giovedì 1 febbraio 2007

Elezioni Comunali: un contributo al dibattito

Luigi Gazzola, della Margherita DL di Piacenza, interviene nella discussione sulle prossime elezioni comunali a Piacenza

1) La discussione che ha accompagnato la realizzazione del nuovo Palauffici aveva assunto toni davvero eccessivi e caricato una semplice decisione amministrativa di significati politici che il centrodestra, al solito a corto di argomenti, aveva tempestivamente saputo cogliere per arrivare addirittura a chiedere le dimissioni di sindaco e giunta. Occorre però riconoscere che nella vicenda il tasso di autolesionismo del centrosinistra ha raggiunto percentuali altissime. La decisione del sindaco di ritirare la delibera in questione ha messo fine a tutto o quasi. Restano le accuse di fallimento da parte del cd e qualche conto in sospeso nel cs. Comunque sia, come suggerivano un tempo le vecchie nonne, chi ha avuto più buon senso e senso di responsabilità li ha impiegati. In questo il sindaco ha saputo dimostrare doti politiche non comuni. In pochi giorni, in silenzio, con l’umiltà che appartiene ai forti, dopo aver affrontato e avviato a soluzione l’ipotizzata chiusura della scuola di Polizia, ha deciso di chiudere una querelle sulla quale non solo la politica ma la città si stava dividendo.
A bocce ferme una riflessione su quanto accaduto non è tuttavia superflua.
2) A mio parere è legittimo che uno o più consiglieri di maggioranza possano non condividere una proposta. Diverso sarebbe se fosse un intero gruppo a dissentire. In attesa di comprendere appieno se le perplessità attenessero al merito amministrativo più che a ragioni di mero personalismo, occorre valutare con più serenità il comportamento dei consiglieri che non si sono presentati in aula contribuendo a far mancare il numero legale per i lavori del Consiglio. Se i tre si fossero presentati e avessero unito il loro voto contrario a quello della minoranza il risultato di parità della votazione avrebbe definitivamente sepolto l’idea del nuovo Palazzo. Non avendo varcato la soglia dell’aula hanno invece lasciata aperta la strada sia alla possibilità di ricomporre numericamente la maggioranza (in difficoltà per le condizioni di salute di un suo esponente) e quindi approvare la delibera in un momento successivo, sia soprattutto ad un necessario chiarimento politico. Un atteggiamento dunque apprezzabile e responsabile nella misura in cui dimostrava di salvaguardare il valore politico della coalizione che non veniva messo in discussione da una differenza di opinione su una pratica amministrativa, per quanto di rilievo. Nella sostanza insomma, si può anche essere contrari sul merito ma non al punto di assumersi la responsabilità di far cadere il governo della città.
Da qui ora occorre ripartire, possibilmente non dimenticando che fra qualche mese si vota.
3) In realtà non è da escludere, anzi, è assai probabile, approssimandosi la verifica elettorale, che il bisogno di sottolineare in modo marcato il proprio punto di vista accentuando i toni e le distinzioni prefiguri un autonomo percorso elettorale. Benché – è doveroso immaginare – all’interno dell’Unione. Unione che tuttavia per la scelta di nuovi candidati sindaci (non però per quelli con un solo mandato alle spalle) ha individuato il metodo delle primarie. Atteso anche che il popolo di centrosinistra ha mostrato in passato di apprezzare oltre ogni più rosea aspettativa la possibilità di decidere senza intermediazioni eccessive che tale tipo di consultazione porta con sé.
Orbene, perché dunque i cd. dissidenti e i loro affini non hanno invocato il metodo delle primarie? E’ lecito pensare a causa della paura di uscire politicamente ridimensionati oltremisura da un confronto che, al contrario, avrebbe potuto e dovuto essere vissuto con serenità, confidando sul fatto che ogni momento di partecipazione allargata (più spesso invocata a parole che praticata in concreto) è una vittoria per tutti, sia che si vinca sia che si perda.
Trovano così fondamento le preoccupazioni di chi ipotizza che il reale obiettivo della manovra sia solo quello di raccogliere su un proprio candidato un bottino elettorale sufficiente per contrattare al secondo turno qualche strapuntino e costituire una piccola pattuglia di consiglieri in grado di condizionare l’amministrazione dei prossimi cinque anni. Una operazione alla Tansini per intenderci. Ma se queste sono le reali intenzioni perché mai Reggi e, prima di lui, gli altri partiti della coalizione dopo il prevedibile scontro in campagna elettorale dovrebbero accettare di apparentarsi al secondo turno? Porgere l’altra guancia per tribolare altri cinque anni?
A tutti dovrebbe essere chiaro, senza uno sforzo eccessivo, che la vera competizione sarà contro lo schieramento avversario. L’Unione si troverà di fronte un cd forte sulla carta. Non tanto per il nome del candidato a sindaco, acquistato sul mercato dell’usato e che alla fine potrebbe rivelarsi proprio l’elemento di debolezza, ma in ragione di un grande numero di partiti, sigle e liste apparentemente unite. Se guardiamo i numeri delle ultime politiche e delle regionali vediamo che il cd è in vantaggio, anche se sappiamo che le amministrative locali fanno storia a sé. Non è un caso che il gradimento fra i cittadini del sindaco Reggi in un recente sondaggio fosse prossimo al 60% e che, stando a voci incontrollate, un sondaggio ancor più recente, presumibilmente commissionato dal cd, benché rimasto senza paternità (forse proprio in ragione degli esiti), si dice abbia visto il candidato di punta sopravanzato dal dr. Cavanna e dallo stesso Reggi.
Il centrosinistra inoltre ha il vantaggio di cinque anni di buona amministrazione, di risultati, di cose fatte nell’interesse dei cittadini e non di pochi, di un sindaco dinamico, magari incazzoso, ma capace e determinato, di una giunta coesa.
