mercoledì 13 settembre 2006

Prodi: presto il Partito democratico

La Repubblica

13-09-2006

FRASCATI - «Allora, Romano, con il Partito democratico ti sei messo in testa di restare al governo per una decina d´anni?». Battuta di buon auspicio di Franco Monaco, ulivista della prima ora, al presidente del Consiglio. Prodi sta per lasciare il seminario dei parlamentari dell´Ulivo dopo avere pranzato al tavolo con il segretario Ds Piero Fassino e i capigruppo di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. «Non ci penso proprio» ride. Ma pensa, e ha appena detto, che «abbiamo bisogno del Partito democratico per ricostruire il Paese» e, aggiunge, «io ho anche un interesse personale. Ritengo che esso sia lo strumento per la stabilità del governo e se con il Partito democratico ci presentiamo alle prossime elezioni la stabilità ci sarà anche per il futuro». Ai suoi collaboratori prima di intervenire alla due giorni di Frascati su "Governare il cambiamento" - convocata per corroborare lo spirito di squadra dei parlamentari riformisti - il premier confida che vuole dare «una scossa» all´Ulivo perché il Partito democratico va fatto «immediatamente». È questo il filo rosso del discorso del Professore che affronta le urgenze (la Finanziaria, il Libano e la politica estera alla vigilia della visita in Cina, le riforme e la legge elettorale) e invita al dialogo, alla contaminazione delle culture cattolica e socialista. Ben consapevole Prodi delle polemiche sulla bioetica e i pacs che agitano le acque uliviste. «Non sono qui come presidente del Consiglio - esordisce - ma come parlamentare e ulivista fanatico e sono felice se si integrano culture e saperi». «Vedo con grande piacere che i gruppi dell´Ulivo hanno funzionato in modo egregio, vedo la casa comune che mette radici. Anche in problemi delicati (si riferisce al dibattito sulla bioetica con Elia e Rodotà) in cui si tratta di uscire dagli schemi del passato e di interpretare l´evoluzione della società futura per dare risposte ai grandi problemi. Solo sentendoci una forza comune riusciremo ad essere il nucleo riformista della politica italiana. Non dobbiamo governare solo con provvedimenti ma con valori comuni». Se del Pd c´è bisogno per ricostruire l´Italia, «nessun partito nasce solo con i seminari»: «Il nostro non è un laboratorio politico ma anima, entusiasmo e anche imprevisti, dovremo prepararci a momenti di composizione e di scomposizione» avendo come obiettivo di «comprendere almeno un terzo dell´elettorato. Possiamo governare cinque anni e bene, se questo è un governo di forte riforma, propositivo e così avremo una capacità attrattiva e di rafforzamento della coalizione».Perciò «nessun timore del nuovo, saremo più deboli se ci rifuggiamo nelle mediazioni» e «al più presto» si creino gruppi dell´Ulivo nelle Regioni e negli enti locali. Ma un altolà inequivocabile il Professore lo dà sulle ipotesi di Grande coalizione. «Le grandi coalizioni si fanno in momenti di emergenza ed è difficilissimo che funzionino, anche in Germania dove è gestita in modo magistrale dalla Merkel incontra enormi difficoltà perché si scontrano opinioni diverse, il Pd invece condivide le idee di fondo». Gli fa eco Fassino: «Noi siamo pronti per un nuovo soggetto politico» che del resto non è «un bambino che nascerà tra nove mesi con un po´ di fecondazione assistita. Ha radici, ha già compiuto 11 anni, è un progetto politico maturo». E una parlamentare dalla platea: «È nell´età più difficile». Il segretario della Quercia: «È l´età critica dell´adolescenza potrebbe anche decidere di ribellarsi ai genitori...», cioè a Ds e Margherita, «anche se è proprio nel rapporto con il padre e la madre che si costruisce la personalità».

Nessun commento:

Posta un commento