da L'Unità on line del 23 gennaio 2007
di Francesca Gentile
«Sono Al Gore e in passato sono stato il prossimo presidente degli Usa». È con una battuta che Gore si presenta al pubblico di «Una scomoda verità», film nelle sale italiane. Uno di quei film che non si possono non vedere.
Che l´uomo beffato da Bush, sparito dalla scena politica da ormai 7 anni, si sia dato al cinema fa più strano dell´idea iniziale di Schwarzenegger governatore della California, infatti la verità su Al Gore è un´altra.
Gore è protagonista di un documentario e non di un film, con il quale cerca di sensibilizzare le coscienze americane e non solo sul problema dell´effetto serra.
Ma c'è di più: le voci di una sua possibile futura candidatura non sono del tutto sconfessate dal legittimo interessato.
Quando Gore, nel 2000 venne sconfitto per un pugno di voti, o forse nemmeno quelli, dall'ancora tristemente attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush, questi decise di dedicarsi a qualcosa che aveva a cuore fin da quando era studente, il problema, sin troppo sottovalutato, del surriscaldamento globale. Lo fece con umiltà e con uno spirito di sacrificio ammirevole per uno che era appena uscito da una massacrante campagna elettorale in giro per l'America. Decise infatti di continuare a girare l'America con un computer ed alcune diapositive e illustrare a piccoli gruppi di pubblico, a teatro o in una sala per conferenze, quello che lui stesso chiama «la crisi del clima». Fra il pubblico, ad uno di questi incontri c'era il produttore Laurie David, che, colpito da cosa diceva Gore, e galvanizzato dall'idea di dare un pubblico più vasto alla causa decise di proporre a Gore la realizzazione di un documentario. Il risultato è appunto «Una scomoda verità», film in odore di Oscar.
«Quello che sto cercando di fare è far capire alla gente che il problema del surriscaldamento della terra a causa dell'inquinamento è un problema molto più serio di quanto non sia ora percepito e che esso debba essere ridefinito. La crisi del clima è un problema morale più che politico e non è più una questione ambientale ma una grave minaccia per il mondo e per tutti i suoi cittadini, non solo per quelli a cui sta a cuore l'ambiente. Il dibattito è finito da tempo, ora siamo di fronte a questa, pur scomoda verità: se non facciamo qualcosa, andremo incontro ad un cataclisma di proporzioni epiche, il genere umano rischia l'estinzione».
Fa paura, ma come mai si continua a far così poco nonostante questa fondata minaccia?
«Ci sono vari colpevoli e io faccio nomi e cognomi. L'Istituto americano per il petrolio per esempio, o la Exxon Mobile responsabili di aver inquinato e di aver dato vita ad una vera e propria campagna di disinformazione. Ma anche la stampa che ha fatto passare la comunità scientifica come divisa a metà, ha la sua bella responsabilità. Invece, la maggior parte degli scienziati è d'accordo sull'urgenza della questione. Il fatto è che se la gente non crede che l'effetto serra sia un problema, allora non è possibile risolverlo».
Ma la gente, può davvero fare qualcosa?
«Può fare su più livelli, innanzitutto prendendo coscienza della crisi, perchè dove va l'opinione pubblica là vanno le leggi, e poi agendo concretamente a livello personale. Sul sito www.climatecrisis.net è possibile trovare semplici consigli per inquinare meno. Solo gonfiare le gomme dell'auto, o cambiare le lampadine di casa può essere un grosso aiuto. Attuare uno stile di vita ecologico, accendere riscaldamento e aria condizionata solo quando è necessario, usare la macchina il meno possibile, prendere un aereo in meno (inquina come 500 auto), piantare un albero che lungo la sua vita aiuterà a trasformare in ossigeno una tonnellata di anidride carbonica…ci sono tante cose che possiamo fare e l'unico atteggiamento sbagliato è quello di pensare che il singolo comportamento individuale non faccia la differenza, di non poterci fare nulla. Consumare meno e con più criterio significa abbassare l'emissione di anidride carbonica nell'aria che ormai ha raggiunto livelli spaventosi, nel documentario presento un grafico che mostra come prima di ogni era glaciale ci sia stato un aumento dell'anidride carbonica nell'aria. Bene, ora siamo a livelli mai visti prima, 10 volte superiori a quelli che hanno preceduto le glaciazioni. Ma c'è anche un altro problema, più immediato. La desertificazione. L'80% della popolazione mondiale vive grazie all'acqua proveniente dai ghiacciai e questi si stanno sciogliendo.
Bush ha detto che non vedrà il documentario.
«È per questo che ho scritto anche un libro sull'argomento. Lui, si sa, è un accanito lettore. Scherzi a parte, l'amministrazione Bush è stata la peggiore nella storia americana e ci ha ingannato, su questa come su altre questioni. Ora bisogna guardare avanti: ci sono scienziati che due anni e mezzo fa ci hanno detto che in dieci anni il processo di surriscaldamento dell'atmosfera diventerà irreversibile: ne restano sette e mezzo e c'è tanto lavoro da fare».
Non pensa che lo farebbe meglio da presidente degli Usa? Nel 2008 ci sono le elezioni.
«Non ho intenzione di candidarmi e non mi aspetto di farlo».
Lo esclude del tutto?
«No».
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