venerdì 8 dicembre 2006

Addio, signori che difendete i valori con la tortura

Da Il Riformista del 9/12/06

di Piergiorgio Welby

Signor direttore, sono Piergiorgio Welby, che ha preso il posto di Luca Coscioni quale presidente dell’associazione radicale che porta il suo nome, e come esponente della costellazione di soggetti politici Radicali, nazionali e internazionali, che operano con e attorno al Partito radicale.
Ormai, 77 giorni fa, mi sono rivolto pubblicamente, personalmente, politicamente, al presidente della Repubblica, quale supremo garante del rispetto della Costituzione, della legalità repubblicana; per ottenere finalmente l’esercizio del mio diritto naturale civile politico personale a una mia morte - naturale -. Solo modo possibile per conquistare (anche in Diritto) pace per questo “mio” corpo altrimenti sempre più straziato e torturato. Sequestratomi, per una kafkiana imposizione “etica” dall’ordinamento e del potere burocratico, o anche a esso imposto. Dobbiamo tutti - credo - gratitudine per la qualità, l’importanza, della sua risposta e delle sue esortazioni che hanno indubbiamente consentito il grave e grande dibattito che unisce, anziché dividere, coloro che vi partecipano, che non sono indifferenti.
Signor direttore, come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità e alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma - qual è il corpo - necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio “essere”. Sono accusato, insomma, di “strumentalizzare” io stesso, la mia condizione per muovere a compassione, per mendicare o estorcere in tal modo, slealmente, quel che proponiamo e perseguiamo con i miei compagni Radicali e della associazione Luca Coscioni, che ha ragione ormai antica e sempre più antropologicamente, culturalmente, politicamente forte; “dal corpo del malato al cuore della politica”. O, ancora, non sarei, come già Luca Coscioni, che io stesso strumentalizzato dai “miei”, così infamandoci come meri oggetti o come soggetti plagiati. (O indemoniati, vero... Signori?). Strumenti? Sono, invece, limpidi obiettivi ideali, umani, civili, politici.
Dalla mia prigione infame, da questo corpo che - per etica, s’intende - mi sequestrano, mi tornano alla memoria le lettere inviate alla “politica” da un suo illustre, altro, “prigioniero”: Aldo Moro. Pagine nobili e tragiche contro gli uomini di un potere che aveva deciso di condannarlo (anche lui per etica, naturalmente) a morte certa, anche lui a una forma di tortura di Stato, feroce e ottusa. Quelle pagine non potrei farle mie. Anche perché furono perfette, e lo restano.
Un pensiero, ancora, un interrogativo, un dubbio: dove sono mai finiti per tanti “credenti” Corpo mistico e Comunione dei Santi? Comunque addio, signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori. Chi siano (e in che modo) i morti o i vivi che rimarranno tali quando saremo tutti passati, non sappiamo, né noi né voi. Io auguro a voi ogni bene. Spero davvero (ma temo fortemente che così non sia), spero davvero che questo augurio vi raggiunga, si realizzi, perché questo “voi” oggi manca anche a me, anche a noi altri. Per finire, grazie signor direttore per la sua tollerante attenzione. A questo mio estremo, ultimo tentativo di trasmettere parola. Grazie sincero.
p.s. Chiedo - ringraziandoli fraternamente - alle oltre 700 mie compagne e compagni, antiche e nuovi, che sono in sciopero della fame, alcuni al sedicesimo giorno - di sospendere questa loro forma di lotta, che ha contribuito in modo determinante al radicamento di un nuovo grande momento di dialogo e di conoscenza a tutto il Paese.

Nessun commento:

Posta un commento