giovedì 1 febbraio 2007

Roma-Piacenza e la "casa dei cittadini"

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Il caso

di Giacomo Vaciago

Come si fa il nuovo Palazzo degli uffici del Comune? Consiglio a tutti gli interessati di leggersi la pagina del Messaggero del 30 gennaio dove si spiega come si fa a Roma. Perché a Roma ci riescono, e a Piacenza no? Ci sono due spiegazioni:
1) Veltroni è più bravo di Reggi.
2) Roma è una città che ancora cresce, è piena di giovani e ha un futuro davanti a sé; mentre a Piacenza ci sono troppi vecchi brontoloni che dei problemi della città amano parlarne il più a lungo possibile!
Quale delle due sia la spiegazione giusta, lascio giudicare al lettore e mi limito a riassumere i dati principali. La notizia del 30 gennaio era l'avvio del "concorso internazionale di progettazione" che servirà a far partire il nuovo grande edificio, in cui saranno riuniti 4500 dipendenti del Comune di Roma oggi suddivisi in 33 uffici sparsi per la città.
L'ambizione è grande. Secondo il Sindaco Veltroni: "Il concorso si iscriverà nella storia dell'architettura"! E lo si capisce anche dal nome scelto: a Roma tutti lo chiamano "Campidoglio 2", ma il nome ufficiale è: "Casa dei cittadini". Le indicazioni per il progetto sono anch'esse illuminanti: non solo uffici, ma anche un albergo, bar, parcheggi, mense, e asili nido (a Roma anche i dipendenti comunali fanno bambini)! Infine, le ragioni del "Campidoglio 2": risparmiare soldi dei cittadini, migliorare l'efficienza dell'amministrazione, servire meglio i cittadini. Ancora una annotazione generale: il progetto e le sue caratteristiche sono state approvate dal Consiglio Comunale con 46 voti favorevoli e nessuno contrario. Diciamo che essendo nell'interesse dei cittadini, tutti nessuno escluso, è stato l'intero Consiglio Comunale a condividerlo, certo non una maggioranza risicata. Solo un'ultima riflessione. Non è vero che a Piacenza siano sempre stati così inconcludenti come oggi. Basta girare per la città e vedere le tante belle cose che i nostri antenati sono riusciti a fare, non solo quelle private ma anche - e spesso di più - quelle pubbliche, che essendo di tutti erano anche le più curate.

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