza credo abbia saputo accettare queste sfide e sia in grado di dialogare oggi al meglio con tutte le rappresentanze del territorio e quindi possa, sempre di più, porsi quale punto di riferimento di tutti coloro riconoscono la necessità di un moderno approccio riformista.
Pur nelle difficoltà e nelle tante problematicità che oggi emergono sul territorio e nel paese e che sono frutto di tanti anni in cui sono mancate le scelte e le strategie- cioè è mancata la politica.
Perché è singolare il richiamo, che da più parti emerge- compresa Piacenza -, al ricordo nostalgico di tempi in cui una vera classe politica, si dice a differenza dell’attuale, sapeva veramente governare il Paese.
E’ tanto più singolare questo richiamo se associato al fatto che dieci anni di “ penta partito strategico “, così si chiamava l’alleanza politica di allora, hanno portato , agli inizi degli anni ’90, questo paese sull’orlo del baratro e che gli effetti di quegli anni disastrosi li stiamo, tutti insieme, a fatica pagando tutt’ora e per chissà quanti anni ancora.
Ed è proprio a quella parte di classe politica di oggi che con senso di responsabilità e visione lungimirante sta cercando di rimettere in linea il Paese, necessariamente anche attraverso importanti riforme che risultano ovviamente impopolari, vengono rivolte invece le critiche e le accuse maggiori.
E’ proprio vero il contrario.
Abbiamo visto in passato troppe stagioni in cui la politica era scambiata con la capacità di gestire i compromessi ed il potere, con la capacità di raccogliere consensi a tutti i costi rafforzando sempre di più le clientele e così ingessando il Paese.
Mentre la politica ha sempre lo sguardo avanti, è continua occasione di dialogo e confronto, è di fatto materia in continuo movimento.
Quindi non ci deve spaventare oggi questa nuova fase di cambiamento; e non deve spaventare soprattutto chi si ritiene portatore di valori, di principi e di idee perché è proprio dal confronto aperto e leale fra opinioni anche diverse che nasce il lievito vitale per la crescita anche personale.
E qui sta la vera differenza fra il centro sinistra ed il centro destra e sopratutto la sfida che attende il PD.
La forza da una parte che nasce dall’incontro delle grandi idee e dalle grandi tradizioni popolari e democratiche, riformiste per loro stessa natura, da cui ha preso forma e vita, fra l’altro, il dettato Costituzionale ed attorno le quali si è formato nel dopoguerra, attraverso la condivisione unanime, il nostro Stato.
E dall’altra parte una visione immobile e conservatrice del sistema sociale basato sulla difesa dell’interesse individuale e sui presupposti statici di un neo-liberismo che non a caso tende proprio a cambiare la Costituzione nei suoi punti fondamentali, non riconoscendone proprio i principi fondanti.
E’ lo scontro effettivo tra due modelli completamente diversi di società, di culture; sapientemente occultato, da parte della CdL, attraverso un sistema dominante dell’informazione che fa passare un messaggio fuorviante che premette sempre generici appelli a valori dichiarati, ma non praticati, piuttosto che alla reale proposizione di progetti atti a risolvere i grandi problemi oggi sul tappeto.
Insinuando, tra l’altro, continuamente nell’opinione pubblica il senso dell’inutilità e dell’inefficacia delle Istituzioni e della incapacità della politica e dei partiti di dare risposte efficaci ai bisogni e facendo credere che la soluzione ai problemi del Paese risiede nell’imprenditore di successo, nell’uomo forte e capace,non importa se figlio magari di tutte le stagioni e di tutti gli scenari.
Ma noi che crediamo invece nella politica, nella democrazia partecipativa, nella necessità del continuo lavoro di costruzione della società e che vogliamo difendere le Istituzioni così come i nostri padri ce le hanno tramandate per il loro indispensabile ed insostituibile ruolo, siamo ancora convinti che la soluzione ai problemi la si trovi giorno per giorno attraverso l’incontro ed il dialogo tra persone consapevoli e responsabili ed attraverso la condivisione di progetti seri e lungimiranti.
Come serio e lungimirante è il disegno del PD di cui oggi ci accingiamo ad inaugurare il percorso.
Un percorso che anche a Piacenza, attraverso l’attento, capace e veramente determinante apporto del nostro coordinatore Silvio Bisotti e di tutta la classe dirigente del partito che con oggi viene insediata, siamo sicuri saprà prendere al meglio il via.
Grazie
Mario Spezia
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