Gli elementi su cui puntare sono dunque proprio questi oltre a cercare di costruire un ragionamento che tenda più a unire che a dividere. L’elettorato dell’Unione non ha dubbi nell’individuare dunque in Reggi chi è più in grado di fare squadra motivando ulteriormente sia partiti finalmente in via di rinnovamento sulla strada del Partito democratico sia quelli della sinistra radicale sempre più responsabili e sempre meno massimalisti e ancora una società civile esterna ai partiti un po’ delusa perché rimasta senza leadership.
4) Nel prendere spunto dunque dalle asserite intenzioni di alcuni consiglieri comunali di partorire nuove liste civiche, rammento a me stesso gli impietosi giudizi che poco più di un decennio fa tutti esprimevano nei confronti dell'intera classe politica del tempo e ricordo che parte delle responsabilità erano attribuite anche al sistema elettorale proporzionale. Si riteneva un danno l'eccessiva frammentazione che obbligava le singole liste a coalizzarsi, successivamente al voto, per avere la maggioranza e poter governare. Era diffusa l'idea che fosse molto meglio avere due soli schieramenti tra cui scegliere prima, e non dopo, le elezioni. Anche il referendum confermò che questa era la volontà schiacciante degli italiani modificando la legge elettorale e si passò così dal sistema proporzionale a quello attuale.
Se prima non era illogico che le varie liste si presentassero e, solo dopo il giudizio degli elettori, era compito della lista che aveva ottenuto più voti (che non significava automaticamente avere la
maggioranza) ricercare gli alleati, creare le condizioni per formare una coalizione, definire il programma di governo che doveva essere espressione della maggioranza che nasceva dopo il voto, ora non è più così.
Ora si dovrebbe discutere, anche aspramente, ma prima del voto. Il programma di governo lo si definisce prima, i ruoli, le responsabilità ed il peso di ogni singola lista si definiscono prima poi, per l'intero mandato, si deve essere coerenti con l'impegno preso ed il mandato ricevuto. Questo permette all'elettore di valutare con maggior responsabilità a chi dare il voto e dovrebbe essere certezza per la colazione vincente che il suo programma possa essere realizzato.
Dovrebbe essere certezza perché non l'ho è.
Non è possibile e non ritengo politicamente etico che chi sia stato eletto in una lista o all'interno di una coalizione, durante il mandato si sfili dagli impegni assunti nei confronti degli elettori, non chiarisca la sua posizione vagheggiando un continuo 'ne di qua ne di là', ed infine ricerchi solo l'ennesimo posto al sole. Credo che l'atteggiamento più corretto sia quello di decidere chiaramente in quale lista e coalizione si vuole stare, partecipare alla definizione del programma per l'intero mandato e sottoporsi nuovamente al giudizio degli elettori. Se si vuole dare sostanza al sistema maggioritario e farlo realmente funzionare, se ne devono accettare i vantaggi e gli svantaggi.
Con il sistema maggioritario, si partecipa per vincere e realizzare il programma che si presenta agli elettori. Ricorrere ad una lista civica solo per entrare in Consiglio Comunale, mi sembra alquanto riduttivo ed umiliante per gli elettori a cui si chiede il mandato se non si chiarisce prima per quale motivo ci si candida e, soprattutto, con chi poi ci si alleerà in caso di assunzione di responsabilità di
governo.
La lista civica ha valenza e significato quando il resto della coalizione è incapace di esprimere un chiaro e preciso progetto politico di governo. Mi sembra che a Piacenza questo rischio attualmente non ci sia. E lo spirito con cui nacque la stessa lista “Piacentini con Reggi”, che ottenne un formidabile risultato sia ormai tramontato.
5) Una delle ragioni che – secondo esponenti stessi del cd – contribuirono a far perdere le elezioni al sindaco Guidotti era consistita nell’intensa discussione che, nei mesi e negli ultimi giorni precedenti il confronto elettorale, aveva coinvolto i partiti che avrebbero dovuto sostenerlo, attorno ai futuri assetti di giunta, ai posti e alle poltrone. Partiti che avevano dato ormai talmente per scontata la vittoria che si erano preoccupati soprattutto del proprio risultato, sottovalutando la necessità di fare campagna elettorale per il candidato sindaco. Il contrario di quanto accadde nel cs dove, forse dando per altrettanto scontata la sconfitta o forse per far sì che tutti corressero fino alla fine, di assetti non si parlò mai prima della vittoria finale. Ciò che sarebbe opportuno tornare a fare a breve.
Il rischio di mettersi a parlare di assetti comincia tuttavia timidamente ad apparire in qualche intervento, nelle discussioni all’interno dei partiti, tanto più che il periodo pre-elettorale sarà preceduto da appuntamenti congressuali e il bisogno di visibilità e di contarsi torna naturalmente ad emergere. La circostanza è dunque assai propizia per accreditarsi, per far valere il proprio peso vero o presunto, per vendere cara la pelle. Il metodo non è diverso da quello di coloro che presentano una lista per sedersi poi al tavolo delle trattative per il ballottaggio. Il trattamento sia delle une che delle altre aspettative dovrebbe essere identico. Anche per una questione di chiarezza e di rispetto per gli elettori. E, tanto per mettere le mani avanti, qualora invece eventuali ulteriori sottili o corpose distinzioni si inquadrassero in una subliminale quanto scientifica strategia di logoramento del sindaco, di singoli partiti o della coalizione di centrosinistra occorrerà essere intransigenti ed estremamente fermi e determinati nel liberarsi di ogni tipo di zavorra.

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