La famiglia media italiana risparmia centoventi euro all'anno.
• da Il Sole 24 Ore del 27 novembre 2006, pag. 1
Una manovra a due facce. Con una mano concede, almeno alle famiglie con redditi medio-bassi. Ma con l'altra prende, con l'aumento dei contributi previdenziali e il balzo in avanti delle addizionali all'Irpef. Così, tra voci in attivo e voci in passivo, il lavoratore dipendente single trova già a 15mila euro di reddito la propria soglia di "neutralità". Vale a dire il punto esatto in cui i benefici della manovra, legati prevalentemente alla riduzione dell’Irpef, vengono di fatto azzerati dagli appesantimenti che scattano dal prossimo anno.
Diverso l'impatto della manovra, invece, sulla famiglia media italiana (coniugi con un figlio di 10 anni e un reddito complessivo di 42mila euro): in questo caso, in base ai dati elaborati per II Sole-24 Ore dal Centro studi Sintesi, considerando tutte le norme della Finanziaria che impattano sul bilancio familiare, l'attivo è di circa 120 euro. Così come va meglio, sempre nel lavoro dipendente, al contribuente coniugato con moglie e figlio a carico. In questo caso, il punto di pareggio si colloca a 37mila euro.
Per contro, sul versante del lavoro autonomo, nessuna tipologia di contribuente raggiunge mai il pareggio tra il dare e l'avere e la manovra porta sempre una penalizzazione rispetto a quest'anno.
Per i lavoratori autonomi, infatti,, il pesante incremento dell'aliquota sui contributi previdenziali (2,1 punti per i redditi fino a circa 39mila euro), sommato alle altre penalizzazioni comuni agli altri contribuenti, determina sempre una penalizzazione: a 30mila euro, l'artigiano con moglie e figlio a carico, ci rimette circa 380 euro rispetto all'anno in corso, che diventano quasi mille se il reddito dichiarato sale a 40mila euro.
Tornando all'esempio del capofamiglia lavoratore dipendente con moglie e figlio entrambi a carico, l'effetto dell'incremento delle addizionali (che, pur a parità di aliquota, colpisce chi ha carichi di famiglia) si somma all'aumento di 0,30 punti dei contributi previdenziali a carico del lavoratore e agli altri mini-rincari sparsi qua e là nel migliaio di commi del testo all'esame del Senato, annullando parte del beneficio della rimodulazione dell'Irpef che — a questo livello di reddito e con questi carichi di famiglia -— garantirebbe un risparmio di circa 150 euro all'anno.
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