Le elezioni amministrative, specie quelle Comunali, sono sempre di difficile interpretazione, data la natura composita delle motivazioni che spingono gli elettori a partecipare (o a non partecipare) e a votare per questo o quel partito. Sul risultato influiscono...
Le elezioni amministrative, specie quelle Comunali, sono sempre di difficile interpretazione, data la natura composita delle motivazioni che spingono gli elettori a partecipare (o a non partecipare) e a votare per questo o quel partito. Sul risultato influiscono dunque sia elementi locali (compresi diversi giudizi sull’operato dei primi cittadini), sia valutazioni connesse alla politica nazionale, sia il mutevole interesse degli elettori nei confronti della scelta da compiere. Nel complesso, tuttavia, si possono avanzare alcune osservazioni sull’insieme dei risultati, considerando in particolare le quattro città maggiori (le Regionali siciliane costituiscono un caso a parte, che presenta alcune similitudini con il voto del resto d’Italia, ma, al tempo stesso, notevoli specificità connesse alle peculiarità dello scontro politico nell’isola). Peraltro, il quadro offerto dagli esiti di queste elezioni conferma, per molti versi, quanto emerso dalle ultime politiche.
In particolare: — l’Ulivo continua a prevalere e ottiene in diversi contesti un incremento di voti rispetto alle Politiche di qualche settimana fa. Anche, com’era accaduto per la Cdl in passato, grazie alla spinta legata al successo precedente. Inoltre, i candidati dell’Ulivo ottengono generalmente più voti di quanto non riescano a fare le liste che li sostengono, mentre l’opposto accade per aspiranti sindaci della Cdl. A ciò contribuisce certo il fatto che sia Veltroni, sia Chiamparino sono sindaci uscenti. Ma può anche dipendere da una maggiore capacità carismatica e di attrazione di consensi da parte degli esponenti dell’Unione: non a caso, ad esempio, a Roma sono state materialmente espresse decine di migliaia di voti più al sindaco che alle liste che lo appoggiavano.
Dall’altra parte, si accentua, nella gran parte dei casi, l’erosione del centrodestra e, al suo interno, di Forza Italia. Al tempo stesso si conferma, sia pure con vistose eccezioni, un atteggiamento maggiormente favorevole al centrodestra in alcune zone del Nord. Spicca, in questo senso, il risultato di Milano che vede, contrariamente alla tendenza rilevata altrove, una significativa crescita del partito di Berlusconi. Il successo del Cavaliere a Milano penalizza i suoi alleati: in particolare la Lega, che ha spesso avuto difficoltà nei grandi centri urbani. Uno dei motivi che sottostanno alla cattiva performance del centrodestra può essere il maggior astensionismo. Ancora una volta, la diserzione delle urne sembra colpire maggiormente il centrodestra: si tratta di un fenomeno che data da molto tempo e che, anzi, anni fa assumeva dimensioni ancora maggiori. Oggi però esso ha acquisito connotati differenti.
Dipende infatti soprattutto dalle capacità o meno della Cdl di «mobilitare» quel segmento di elettorato di solito disinteressato alla politica e quindi orientato all’astensione, disposto a partecipare soltanto nel caso di scelte che appaiono drammatiche. Insomma, la Cdl, e in particolare Forza Italia, sembrano poter contare sulla tanto auspicata «rivincita» solo nel caso in cui riescano a mobilitare, con toni e argomenti «drammatizzanti», la fascia di elettorato solitamente lontana dalla politica. La prossima scadenza, di molto maggior rilievo, è il referendum. Riuscirà Berlusconi a persuadere, in modo «drammatico », il suo elettorato potenziale?
Renato Mannheimer
31 maggio 2006
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