Congresso Provinciale Margherita Piacenza 10 marzo 2007 – intervento del Coordinatore Provinciale Silvio Bisotti
Grazie per aver voluto e potuto essere presenti oggi.
L’appuntamento congressuale che si apre, per noi della Margherita piacentina, va sicuramente oltre il significato, pur importante, legato alla naturale scadenza del mandato avuto due anni fa.
Infatti quello che ci aspetta mi auguro sia un confronto vero, schietto rispetto al nostro futuro come partito ma più complessivamente al futuro della democrazia politica per il nostro territorio.
Un momento “straordinario” dunque che sono convinto possa essere vissuto, anche al nostro livello, da protagonisti, evitando la tentazione di considerare il dibattito e le scelte in atto come decisioni ormai non condizionabili (i vertici e gli apparati tanto hanno già deciso) rendendo marginale la valutazione ma soprattutto la volontà della nostra dimensione provinciale.
Sono convinto invece che al successo vero del percorso avviato da tempo (l’Ulivo è cresciuto in questi anni ed è sempre stato premiato dall’elettorato), al superamento del “guado” in cui troviamo, possiamo e dobbiamo efficacemente contribuire perché il cantiere per la costruzione del partito nuovo, il Partito Democratico anche a Piacenza veda noi protagonisti e non altri.
Ho pensato a lungo a cosa dirvi oggi.
Avendo di fronte il dovere di fare un bilancio di questi anni, l’urgenza di presentare le ragioni fondamentali di un “si” convinto alla scelta di approdare al Partito Democratico, la necessità di presentare il nostro approccio ad una scadenza elettorale di enorme importanza per il futuro della nostra Città, correvo il rischio di andare oltre i limiti di tempo e di pazienza vostra e dei nostri ospiti.
Ho pertanto deciso di evitare ogni eccesso e di centrare il mio intervento sull’unica vera questione sul tappeto che in misura differente include però anche le altre.
Infatti è su questo ambizioso progetto che, gradualmente, in questi anni abbiamo iniziato a misurarci, abbiamo chiesto il consenso elettorale, abbiamo amministrato i nostri territori.
E’ con questo progetto che vorremmo dare un contributo determinante al successo del centro-sinistra nella prossima campagna elettorale riproponendo quale candidato sindaco Roberto Reggi.
E’ per questo progetto che con coraggio e determinazione metteremo insieme, senza rinunciarvi, le nostre storie politiche con quelle dei nostri compagni di viaggio per dare vita ad un partito nuovo vero, popolare, autenticamente riformista.
Sul Partito Democratico negli ultimi mesi sono stati ormai stesi fiumi di inchiostro, in particolare però oggi vorrei ricordare il percorso congressuale ed il relativo importante dibattito in corso tra i Democratici di Sinistra ai quali invio a nome di tutta l’assemblea un augurio sincero di buon lavoro.
Ritengo utile quindi, per chiarezza, puntare oggi alla sostanza ed ai documenti che veramente “contano” perchè condivisi e frutto di un percorso all’interno della Margherita e degli altri protagonisti di questo cammino.
Mi riferisco alla mozione nazionale unitaria, riferimento stringente per il nostro Congresso, con primo firmatario Francesco Rutelli sulla quale, come noto, vi è stata la convergenza anche della componente rappresentata da Arturo Parisi, ma anche al Manifesto del Partito Democratico redatto dai 15 saggi che illustra i principi, i valori e le regole del partito nuovo.
Con queste premesso vorrei allora, senza retorica, riaffermare le ragioni di una scelta e le volontà di concretizzarla in tempi certi.
LE RAGIONI DI UN SI
I tempi nuovi richiedono risposte nuove, il Partito Democratico deve essere la risposta concreta e praticabile ad una domanda che sale dalla società e che esprime il bisogno di uno strumento, di una forma partito nuova per costruire il proprio futuro ed uscire dall’incertezza.
