La Repubblica
"Andare forte senza sbandare la méta è il partito democratico"
04-05-2006
ROMA - «Quello che può sembrare un piccolo gesto è in realtà un segnale forte, perché mescolarsi in aula, senza più avere i banchi di Ds e Margherita distinti, è la rappresentazione concreta dell´inizio di un percorso». Dario Franceschini, finora coordinatore della Margherita, è stato appena eletto presidente alla Camera del nuovo gruppo unico dell´Ulivo. Quando lancia la proposta del «mescolamento», nella sala di Palazzo Marini - dove si tiene la riunione con Prodi - si alza un lungo applauso. Quindi tutti i deputati ulivisti negli scranni in ordine alfabetico: lei, onorevole Franceschini, accanto a chi sarà seduto? «Beh, il capogruppo sta accanto ai vice, Marina Sereni e Bressa: qui, non c´entra l´ordine alfabetico. Ma è importante il mescolamento. Dobbiamo imboccare la strada del partito democratico sapendo che andremo alla massima velocità possibile per raggiungere il traguardo senza rischiare di uscire alla prima curva per eccesso di velocità». Già ci sono malumori. Come pensate di non perdere pezzi e di procedere spediti? «In primo luogo, abbiamo ricevuto un´indicazione chiara dagli elettori e ciò che qualche mese fa sembrava inimmaginabile - fare la lista dell´Ulivo e avviare la legislatura con i gruppi unici - è potuto accadere. Il voto ha mostrato che "insieme" abbiamo più capacità di espansione che divisi. Naturalmente si va avanti con gradualità. Troppe volte in Italia i processi nati con l´obiettivo di aggregare hanno creato invece frammentazione. Dobbiamo procedere convincendo tutti. So che ci sono persone che hanno dubbi, ma dico: proviamo insieme e lungo la strada capiremo». Il "correntone" Ds già frena. «Mi hanno votato anche loro, e ne sono felice. I gruppi unici dell´Ulivo saranno, oltre che una garanzia di stabilità per il governo, uno straordinario laboratorio politico nel senso che, se funziona lì, avremo fatto una buona parte della strada verso il progetto del partito democratico. Eviterei adesso il dibattito su come e quando sarà l´approdo. Iniziamo a camminare. Non si devono certo annullare le differenze ma il progetto deve essere un luogo in cui si porta con orgoglio la propria storia, organizzazione anche. Dovrà aprirsi anche alla società civile». E nel Parlamento europeo a quando il gruppo unico? «Ci vuole pazienza e tenacia, bisogna rafforzare le forme di collaborazione e lavorare per fare nascere un´area riformista che comprenda le socialdemocrazie e tutti gli altri riformismi che non appartengono a quel filone culturale». Davvero lei crede facile la convivenza tra il riformismo socialista e post-comunista e quello cattolico spesso lontani sui temi etici? «Questa è la prima vera sfida, vinta la quale, avremo fatto un passo avanti straordinario. Negli ultimi tempi troppe volte sui temi etici laici e cattolici si sono seduti sulle proprie posizioni senza parlarsi e senza ascoltarsi, perché è evidente che l´evoluzione scientifica ci porterà sempre più a confronti sulle scelte legislative legate alla vita e all´etica e non dovremo rinunciare a costruire con testardaggine posizioni comuni. L´obiezione di coscienza rispetto a una decisione di partito o coalizione è sacrosanta ma sarà punto d´arrivo dopo un percorso in cui si è cercata l´intesa, non punto di partenza». Anche sui Pacs, quindi? «Anche, certo». Ricorda quando la Margherita era tiepida sull´Ulivo? «Mai stati tiepidi. Ma abbiamo sempre saputo che per Ds e Dl occorre rispettare l´equilibrio tra unità e identità». (g.c.)
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