Corriere della Sera
di SERGIO ROMANO
01-02-2007
Anche se la signora Berlusconi ha deciso di parlarne pubblicamente su un giornale e Silvio Berlusconi ha recitato in pubblico il suo atto di contrizione, le lagnanze di Veronica dovrebbero restare una faccenda privata, un bisticcio in famiglia tra moglie e marito. Ma la protesta della moglie offesa è in realtà quella che molti italiani potrebbero indirizzare, sia pure in altri termini e per altre ragioni, al leader di Forza Italia. Conosciamo ormai Silvio Berlusconi. Sappiamo che le barzellette, le battute, gli scherzi goliardici, i corteggiamenti galanti e le gaffe più o meno intenzionali fanno parte del suo repertorio. Non cambierà mai questo stile «giocoso e irriverente» (come lo ha definito, con un certo compiacimento, nella sua risposta alla moglie) perché è su questo stile che ha costruito il suo successo come imprenditore, venditore di sogni televisivi, uomo politico. Quando scese in campo, qualcuno a sinistra pensò che questo fosse il suo tallone d'Achille e gli montò contro una campagna che mancò il bersaglio e si ritorse contro i suoi promotori. Non c'è nulla da fare. Anche se questo spiace ai calvinisti della politica, Berlusconi resterà sempre un «seduttore», anzi, come avrebbe detto quando cantava in francese per i turisti in crociera, uno «charmeur». Ma in questi ultimi mesi, dopo le elezioni della scorsa primavera, lo stile ha preso il sopravvento e ha occupato interamente lo spazio della sua personalità. Che cosa vuole Berlusconi? Quali sono le grandi linee della sua strategia politica? Come desidera cambiare la legge elettorale? Come intende realizzare il partito unico del centrodestra? Posso comprendere la rabbia per la vittoria mancata. Posso immaginare che abbia riposto tutte le sue speranze per qualche mese nelle contraddizioni della maggioranza e nel collasso del governo. Ma ho l'impressione che gli italiani abbiano perso il filo del discorso e non riescano più a decifrare le intenzioni del leader del maggiore partito nazionale. Vi è stato un grande comizio a piazza San Giovanni, durante il quale Berlusconi ha cercato di creare il partito dei malcontenti e degli smemorati: un'operazione pericolosa per un uomo che aveva appena finito di governare. Vi sono state interviste battagliere, ma elusive, annunci interessanti, ma generici. Vi è stata un'occasione familiare (il compleanno della madre) trasformata in festa nazionale. Vi sono state pubbliche apparizioni, cerimonie più o meno mondane, bagni di folla. Vi sono state dichiarazioni estemporanee, slegate l'una dall'altra, spesso addirittura contraddittorie. Vi sono giornate in cui Berlusconi dà la sensazione di considerarsi leader a vita, altre in cui ritiene Fini poco adatto alla successione, altre ancora in cui lo incorona delfino. Spiace dirlo, ma Berlusconi si è comportato, soprattutto in queste ultime settimane, come un attore che ha avuto un infortunio. Non ha più il teatro in cui recitava, sta perdendo alcuni dei suoi principali caratteristi, è alla ricerca di un nuovo copione. E nel frattempo, per non farsi dimenticare, mette in scena se stesso passando da un riflettore all'altro, da un monologo all'altro. Si direbbe che la sua unica strategia, per il momento, sia quella dell'apparizione. Può darsi che questo governo abbia i mesi contati. Ma questo non esime Berlusconi dall'obbligo di trattare la politica italiana come una cosa seria e di spiegare al Paese come intende collaborare alla soluzione dei suoi problemi.
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