sabato 27 maggio 2006

Cacciari: "Un´occasione storica ma vanno definiti progetto e tempi"

La Repubblica
L´INTERVISTA Il sindaco di Venezia: "Il leader del partito democratico all´inizio sarà Prodi"

ROBERTO BIANCHIN
25-05-2006

MILANO - Dare vita al partito democratico è un´occasione «storica» per le forze del centrosinistra. Ma occorre cominciare a parlarne seriamente, costruire un progetto che ancora non c´è, e fissare subito un´agenda con le date: per Massimo Cacciari, sindaco di Venezia ed esponente di spicco della Margherita, è «necessario» farlo entro i primi mesi dell´anno prossimo. Quanto al leader, «dovrebbe essere scontato» che «all´inizio il capo è Prodi». Sindaco Cacciari, qual è il senso di questa operazione politica? «La motivazione più vera è che senza una sintesi, augurabilmente virtuosa, che rinnovi le tradizioni socialdemocratico-riformista e cattolico-popolare, non è possibile dare vita in Italia a un grande partito democratico-riformista. Non si possono infatti ripetere le storie che a suo tempo diedero vita ai partiti cattolici e a quelli socialdemocratici, e non si tratta quindi di far risorgere vecchie formazioni, ma di dar vita a qualcosa di assolutamente nuovo». Ma oggi la situazione è più confusa. «Certamente, ma è anche affascinante, e io credo che l´attuale ceto politico, penso soprattutto alle leadership di Ds e Margherita, abbia una responsabilità storica. Anche perché senza questo nuovo partito le stesse prospettive del governo Prodi rischiano di indebolirsi enormemente, e di venir segnate, in negativo, da fibrillazioni continue proprio tra Ds e Margherita». Cosa bisognerebbe fare, allora? «Quello che non è stato ancora fatto. Non si è mai affrontato realmente il tema della strategia e della politica culturale di questo nuovo soggetto. Mai un dibattito, un confronto, niente, solo voci isolate di intellettuali. Vogliamo cominciare a discuterne? Questa è la prima cosa da fare: aprire un grande dibattito culturale, strategico e politico sul nuovo partito democratico». E poi? Qual è il percorso da fare? «Bisogna subito fare un´agenda: formare una commissione tra Ds e Margherita, senza bisogno di alcun "traghettatore", quindi stabilire le date dei congressi di scioglimento dei due partiti, e quella di fondazione del nuovo partito. Tutto questo deve avvenire entro i primi mesi dell´anno prossimo, altrimenti rischia di essere troppo tardi. E dev´essere un percorso aperto al quale chiamare a concorrere anche altri soggetti che vogliono far parte del partito democratico. Queste forze devono essere chiamate al congresso di fondazione del nuovo partito e vanno stabiliti i criteri di partecipazione delle loro rappresentanze». Chi dovrà essere il leader, secondo lei? «Mi pare del tutto ovvio che al primo congresso il leader sia Prodi. Anche perché in questo modo risolveremmo uno dei limiti di fondo del centrosinistra: quello che il capo del governo non ha peso specifico in nessun partito della coalizione. È un´anomalia grande come una casa. Ma dev´essere Prodi a dirlo. E invece non lo sento. Dev´essere lui a sostenere con forza che la sua leadership è una cosa normale in questa fase. Poi ci sarà un rimescolamento delle carte, il più ampio possibile: e sarà il secondo congresso a scegliere il suo leader secondo le normali procedure democratiche». E se Prodi non volesse? «Sarebbe due volte grave. Perché Prodi allora non avrebbe capito nulla di politica, e perché si aprirebbe una fase di gran confusione, che potrebbe portare alle primarie, del tutto anomale trattandosi di scegliere il leader di un partito». Quali pericoli vede in questo percorso? «Almeno tre. Il primo è che le burocrazie dei partiti mettano in atto resistenze, ritardi e impedimenti, estenuando il progetto e facendo scemare entusiasmo e partecipazione. Il secondo è l´atteggiamento di Prodi: deve dire che è lui, come dev´essere, il leader carismatico dell´operazione. Il terzo è che la partecipazione dei soggetti diversi da Ds e Margherita diventi solo ornamentale. Allora sarebbe un semi-aborto». E motivi di ottimismo? «Mi ispira fiducia che due dei protagonisti più significativi dell´operazione, Fassino e Rutelli, siano molto convinti».

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