lunedì 12 marzo 2007

Speciale Congresso Provinciale: Intervento di Carlo Annoni

Intervento a firma di Carlo Annoni, Filippo Fornaroli e Giovanni Rossi, tenuto al Congresso provinciale il 11 marzo 2007

Iniziamo con il ringraziare il Coordinatore Silvio Bisotti per il duro lavoro portato avanti in questi anni nella costruzione del Partito della Margherita DL.
La strada intrapresa da questa segreteria è all'inizio e per questo abbiamo appoggiato la riconferma del Segretario.
Grazie per quanto fatto e auguri per quanto farai, Silvio!

Quello che oggi si svolge è un Congresso unitario, in cui una unica mozione è stata proposta per cementare assieme le varie componenti del Partito.
Anche noi confermiamo la nostra approvazione alla mozione unitaria con la decisione di avviare il processo di convergenza nel Partito Democratico (PD).
Avendo chiaro che il PD è ancora una scommessa e non un esito predeterminato.
Poichè, come dice Bisotti, nella prospettiva vi sono grandi opportunità ma anche rischi, solo evidenziando gli uni e gli altri il percorso potrà essere un successo e non determinare invece l'ennesima incompiuta del sistema politico italiano.
Un elemento il cui apprezzamento ci teniamo a sottolineare, è la chiusura della Mozione Congressuale, dove si chiede sia dato un ampio mandato alla nuova dirigenza per gestire la fase di convergenza nel futuro PD. A ben leggere, in questo modo si definiscono delle pietre miliari ma non degli automatismi. E questo in politica è qualcosa di saggio e intelligente perchè può consentire i necessari aggiustamenti di rotta in base alle future circostanze.
Le minacce sulla strada del PD
Quali sono le minacce che vediamo in questa navigazione?
Sostanzialmente tre: 1. l'ideologismo 2. le appartenenze 3. le regole del gioco (il sistema elettorale)
1. L'ideologismo
Riteniamo che un partito moderno non debba prevedere l'adesione degli iscritti a una circostanziata piattaforma ideologica, ma ad una piattaforma minima di principi condivisi.
Una piattaforma minima, possibilmente chiara, netta. [NDR ricordo che lo Statuto del PD USA ha un preambolo di indirizzo di poche righe che consiglio a tutti di leggere]
Anche noi "amiamo l'Italia", ma non amiamo certe tirate filo-PD che vanno tanto di moda di questo periodo, e non le amiamo perchè riteniamo che il piano ideologico, anche se all'acqua di rose e buonista, non porti bene al progetto del PD.
Documenti come il Manifesto per il PD non sono orripilanti, come dice il nostro Cacciari, ma sono inutili, peggio, controproducenti.
Non è con una piattaforma di buone intenzioni, buoni sentimenti e mediazioni che si aiuterà la nascita del PD. L'esito del manifesto è stato, per cominciare, una lettera di presa di distanza dei politici liberali del centro-sinistra. Ricordiamoci che se parliamo di PD questo è per la legge per l'elezione dei Sindaci e la prassi quotidiana sviluppata in conseguenza di questo (ad es. le primarie e liste unitarie), più che per tanti discorsi e manifesti politici. Non dimentichiamocelo e cerchiamo di essere concreti e realistici. Quando diciamo che l'elettorato vuole un partito forte ed unico del centro-sinistra riformista, non dobbiamo pensare che ai nostri elettori interessino i nostri contorcimenti ideologici. I nostri elettori si aspettano risposte concrete ai propri problemi. Non dimentichiamocelo e concentriamoci sulle risposte piuttosto che a crearci nuovi problemi.
