sabato 23 dicembre 2006

Tutti insieme accanitamente contro la volontà di un uomo

da Il Riformista del 21 dicembre 2006, pag. 2

Piergiorgio Welby continuerà a soffrire. E a morire lentamente. D’altronde, chi può sapere se il respiratore che lo tiene in vita è o non è uno strumento di tortura? In assenza di norme chiare, per chi ci crede c’è sempre il padreterno. A chi non crede, rimangono la sentenza di sabato scorso e il parere che il Consiglio superiore di Sanità ha votato ieri.
A Livia Turco, l’organo consultivo del ministero da lei guidato ha risposto ieri che su Welby non c’è accanimento terapeutico. «A larga maggioranza - si legge nel parere - il Consiglio superiore di Sanità ha stabilito che il trattamento sostitutivo della funzione ventilatoria mediante ventilazione meccanica non configura, allo stato attuale, il profilo dell’accanimento terapeutico». Non lo configura perché, molto semplicemente, non è perfettamente configurabile. Non a caso, il presidente dell’organo, Franco Cuccurullo, ritiene necessario «promuovere nuovi e più cogenti indirizzi e linee guida in materia». Tra i punti salienti del parere che Cuccurullo rimarca, c’è «in primo luogo, il fatto che l’accanimento terapeutico non sia ancora definito compiutamente dal punto di vista scientifico nelle sue diverse accezioni e circostanze».
Ammettendo pure che la fattispecie “accanimento terapeutico” non sia ancora ben chiara, non sarebbe dunque possibile dar credito alla proposta di Francesco Rutelli, secondo cui sono i medici a dover avere «la parola definitiva» sul caso. In poche parole, a scegliere. Tutto questo mentre nel governo ognuno la pensa a modo proprio. Il vicepremier margheritino si chiede (domanda per lui retorica) «come potrebbe un’autorità politica stabilire: staccate quella spina e mandatelo a morire». Al contrario, il ministro della Salute ritiene che servono «norme che chiariscano bene gli ambiti della responsabilità del medico». Poi, ci si mette pure Mastella, che si è scagliato contro «la morte mediatica».
Per quel che può servire, qualche risposta facile facile si potrebbe anche dare. Chi si dice “liberale” dovrebbe sapere benissimo che il punto di partenza di un “liberale” - Welby o non Welby - è la libera scelta di un individuo. Piergiorgio è cosciente e, soprattutto, una scelta non solo l’ha compiuta ma l’ha pure fatta sapere a tutti. È così difficile, cari signori “liberali” che tentennate di fronte alle sofferenze Welby, prenderne semplicemente atto? Oppure avete bisogno del parere di qualche tribunale?
La speranza è l’ultima a morire. E in questo caso riguarda una sofferenza che non va prolungata nel tempo e un vuoto, un grande vuoto legislativo, che va colmato. Perché, diciamolo con parole terra terra, tutto questo non debba più succedere.

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