Ma soprattutto, e per me questa è la ragione vera, deve riempire il vuoto di politica (quelle alta) la cui assenza in questi anni ha impoverito il paese facendo crescere il potere decisionale delle lobby economiche ( e dei corporativismi sociali e territoriali) secondo le logiche di un liberismo senza regole e corrodendo le basi sane di libertà e giustizia sociale.
Dopo ormai 10 anni di esperienza dell’Ulivo è maturo il tempo di porre mano alla costruzione di una vera nuova casa dei riformisti in cui potranno convergere le migliori tradizioni del cattolicesimo democratico e popolare, della liberaldemocrazia, delle ispirazioni socialista, laico-riformista ed ambientalista.
Il significato profondo ma soprattutto la sfida del riformismo che l’Ulivo oggi ed il Partito democratico domani dovranno interpretare è la capacità di gestire il cambiamento costruendolo insieme, nella persuasione e nella corresponsabilità, lasciando alle spalle le vecchie categorie del ‘900, elaborando nuove analisi, rispondendo a nuovi disagi.
Il riformismo atteso sta dentro l’idea che non esista una meta finale nella politica di un paese ma esista piuttosto un viaggio a tappe che, ad ogni tappa, si propone di migliorare le condizioni di vita di tutti i cittadini.
La tensione da sviluppare sarà quella di un costante rapporto tra libertà ed uguaglianza, ridefinendo una relazione autenticamente partecipativa dei cittadini con il potere e le istituzioni.
Il Partito Democratico potrà dare compimento ad una transizione di sistema ancora lontana dall’approdo rafforzando la competizione bipolare e garantendo l’alternanza democratica.
E’ irrinunciabile l’obiettivo di un partito nuovo, popolare, partecipato e trasparente il cui profilo programmatico si caratterizzi per alcuni principi quali l’innovazione, la solidarietà, la sussidiarietà, ma anche per alcune parole chiave quali merito, responsabilità, persona, comunità.
Un partito che contribuisca alla costruzione di una democrazia governante in cui non si tratterà solamente di stabilire quote per i generi, ma di creare le condizioni di accesso reale e non formale delle donne e dei giovani ai centri decisionali ma soprattutto alla piena realizzazione di se.
Non è più procrastinabile un sistema che premi le persone in base alle loro capacità, che valorizzi ingegno, operosità, fatica e talento e che preveda la possibilità vera di mobilità sociale.
Il Partito Democratico è necessario per garantire una vera riforma morale ed intellettuale del paese ancora troppo chiuso nei sui egoismi corporativi. Su questo terreno di apertura alla modernità la definizione dei nuovi bisogni ma anche dei nuovi diritti e dei nuovi doveri vanno acquisendo una rilevanza centrale nel dibattito politico, il dialogo tra le diverse posizioni etiche e culturali potrà portare a soluzioni ragionevoli e condivise, capaci di far incontrare il valore della libertà con il tecnicamente possibile ed il moralmente lecito.
Per fare tutto questo non basta un accordo di vertice tra segretari di partito occorre davvero un partito che rinnovi la politica, il suo costume, i suoi comportamenti.
Il paese attende una forte iniziativa riformista che trasmetta valori, valori civili e non solo religiosi;
che metta l’interesse generale al primo posto secondo i principi di una buona politica impegnata in questa logica a garantire in primo luogo la governabilità, abbandonando la perenne instabilità e le sue ripercussioni negative sull’economia e sullo sviluppo in un quadro di interdipendenza globale.
I RISCHI
Dopo le ragioni, fondamentali, di un “si”, amici, non possiamo nasconderci le insidie ed i rischi di questo cammino che però, nella loro indubbia portata, non devono modificare la strategia e soprattutto l’obiettivo finale ma semmai richiederà a tutti un supplemento di impegno, di responsabilità e, consentitemelo (anche se non è una categoria della politica) di generosità.
