martedì 28 novembre 2006

Manovra: chi perde e chi vince

La famiglia media italiana risparmia centoventi euro all'anno.

• da Il Sole 24 Ore del 27 novembre 2006, pag. 1

Una manovra a due fac­ce. Con una mano concede, almeno alle famiglie con red­diti medio-bassi. Ma con l'al­tra prende, con l'aumento dei contributi previdenziali e il balzo in avanti delle addizionali all'Irpef. Così, tra voci in attivo e voci in passivo, il lavoratore dipen­dente single trova già a 15mila euro di reddito la propria soglia di "neutralità". Vale a dire il pun­to esatto in cui i benefici della manovra, legati prevalentemen­te alla riduzione dell’Irpef, ven­gono di fatto azzerati dagli appesantimenti che scattano dal prossimo anno.



Diverso l'impatto della mano­vra, invece, sulla famiglia me­dia italiana (coniugi con un fi­glio di 10 anni e un reddito com­plessivo di 42mila euro): in que­sto caso, in base ai dati elaborati per II Sole-24 Ore dal Centro studi Sintesi, considerando tut­te le norme della Finanziaria che impattano sul bilancio fami­liare, l'attivo è di circa 120 euro. Così come va meglio, sempre nel lavoro dipendente, al contri­buente coniugato con moglie e figlio a carico. In questo caso, il punto di pareggio si colloca a 37mila euro.



Per contro, sul versante del la­voro autonomo, nessuna tipolo­gia di contribuente raggiunge mai il pareggio tra il dare e l'ave­re e la manovra porta sempre una penalizzazione rispetto a quest'anno.



Per i lavoratori autonomi, infatti,, il pesante incremento dell'aliquota sui contributi previdenziali (2,1 punti per i redditi fino a circa 39mila eu­ro), sommato alle altre pena­lizzazioni comuni agli altri contribuenti, determina sem­pre una penalizzazione: a 30mila euro, l'artigiano con moglie e figlio a carico, ci ri­mette circa 380 euro rispetto all'anno in corso, che diventano quasi mille se il reddito dichiarato sale a 40mila euro.



Tornando all'esempio del ca­pofamiglia lavoratore dipen­dente con moglie e figlio en­trambi a carico, l'effetto dell'in­cremento delle addizionali (che, pur a parità di aliquota, colpisce chi ha carichi di fami­glia) si somma all'aumento di 0,30 punti dei contributi previ­denziali a carico del lavoratore e agli altri mini-rincari sparsi qua e là nel migliaio di commi del testo all'esame del Senato, annullando parte del beneficio della rimodulazione dell'Irpef che — a questo livello di reddi­to e con questi carichi di fami­glia -— garantirebbe un rispar­mio di circa 150 euro all'anno.

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