sabato 3 marzo 2007

Il sistema tedesco e le sue trappole

da Il Sole 24 Ore del 28 febbraio 2007, pag. 4

di Roberto D'Alimonte


Con la crisi di governo è tornato in ballo il sistema elettorale tedesco. Un si­stema molto citato e poco cono­sciuto. Le sue caratteristiche principali sono due. La prima è che metà dei seggi vengono as­segnati in circoscrizioni eletto­rali mediamente ampie con for­mula proporzionale e voto di li­sta senza preferenze, e l'altra metà in collegi uninominali con formula maggioritaria ad un tur­no. Detto così sembra quasi la vecchia legge Mattarella. Ma non lo è perché nella distribu­zione complessiva dei seggi con­tano soprattutto i voti che cia-scun partito ottiene nella parte proporzionale. Infatti se un par­tito ha il 20% dei voti proporzio­nali ha diritto più o meno al 20% dei seggi totali. Supponiamo che questa percentuale equival­ga a 100 seggi. Se vince 10 seggi uninominali succede che dei 100 seggi totali che gli spettano 90 saranno proporzionali e 10 uninominali. In breve i 10 seggi uninominali vengono scorpora­ti dal totale cui ha diritto. Que­sto fa dire a molti che il sistema tedesco è in fondo un sistema proporzionale. Ma questa affer­mazione è solo parzialmente ve­ra. La seconda — cruciale — ca­ratteristica di questo sistema è la soglia di sbarramento. Per ac­cedere in Parlamento occorre avere almeno il 5% dei voti a li­vello nazionale oppure vincere tre seggi uninominali.

Ma come funzionerebbe que­sto modello nel contesto italia­no? Se fosse mantenuta la soglia del 5% solo Forza Italia, Ds, An, Margherita, Rifondazione e Udc sarebbero in grado di supe­rarla. Se si potesse vietare gli ac-corpamenti tra partiti (cosa as­sai dubbia) passeremmo di col­po da un sistema di pluralismo estremo a un sistema di plurali­smo moderato di stampo euro­peo. Più probabile che con even­tuali accorpamenti tra partiti af­fini ed altri accorgimenti — per esempio per accontentare la Le­ga — alla fine in Parlamento i partiti rappresentati sarebbero più dei 6 indicati sopra. Ma an­che così sarebbe un passo avan­ti notevole sulla strada della ri­duzione della frammentazione.

Resta da vedere però come funzionerebbe da noi l'altra ca­ratteristica del sistema tedesco. In condizioni normali, i collegi uninominali tedeschi sono pra­ticamente ininfluenti sul risulta­to finale. Questo perché in Ger­mania esistono due grandi parti­ti che si dividono le vittorie nei collegi. In questo modo i loro seggi uninominali sono quasi sempre meno dei seggi totali cui hanno diritto. In questo ca­so la funzione — importante — dei collegi resta quella di sele­zionare la metà dei candidati che invece di essere inseriti in liste bloccate sono soggetti al vaglio degli elettori. Ma non è af­fatto detto che le cose vadano sempre così.

Nella tabella in pagina faccia­mo un esempio con un Parla­mento di 200 seggi, 100 propor­zionali e 100 uninominali. I parti­ti sono sei. I loro voti proporzio­nali sono quelli della seconda colonna. Il partito C con il 30% dei voti vince tutti e 100 i seggi uninominali. Questi seggi se li tiene tutti. Visto che con la sua percentuale di voti proporzio­nali (30%) avrebbe diritto a 60 deputati su 200, ma in realtà ne ha vinti 100 nei collegi, si tiene i 40 deputati in più. Questi seggi vengono aggiunti e così il Parla­mento passa da 200 a 240 mem­bri (in Germania la composizio­ne del Bundestag non è fissata nella Costituzione come da noi). Agli altri partiti verranno assegnati tanti seggi quanti so­no i loro voti proporzionali, co­me si vede nella tabella, ma a causa dell'allargamento della Camera il loro peso percentua­le sarà inferiore mentre il peso del partito C sarà superiore (il 41,7% invece del 30%).

Il nostro esempio rappresen­ta un caso limite ma serve a co­gliere un punto rilevante: non è vero che i collegi uninominali in Germania non contano per l'assegnazione dei seggi. Dipen­de dalla struttura del sistema partitico, dalla distribuzione re­lativa dei voti e dal formato del­la competizione nei collegi. In fondo si tratta sempre di collegi uninominali in cui chi vince si prende il seggio e chi perde non prende niente. E allora cosa farebbero in questa arena i nostri numerosi e insicuri partiti? Pre­senterebbero ognuno i propri candidati oppure cercherebbe­ro di fare accordi di desistenza o marchingegni simili per ottene­re un vantaggio competitivo nei confronti dei rivali?

Come si vede nell'esempio, se un partito risulta nettamente avvantaggiato rispetto agli altri nella competizione nei collegi, ciò gli consente di ottenere un surplus significativo di seggi. Questo può produrre due esiti di segno diverso. L'esito positi­vo è che nello schieramento op­posto si metta in moto un pro­cesso di aggregazione teso a creare un soggetto politico più competitivo. Questo riequili­brerebbe la situazione annul­lando il vantaggio e azzerando o riducendo fortemente il nu­mero dei seggi aggiuntivi. In questo caso ci avvicineremmo alla Germania. L'esito negativo invece è che si metta in piedi un sistema di desistenze incrocia­te che a sua volta spingerebbe tutti a fare la stessa cosa. E in questo caso siamo punto e a ca­po. Torniamo a quei meccani­smi che abbiamo visto all'opera ai tempi della Mattarella, cioè coalizioni "acchiappatutto" e spartizione preventiva dei col­legi. Ma anche ammesso che questi rischi possano essere scongiurati attraverso specifi­che norme, resta in piedi una domanda. Come si fa ad appro­vare un sistema del genere nella sua versione integrale (soglia del 5% e cambiamento della Co­stituzione) tenendo in piedi il Governo Prodi?



Il sistema elettorale tedesco
Un esempio con una camera di 200 seggi
Partiti % voti proporzio­nali Nr. seggi vinti nei collegi uninomi­nali Nr. seggi corrispon­denti a % voti proporzio­nali su 200 seggi Nr. seggi totale % Seggi sul totale di 240 seggi

A 15 0 30 30 12,5
B 10 0 20 20 8,3
C 30 100 60 100 41,7
(+40)
D 15 0 30 30 12,5
E 15 0 30 30 12,5
F 15 0 30 30 12,5
Totale 100 100 200 240 100

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