Esaminiamoli allora questi nodi che nel dibattito precongressuale sia nazionale che locale tutti abbiamo colto e sui quali è giusto uno schietto confronto.
Anzitutto il rischio di una “fusione fredda” che per me significa semplice e pragmatico accordo di potere tra apparati che si traduce in un’accanita stima dei pesi di forze politiche che un po’ forzatamente condividono lo stesso tetto. Sarebbe un’operazione ribassista, assolutamente non attrattiva e destinata ad una fine ingloriosa. Tale rischio è contrastabile proprio dalla concreta scelta di dare vita ad un percorso fortemente inclusivo non solo delle due forze storiche dell’Ulivo ma anche a cittadini (quelli delle primarie), associazioni, movimenti ed altri soggetti politici che ne volessero far parte garantendo a tutti pari dignità ma chiedendo anche la condivisione del manifesto fondativo del partito nuovo.
L’altra leva di contrasto è sicuramente la decisività di regole certe che garantiscano una vera democrazia interna e la partecipazione di tutti alle scelte importanti attraverso l’uso delle elezioni primarie ed una rappresentanza personale diretta (una testa un voto).
Il rischio di un confronto “sostenibile” sui temi eticamente sensibili che attengono all’inizio e alla fine della vita, alla libertà della persona, ai limiti della ricerca.
Anche su questo snodo sicuramente delicato e, proprio di questi tempi oggetto di polemiche, occorre con lucidità creare le condizioni di un approfondimento rispettoso dei valori di riferimento di tutti i compagni di viaggio coinvolti per ricercare soluzioni condivise evitando da una parte l’arroccamento preventivo sul criterio della non negoziabilità di alcuni principi e dall’altra lo scivolamento in un relativismo assoluto (confuso per modernità). L’esperienza recente del DDL sui DICO attesta come, sul piano del metodo, ciò sia stato in parte attuato. (colgo l’occasione per esprimere solidarietà al nostro Ministro Rosy Bindi per gli attacchi ingenerosi e sproporzionati di cui in questi tempi è stata oggetto).
Naturalmente sarà inevitabile che su questioni ancor più complesse e delicate che potrebbero essere in futuro sull’agenda del legislatore non sarà mai rinunciabile il rinvio alla libertà di coscienza.
E’ però giusto richiamarci tutti, su questo terreno, alla chiara natura laica del futuro partito che non significa indifferenza ai valori religiosi ma piuttosto distinzione dei livelli di responsabilità tra convinzioni religiose e ruoli pubblici politico-istituzionali.
Il rischio di uno stretto condizionamento tra la tenuta del governo Prodi e la costruzione del Partito Democratico.
L’azione del governo di centro-sinistra, al cui successo elettorale ha contribuito anche l’Ulivo ed il nostro Partito, non ci può che vedere partecipi e solidali, il sistema Italia si sta rimettendo in moto sul piano economico ma anche con proposte di riforma fondamentali per la modernizzazione del paese con la centro l’ormai acclarata emergenza ambientale.
Ma proprio per la condizione numericamente non tranquillizzante dell’attuale maggioranza occorre convincerci che la necessità di dare attuazione al Partito Democratico risulta ancora più urgente.
Ma è altrettanto vero che il progetto, partito da lontano, dovrà comunque vivere e crescere anche oltre l’esito di un governo.
Come efficacemente qualcuno ha affermato, il Partito Democratico non è un semplice “rimedio” ha piuttosto l’ambizione di essere una “nuova storia”.
Resta innegabile che una forte nuova formazione politica, intermini di consensi, di rappresentanza e di capacità aggregativa porterebbe alla semplificazione del quadro politico rafforzando una dinamica bipolare garantendo maggioranze più stabili e meno condizionate da posizioni (come l’attualità ci propone) addirittura di singoli parlamentari.
