da Il Sole 24 Ore del 28 febbraio 2007, pag. 4
di Roberto D'Alimonte
Con la crisi di governo è tornato in ballo il sistema elettorale tedesco. Un sistema molto citato e poco conosciuto. Le sue caratteristiche principali sono due. La prima è che metà dei seggi vengono assegnati in circoscrizioni elettorali mediamente ampie con formula proporzionale e voto di lista senza preferenze, e l'altra metà in collegi uninominali con formula maggioritaria ad un turno. Detto così sembra quasi la vecchia legge Mattarella. Ma non lo è perché nella distribuzione complessiva dei seggi contano soprattutto i voti che cia-scun partito ottiene nella parte proporzionale. Infatti se un partito ha il 20% dei voti proporzionali ha diritto più o meno al 20% dei seggi totali. Supponiamo che questa percentuale equivalga a 100 seggi. Se vince 10 seggi uninominali succede che dei 100 seggi totali che gli spettano 90 saranno proporzionali e 10 uninominali. In breve i 10 seggi uninominali vengono scorporati dal totale cui ha diritto. Questo fa dire a molti che il sistema tedesco è in fondo un sistema proporzionale. Ma questa affermazione è solo parzialmente vera. La seconda — cruciale — caratteristica di questo sistema è la soglia di sbarramento. Per accedere in Parlamento occorre avere almeno il 5% dei voti a livello nazionale oppure vincere tre seggi uninominali.
Ma come funzionerebbe questo modello nel contesto italiano? Se fosse mantenuta la soglia del 5% solo Forza Italia, Ds, An, Margherita, Rifondazione e Udc sarebbero in grado di superarla. Se si potesse vietare gli ac-corpamenti tra partiti (cosa assai dubbia) passeremmo di colpo da un sistema di pluralismo estremo a un sistema di pluralismo moderato di stampo europeo. Più probabile che con eventuali accorpamenti tra partiti affini ed altri accorgimenti — per esempio per accontentare la Lega — alla fine in Parlamento i partiti rappresentati sarebbero più dei 6 indicati sopra. Ma anche così sarebbe un passo avanti notevole sulla strada della riduzione della frammentazione.
Resta da vedere però come funzionerebbe da noi l'altra caratteristica del sistema tedesco. In condizioni normali, i collegi uninominali tedeschi sono praticamente ininfluenti sul risultato finale. Questo perché in Germania esistono due grandi partiti che si dividono le vittorie nei collegi. In questo modo i loro seggi uninominali sono quasi sempre meno dei seggi totali cui hanno diritto. In questo caso la funzione — importante — dei collegi resta quella di selezionare la metà dei candidati che invece di essere inseriti in liste bloccate sono soggetti al vaglio degli elettori. Ma non è affatto detto che le cose vadano sempre così.
Nella tabella in pagina facciamo un esempio con un Parlamento di 200 seggi, 100 proporzionali e 100 uninominali. I partiti sono sei. I loro voti proporzionali sono quelli della seconda colonna. Il partito C con il 30% dei voti vince tutti e 100 i seggi uninominali. Questi seggi se li tiene tutti. Visto che con la sua percentuale di voti proporzionali (30%) avrebbe diritto a 60 deputati su 200, ma in realtà ne ha vinti 100 nei collegi, si tiene i 40 deputati in più. Questi seggi vengono aggiunti e così il Parlamento passa da 200 a 240 membri (in Germania la composizione del Bundestag non è fissata nella Costituzione come da noi). Agli altri partiti verranno assegnati tanti seggi quanti sono i loro voti proporzionali, come si vede nella tabella, ma a causa dell'allargamento della Camera il loro peso percentuale sarà inferiore mentre il peso del partito C sarà superiore (il 41,7% invece del 30%).
Il nostro esempio rappresenta un caso limite ma serve a cogliere un punto rilevante: non è vero che i collegi uninominali in Germania non contano per l'assegnazione dei seggi. Dipende dalla struttura del sistema partitico, dalla distribuzione relativa dei voti e dal formato della competizione nei collegi. In fondo si tratta sempre di collegi uninominali in cui chi vince si prende il seggio e chi perde non prende niente. E allora cosa farebbero in questa arena i nostri numerosi e insicuri partiti? Presenterebbero ognuno i propri candidati oppure cercherebbero di fare accordi di desistenza o marchingegni simili per ottenere un vantaggio competitivo nei confronti dei rivali?
Come si vede nell'esempio, se un partito risulta nettamente avvantaggiato rispetto agli altri nella competizione nei collegi, ciò gli consente di ottenere un surplus significativo di seggi. Questo può produrre due esiti di segno diverso. L'esito positivo è che nello schieramento opposto si metta in moto un processo di aggregazione teso a creare un soggetto politico più competitivo. Questo riequilibrerebbe la situazione annullando il vantaggio e azzerando o riducendo fortemente il numero dei seggi aggiuntivi. In questo caso ci avvicineremmo alla Germania. L'esito negativo invece è che si metta in piedi un sistema di desistenze incrociate che a sua volta spingerebbe tutti a fare la stessa cosa. E in questo caso siamo punto e a capo. Torniamo a quei meccanismi che abbiamo visto all'opera ai tempi della Mattarella, cioè coalizioni "acchiappatutto" e spartizione preventiva dei collegi. Ma anche ammesso che questi rischi possano essere scongiurati attraverso specifiche norme, resta in piedi una domanda. Come si fa ad approvare un sistema del genere nella sua versione integrale (soglia del 5% e cambiamento della Costituzione) tenendo in piedi il Governo Prodi?
Il sistema elettorale tedesco
Un esempio con una camera di 200 seggi
Partiti % voti proporzionali Nr. seggi vinti nei collegi uninominali Nr. seggi corrispondenti a % voti proporzionali su 200 seggi Nr. seggi totale % Seggi sul totale di 240 seggi
A 15 0 30 30 12,5
B 10 0 20 20 8,3
C 30 100 60 100 41,7
(+40)
D 15 0 30 30 12,5
E 15 0 30 30 12,5
F 15 0 30 30 12,5
Totale 100 100 200 240 100
Nessun commento:
Posta un commento