Noi siamo una forza dalle molte radici e anime e faremmo bene a non dimenticarcelo prima di lanciarci in troppi voli pindarici nei cieli dell'ideologia. L'esito storicamente rintracciabile con maggior frequenza nella sinistra italiana a fronte di questa propensione è il frazionismo, lo scissionismo a oltranza.
Pochi e chiari principi. E gente seria e capace. Con questo si costruisce il Partito che serve all'Italia. Ricordiamolo.
2. le appartenenze (e gli interessi di riferimento)
Sempre nel merito del PD, abbiamo spesso ascoltato le meraviglie che porterà l'incontro tra tradizioni riformatrici liberali, cattoliche, e laiche, e tradizione riformista di sinistra. Indubbiamente questo incontro ha un potenziale enorme nel determinare le condizioni per una stagione di riforme, ma non dobbiamo dimenticarne il lato oscuro, le insidie e le difficoltà.
Di che difficoltà parlo? Per cominciare la Margherita non è un partito di sinistra, ma un punto di incontro delle culture che hanno radici nel liberalesimo europeo, nel cattolicesimo democratico, nel socialismo democratico e riformista, nell'ambientalismo pragmatico. In conseguenza di ciò ho forti dubbi a pensare di trovare un punto di incontro con i DS nel PSE. Leggevo con molta attenzione giorni addietro la dichiarazione di Prodi che, richiesto se veda bene Segolene Royal come Presidente della Francia, rispondeva di preferire il candidato del centro Francois Bayrou. Questa presa di posizione dovrebbe porre bene in evidenza come eccessi di ottimismo potrebbero danneggiare un processo unitario ancora lungi dall'essere completato. Questi non sono dettagli.. i programmi della Royal e quelli di Bayrou non sono sovrapponibili,.. anzi. E le visioni di un Bayrou e di una Royal sono ben distanti e distinte.
E il problema è che queste differenze non sono casuali, ma discendono spesso dai differenti interessi sociali rappresentati o dal diverso modo di rappresentarli.
Nulla di scandaloso che si rappresentino interessi diversi o diverse interpretazioni degli stessi interessi, ma teniamone conto nel processo di costituzione per evitare di ritrovarci alla fine con qualcuno che non si senta rappresentato e che decida di starne fuori. Speriamo che il messaggio di Nicola Rossi sia stato recepito.
3. Le regole del gioco
Sappiamo che il sistema elettorale ha un effetto sulla strutturazione del sistema della politica.
Ora c'è una incertezza sulle regole elettorali che struttureranno il sistema della politica nel prossimo futuro.
A suo tempo è stato il mattarellum a dare una spinta formidabile al bipolarismo e alla fine, all'incontro tra DS e DL, perchè nulla come un sistema elettorale che obbliga a mettere in comune uomini e politiche può creare le condizioni per una Unione. Tuttavia oggi l'attuale sistema elettorale questa spinta ha cessato di darla... , non crea certo le condizioni di necessità per un matrimonio, e, nonostante la mancanza di poesia, nulla come la necessità rende solido un legame.
L'attuale sistema elettorale toglie chiarezza ai vantaggi dell'unione, e di questo faremmo bene a non dimenticarci. Attualmente il PD non è così necessario come lo ero solo 2 anni fa, e di questo cambiamento di situazione faremo bene a tenerne conto se vogliamo l'operazione abbia successo.
E magari intanto lavorare a ricreare le condizioni per un sistema che di nuovo spinga ad unirsi.
Cosa che temiamo significhi rischiare di ragionare di maggioranze diverse dalla attuale. Fatto non scandaloso ma al momento non all'ordine del giorno. A meno di scaricare su un referendum il lavoro sporco di cambiare le regole, contro alcuni dei nostri attuali alleati.