Il rischio di un approdo esclusivo, anche se non voluto, ad un’unica famiglia europea, il PSE, che non ci può rappresentare completamente.
Ritengo che il confronto avvenuto, gli impegni presi e scritti, ma soprattutto le relazioni internazionali avviate attraverso un’ampia rete dei “riformisti” degli altri paesi europei porterà, certo con gradualità, il Partito Democratico Italiano a dare vita insieme al PSE ad una nuova casa comune da tutti condivisa.
IL CANTIERE PIACENZA.
Mi pare appropriato usare il termine cantiere sia in senso politico riferito a quanto si sta facendo a Piacenza per il Partito Democratico, sia in senso pratico per richiamare quanto in città sta avvenendo in termini di trasformazioni urbanistiche e infrastrutturali garantendo un miglioramento della qualità della vita dei cittadini.
Oltre che nel Comune capoluogo, nell’intera provincia abbiamo responsabilità di governo del territorio in maggioranze di centro-sinistra, abbiamo dei bravi sindaci e un ancor più ampio numero di amministratori che rispondono ai loro cittadini con responsabilità e competenza, è questo un patrimonio fondamentale che insieme agli iscritti, ai militanti, ai giovani e alle donne di Margherita DS e delle altre realtà, a cui si dovrà rimanere aperti, daranno vita al Partito Democratico in casa nostra.
Le condizioni ci sono e sono l’esatta proiezione dell’analisi generale fatta prima.
In particolare oltre al lavoro sempre più “di squadra” che in questi mesi abbiamo avviato con la segreteria provinciale dei Democratici di Sinistra (che oggi ringrazio per lo stile e la qualità di questo percorso anche al di la del significato politico) voglio citare l’attività spontanea, libera e stimolante degli amici del gruppo “Incontriamoci per l’Ulivo” che da mesi lavorano sul piano anche culturale per supportare il cammino.
A Piacenza insomma, nonostante la naturale e comprensibile preoccupazione di alcuni amici in parte di ordine quasi psicologico legato alle legittime e rispettabili storie personali ma soprattutto legate alla paura di dover sacrificare valori è identità sull’altare di una “contaminazione” pericolosa con la sinistra, siamo pronti.
E per rimanere nell’attualità diciamo che l’ormai imminente campagna elettorale per il Comune di Piacenza ci offrirà la possibilità di concretizzare ulteriormente un percorso unitario sotto il simbolo dell’Ulivo (sempre più PD) con la presentazione della lista unitaria nella coalizione di centro-sinistra a sostegno della ricandidatura di Roberto Reggi.
Ma al di la di questo fondamentale elemento di novità penso sia importante richiamare, in coerenza con i tratti e le caratteristiche del futuro Partito, come Roberto Reggi e la sua maggioranza siano riusciti in questi anni siano riusciti a far crescere un clima aperto al cambiamento, alla modernizzazione, all’innovazione, un clima davvero “riformista”.
La premessa dell’operato del nostro attuale Sindaco è stata una chiara visione di sviluppo della Città condivisa con le forze politiche che realmente rappresentano la maggioranza dei cittadini elettori e la conseguente coraggiosa e dinamica azione amministrativa a messo le mani dove era più difficile metterle. I risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti e stamattina ne abbiamo avuto riscontro concreto, di ciò dobbiamo andare orgogliosi e ringraziare il Sindaco, la sua Giunta e tutti gli Amministratori che hanno contribuito in questi cinque anni a cambiare il volto di Piacenza.
Ora però occorre serrare le fila affinché questa stagione straordinaria raggiunga il suo compimento con un secondo mandato a Roberto Reggi con il centro-sinistra piacentino.
Stiamo già lavorando intensamente al programma. Ma ci sono due questioni che devono essere chiare a tutti noi in vista dell’imminente campagna elettorale.
