mercoledì 13 settembre 2006

Ancora sul Partito Democratico

Da Libertà
12/09/2006
Giovanna Celaschi
*Membro del coordinamento della Margherita di Piacenza

Un partito nuovo non nasce e non esiste se non risponde ad una esigenza storica, ad una domanda del tempo. Deve chiamarsi comunque partito perché ci vuole una struttura organizzativa burocratica professionale capace di direzione. I suoi promotori devono riuscire ad identificare aspirazioni già profondamente sentite dalla maggioranza dei cittadini.
Nessun grande coraggio ma solo democrazia è la procedura per giungere a decisione e proprio qui sta il difficile. Il consenso deve essere effettivo e per fare questo bisogna saper costruire. In un mondo sempre più di furbi, questo partito va fatto per gli uomini normali, uomini e basta. Quei milioni di italiani stanchi di risse e faziosità, indifferenti a distinzioni del passato, preoccupati per il destino del paese e dei loro figli che sarebbero sensibili al messaggio lanciato dal nuovo partito: il realismo, la serietà, il sentimento nazionale, se accompagnati da un profondo senso di giustizia sociale, ad un contrasto tenace di privilegi, da leggi giuste applicate inflessibilmente a tutti. Trasformare questo potenziale apprezzamento in entusiasmo è poi compito di una leadership carismatica e coesa, di buona organizzazione e che abbia la capacità di coinvolgere chiunque voglia partecipare. I valori e gli ideali che ci uniscono ci sono già, i valori e gli ideali diversi dovranno convivere ma non in modo residuale, ma come caratteristica del partito. Il problema è avere la forza di compiere scelte con chiarezza e senza ambiguità, di discutere, di dialogare, di dibattere, scambiare idee perché come dice Dario Franceschini «la verità non sta solo da una parte o dall'altra ma ognuno ne porta un pezzo dentro di sé» di lasciare quindi poi alla libera coscienza di ciascuno i comportamenti di vita che quello riterrà più giusto. L'impegno più gravoso sarà quello di soccorrere chi ha bisogno fornendo a coloro che sono in difficoltà gli strumenti per risolvere i loro problemi e cavarsela da soli. La vita di tutti i giorni è spesso una battaglia continua, quasi una guerra.
Tutte le cose nuove nascono con fatica ed è chiaro che durante il tragitto come è sempre successo si deve essere pronti a perdere dei compagni pur facendo di tutto per evitarlo, come invece avverrà che di compagni se ne conquisteranno.
Evocare tutti gli elementi possibili di divisione, da quelle etiche a quelle sulla futura collocazione nelle organizzazioni sovranazionali è la peggior cosa per ora da fare. Il sentiero è lungo e irto ma a mano a mano che si proseguirà il cammino per raggiungere la meta ci si scorderà delle fatiche fatte. Insomma questo P.D. sarà una forza di popolo come sta ora chiedendo il nostro paese.

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