Le opportunità del PD e le questioni di linea politica
Mancando la necessità, dobbiamo allora identificare quali siano le ragioni e la convenienza di questo incontro, stante l'attuale sistema elettorale e istituzionale.
La ragione prima di questo incontro la vediamo nella costituzione di una massa critica capace di costituire un baricentro riformatore e pragmatico in grado di emarginare le derive massimaliste di una parte dell'Unione.
Come abbiamo avuto più volte modo di esprimere con interventi e articoli, come liberali e riformisti, viviamo con un certo disagio lo sbilanciamento a sinistra della coalizione.
Sulla politica economica la linea del Partito è sembrata ad alcuni gruppi di nostri potenziali elettori, troppo spostata a sinistra, troppo conservatrice e appiattita su chi, a sinistra, vuole conservare uno status-quo con evidenza insostenibile. Anche ieri Pininfarina evidenziava questo disagio, ed il disagio di Pininfarina è quello di uno che vorremmo avere tra i nostri elettori.
Inutile aprire i barbieri di lunedì se poi facciamo una finanziaria che aumenta ulteriormente i carichi burocratici alle imprese. Lo dice Bassanini questo, non Berlusconi, e faremmo bene a riflettere.
In politica estera abbiamo poi vissuto con un enorme disagio il voto del Senato, con cui il nostro Parisi, un bravo e serio ministro, è stato approvato dalla opposizione e non dalla maggioranza. Come abbiamo trovato inguardabili le manifestazioni in piazza di pezzi della maggioranza contro il governo.
La recentissima rottura della corda con conseguente semi-crisi di governo, speriamo abbia insegnato a qualcuno che mediare ad ogni costo non porta a niente. Per evitare rotture con la sinistra massimalista ci siamo trovati imbrigliati in mozioni penose che non sono riuscite a confermare la magggioranza senza per altro attrarre pezzi di opposizione.
Insomma quasi un disastro, per il quale dovremmo iniziare a chiederci se l'approccio con l'ala massimalista, fatto di comprensione e ricerca di compromessi ad ogni costo, sia la strada vincente.
Non dovremmo infatti dimenticarci che questo continuo appeasement è in primo luogo devastante rispetto il riscontro con il nostro target elettorale.
Alcune parole d'ordine, ma anche provvedimenti, che abbiamo adottato nel governo allo scopo di arrivare ad un compromesso con la sinistra massimalista ci sembrano poco comprensibili ed accettabili a quello che riteniamo parte integrante del nostro target. Nostro della Margherita e specialmente per noi liberali riformisti della Margherita. Questo target, mi correggano i dirigenti se sbaglio, ci sembra includa pesantemente l'Italia del rischio fatta di imprenditori e auto-imprenditori, partite iva, artigiani, agricoltori. Persone concrete, mosse da interessi concreti che faremmo bene a considerare prioritari se vogliamo che l'Italia imbocchi con decisione la via dello Sviluppo.
Non siamo così convinto che questi nostri potenziali elettori capiscano sempre e approvino i nostri sacrifici per tenere insieme la maggioranza. Temiamo invece interpretino questo come attaccamento al cadreghino. Fatto non vero, ma che questo nostro elettorato potrebbe ritenere plausibile.
Ci sembra così che questa pur necessaria mediazione ci allontani dal nostro elettorato e questo rendere marginale le componenti nel nostro effettivo elettorato rischia di condannarci alla inutilità della nostra esistenza politica. Di questo dovremmo riflettere. Se smettiamo di portare questi voti al PD qualcuno potrebbe anche chiederci cosa ci stiamo a fare.
Ci auguriamo che gli amici DS, ma anche i nostri dirigenti, si rendano conto di questa quotidiana trasfusione di sangue che la Margherita compie per tenere in piedi una coalizione tanto eterogenea.
Questo, del peso da dare ai consensi di DS e DL anche alla luce di questa continua trasfusione, dovrà essere un tema di profonda attenzione nel processo di costituzione del PD.
Un tema forse antipatico da ricordare, ma ineludibile.
E comunque non potremo andare avanti ancora a lungo in questo dissanguamento.
Dovremo perciò iniziare sul serio e anche localmente, ad opporre una battaglia culturale alle parole d'ordine demagogiche della sinistra massimalista. Perchè, tornando al tema delle ragioni del PD, non è una unione tra apparati inerti a spostare il baricentro del centro-sinistra, ma la volontà e capacità di militanti e dirigenti nel condurre una battaglia egemonica nella coalizione e nel Paese. Questo non è un auspicio, ma una richiesta che facciamo ai nostri dirigenti.
Troppe volte si percepisce una nostra subalternità culturale alla sinistra, senza la capacità e la forza di spiegare che il pacifismo sarà anche nobile, ma la pace è più spesso salvaguardata da Stati forti, determinati e ben armati che dalle buone intenzioni dei pacifisti. Dobbiamo spiegare alla sinistra del "posto fisso e garantito a vita" che questo se va bene è un ricordo di un'epoca di dazi e economie chiuse, ma che oggi se vogliamo sviluppo dobbiamo invece liberalizzare radicalmente il mondo del lavoro e delle professioni. Perchè la difesa del lavoro sarà possibile solo con un welfare to work, con una formazione valida e continua, e non certo scaricando sulle imprese, e alla fine sui cittadini-consumatori, l'onere del posto garantito. Dovremo ricordare alla sinistra conservatrice e massimalista come uno Stato ipertrofico, costoso e inefficiente non risponda agli interessi dei deboli ma solo a quelli di gruppi parassitari. Come dice il documento costitutivo neo-DEM, cui ci richiamiamo, "Meno Stato. Migliore Stato".
Se il PD servirà a dare forza a questa spinta di segno liberale, allora il PD avrà un senso chiaro e forte, e sarà il senso della MODERNIZZAZIONE DELL'ITALIA.
Se il PD fosse solo un incontro tra apparati tale da rieccheggiare un compromesso storico ma di dimensione bonsai, e se perdessimo il senso della nostra missione e il senso di legame con l'Italia del rischio, allora avremmo perso la scommessa sulla modernizzazione del Paese, o per lo meno la scommessa per una modernizzazione radicale ma dal volto umano.
Vincere questa scommessa non sarà facile. L'impegno richiesto a iscritti, quadri ed eletti sarà enorme. E servirà studio, analisi, dibattito che dovremo saper portare anche a livello locale.
Quindi cerchiamo di interpretare bene il senso dello scioglimento del Partito previsto nel documento congressuale,.. qui si tratta di aumentare e non di diminuire la nostra presenza organizzata.
Questo è il progetto di PD che ci interessa, questo è il PD che serve al Paese.
Attenzione quindi! Non sbagliamoci nell'interpretare la mozione congressuale. Lo scioglimento previsto del Partito non è un "tutti a casa", ma un salto di qualità organizzativo ulteriore.
E questo non riguarda solo Roma, ma riguarda anche Piacenza.
Dobbiamo anche qui renderci conto che l'intensità della sfida in corso richiede una ancora maggiore e diffusa attività del Partito.