La grande sfida delle amministrative a Piacenza rappresenta molto di più di quello che appare, sarà nei fatti per i piacentini la scelta tra un ritorno al passato opporre una definitiva apertura verso il futuro. La discriminante tra i candidati e le coalizioni che li sostengono è esattamente questa.
Il dinamismo, il rigore morale, le relazioni ampie (i cui esiti dovranno ulteriormente migliorare e mi riferisco ai livelli regionale, centrale ed europeo) coltivati dal nostro Sindaco sono espressione tangibile di una scelta di modernità, di sviluppo di innovazione.
Aiutare i piacentini a riflettere su questa discriminante sarà la chiave per la vittoria, accanto ad un programma elettorale ambizioso e stimolante.
Collegata a questa questione vi è la seconda che ne è in parte diretta conseguenza ed è valida anche per il Partito Democratico ed è l’adeguatezza della classe dirigente (la parola ricambio ha assunto un significato spesso equivoco).
L’esperienza amministrativa forma e tempra. Nella lista unitaria dell’Ulivo dovremo far convergere le nostre migliori risorse personali al femminile ed al maschile in grado di chiedere un consenso ai cittadini per la loro competenza, autorevolezza e credibilità ma soprattutto per l’impegno a lavorare in squadra in modo leale una volta condiviso il comune grande progetto per la Città.
IL PARTITO CHE VI CONSEGNIAMO
Amici, dopo due anni vi consegniamo un partito che c’è. E’ organizzato. Ha sostenuto campagne elettorali con esiti importanti (voglio solo citare Flavio Antelmi primo dei non eletti alla Camera dei Deputati). Sta condividendo lealmente responsabilità di governo dei territori. Sostiene e condivide le fatiche del Sindaco di Piacenza (nostro iscritto).
E’ pienamente attivo nel processo ambizioso ed ormai irrinunciabile per il Partito Democratico ma, e soprattutto, fa politica.
Lo dico per richiamare la vera sfida sottostante anche a tutti gli sforzi posti in atto in questi anni e di cui si sente la mancanza, il motivo per cui non si è attraenti per le giovani generazioni.
La competizione politica è si necessariamente anche gestione del potere, ma se questo è l’obiettivo esso deve essere accompagnato da un progettualità di ampio respiro, da una visione di futuro, da una capacità di risposta alle attese della gente ed ai problemi nuovi del nostro tempo.
In questa fase di trapasso che si apre davanti a noi dobbiamo rispondere a due sfide per contribuire davvero al cambiamento, la sfida dell’unità e la sfida del rinnovamento.
L’unità interna, grazie alla volontà di tanti amici, è stata gradualmente ricostruita ma essa dovrà tenere nel tempo e non essere una semplice operazione temporanea o di facciata e soprattutto non far comunque venir meno una giusta sana e leale dialettica interna sui problemi e sull’attualità politica.
Amici l’unità non deve essere però solo interna, deve essere fatta percepire, questo ci chiedono i cittadini delle primarie.
Il rinnovamento, forse più che parlarne sarebbe giusto dare segnali concreti, sto parlando del rendere praticabile la politica come straordinaria forma di servizio ai giovani, alle donne ma anche a tutti coloro che volessero in logico sicuramente nuova offrire qualche anno della loro vita a questo impegno senza trasformarlo in una professione.
Per rendere però possibili e facilitati questi nuovi ingressi è fondamentale recuperare una dimensione formativa alla politica e all’attività amministrativa con un metodo e delle iniziative adeguate, è un’idea che lancio ai nostri compagni di viaggio dell’Ulivo e del Partito Democratico.
Al termine del mio mandato dico grazie a tutti e lo faccio con le parole di Aldo Moro che faccio indegnamente mie semplicemente perché sono la ragione per cui faccio queste cose.
“Senza politica, senza sana e libera politica, manca all’uomo l’ambiente nel quale costruire il suo mondo, manca la libertà necessaria per essere libero”.
Buon lavoro.
Silvio Bisotti.
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