di EMILIO DADOMO*
*Rosa nel Pugno di Fiorenzuola d'Arda"
Libertà
13/9/06
Con le numerose prese di posizione, sia sulla stampa locale che su quella nazionale e financo estera, è da parecchi mesi che ci si interroga, si spinge, si frena ci si alambicca su quell'araba fenice, su quel "Santo Graal" che oramai rappresenta la nascita ed i futuri contenuti del Partito Democratico.
Il dibattito per la verità è un poco più ampio, e si intreccia investendo (e, per alcuni, certificandone l'agonia irreversibile) l'esperienza e la tradizione socialista, meglio: della socialdemocrazia di stile europeo continentale.
I modelli di e per il rinnovamento sono però i più vari e vanno da quello anglosassone Blairiano a quello democratico americano dello sconfitto Kerry, senza disdegnare l'esperienza tedesca e quella spagnola del giovane quarantenne Josè Luis Zapatero.
Solo pochi giorni fa è il clintoniano Walter Veltroni che sulle colonne di Repubblica con un messaggio - mi si passi l'ironia - "urbi et orbi" - richiama i principi e valori che uniscono la sinistra cattolica a quella cosiddetta riformista (al proposito balza alla memoria un congresso del Pds di qualche anno addietro, con lo slogan "I Care" e le immagini di Madre Teresa sul grande schermo della convention veltroniana, che già certificava ed anticipava il pensiero del sindaco di Roma).
Ma il problema del Partito Democratico sta "in ciò che ci divide", che è ancora tanto e troppo per la nascita di un'unica formazione politica che superi l'esperienza di una allenza elettorale, pure solida come l'attuale.
Come esponente della Rosa nel Pugno guardo con curiosità ed interesse - ma certo con distacco - il tentativo di coniugare le posizioni intransigentemente cattoliche di una deputata della Margherita qual è la Binetti, con quelle laiche della gran parte dei DS (e non si venga a dire che trattasi di un'esponente isolato, di "caso a sé", in quanto la predetta Binetti è autorevole esponente di quel comitato "Scienza e Vita" che tanto si è battuto nell'affossare il Referendum sulla fecondazione assistita e sol che si ponga a mente che l'esperienza "Uniti nell'Ulivo" delle Regionali 2005 è prematuramente abortita causa "revirement" di Francesco Rutelli, che spostò i DL su posizioni a tal punto confessionali da rendere inaccettabile, quantomeno per noi Socialisti Democratici, la permanenza nella neonata formazione).
Ora, dunque, la comoda scorciatoia della fine del socialismo, per invocare la necessità della "terza via" del Partito Democratico, suo posizionamento nel Partito Popolare Europeo anziché nel Pse.
Non sto qui a ricordare l'attualità e la necessità della nascita, anche in Italia, di una moderna e vasta forza autenticamente socialdemocratica e perciò intrinsecamente laica, che affronti le sfide etiche nella sanità, nella scuola, nella famiglia, che valorizzi l'individuo e le sue scelte svincolandolo da predefiniti percorsi di vita.
Nell'economia poi la socialdemocrazia, con il suo perenne sforzo di coniugare mercato ed equità sociale, si pone tuttora come autentico baluardo al pericoloso riaffacciarsi di un liberismo che ci fa tutti precari l'uno contro l'altro, che ci vuole esasperatamente competitivi in vista del maggior profitto, stile modello "stars and stripes" che perfino l'America ha messo in discussione.
La Rosa dunque, Socialista, Laica, Liberale e Radicale ancora una volta - come lo furono per parte loro il Partito Socialista Italiano ed il Partito Radicale - è chiamata in prima linea a navigare nelle acque sconosciute del futuro per il rinnovamento della società italiana, evitando le secche di ogni estremismo e settarismo.
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