Siamo per altro sicuri che l'attuale direzione locale abbia la capacità e la forza per fare questo e per questo abbiamo appoggiato la candidatura di Bisotti.

Conclusioni
Abbiamo tanto da fare se vogliamo rendere l'Italia una Nazione vincente, con un futuro di ricche opportunità per i nostri figli e di reali sicurezze per i suoi cittadini. Abbiamo tanto da fare perchè vi sia una reale uguaglianza di opportunità e di diritti.
Per avere la forza necessaria a realizzare questa visione dovremo radicarci nella società, scegliendo i nostri interlocutori per evitare di essere, magari strumentalmente, scelti.
Siamo, di tutto il centro-sinistra, il Partito che, per provenienza culturale dei propri uomini, meglio può parlare con l'Italia degli imprenditori e delle imprese, degli artigiani, dei professional, dei lavoratori autonomi o delle piccole imprese.
Dobbiamo essere in grado di rappresentare gli interessi di questa Italia con credibilità e serietà, all'interno di un progetto di modernizzazione dell'Italia intera. Per fare questo dobbiamo ascoltare, capire, riflettere, proporre e questo richiede un ulteriore salto di qualità nel lavoro politico del Partito.
E' su questo terreno, concreto e misurabile, della rappresentanza di interessi e della progettualità riformatrice, che misureremo la nostra effettiva utilità nel progetto del PD.
Non bastano le potenzialità delle culture che rappresentiamo a fare vincente il progetto PD.
Le culture politiche sono importanti, perchè possono aiutarci a trovare risposte adeguate alle sfide attuali, ma solo se sapremo tradurre questo patrimonio in rappresentanza politica degli interessi della parte più dinamica della società, allora queste culture saranno vivificate e, soprattutto, saranno VINCENTI.


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Allegato - Preambolo dello statuto del PD USA
We, the Democrats of the United States of America, united in common purpose, hereby rededicate ourselves to the principles which have historically sustained our Party.
Recognizing that the vitality of the Nation's political institutions has been the foundation of its enduring strength, we acknowledge that a political party which wishes to lead must listen to those it would lead, a party which asks for the people's trust must prove that it trusts the people and a party which hopes to call forth the best the Nation can achieve must embody the best of the Nation's heritage and traditions.
What we seek for our Nation, we hope for all people: individual freedom in the framework of a just society, political freedom in the framework of meaningful participation by all citizens. Bound by the United States Constitution, aware that a party must be responsive to be worthy of responsibility, we pledge ourselves to open, honest endeavor and to the conduct of public affairs in a manner worthy of a society of free people.
Under God, and for these ends and upon these principles, we do establish and adopt this Charter of the Democratic Party of the United States of America.

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