maggio 31, 2006 Mappe di Ilvo Diamanti
E la sinistra mette a frutto i legami sociali
I legami con i ceti imprenditoriali "rendono" poco
Berlusconi ha finito per oscurare i suoi candidati
da Repubblica 31/5/06
Il risultato delle elezioni amministrative di domenica scorsa oggi è, finalmente, valutato per quello che effettivamente rappresenta. Un voto amministrativo, dettato da ragioni locali e «personali» (la figura dei candidati). Mentre, alla vigilia, Silvio Berlusconi l´aveva caricato di significato politico nazionale. Facendone una sfida all´attuale «maggioranza» di sinistra. Per svelare che, in effetti, si tratta solo di una «minoranza dominante». Non è andata così. I venti milioni di elettori chiamati a votare hanno seguito altre logiche. Amministrative, più che politiche. Locali, più che nazionali.
Con un esito che, però, un colore politico ce l´ha: la crescita ulteriore dei governi del centrosinistra sul territorio nazionale. Che suggerisce una questione interessante, anche se meno frequentata di altre dai commentatori (come quella "settentrionale", sollevata, anche in questa occasione, quasi per riflesso pavloviano). La definiremmo: «la questione della Destra fluida». Che potremmo tradurre attraverso un duplice quesito: «Perché la Destra stenta a conquistare le amministrazioni locali? E a mantenerne il governo?».
I contorni della questione, d´altronde, sono ben delineati da questa consultazione, nella quale si eleggevano, fra l´altro, i sindaci di 123 comuni con più di 15mila abitanti, i presidenti di 8 province e il governatore della regione Sicilia. In quest´ultimo caso, la CdL ha confermato la sua capacità di influenza territoriale, ri-eleggendo alla presidenza Totò Cuffaro. Il quale, però, ha visto calare sensibilmente i suoi consensi, rispetto alle elezioni precedenti; ma anche rispetto al risultato conseguito dalla Cdl alle recenti elezioni politiche di aprile. Quanto alle province: prima di queste elezioni la Destra governava in quattro realtà. Come la Sinistra. Ne ha persa una (Reggio Calabria). Più profondo, invece, il cambiamento di maggioranza relativamente ai comuni (superiori ai 15mila abitanti). Prima di queste elezioni, 64 erano amministrati dalla Destra, 55 dalla Sinistra (e 4 da liste civiche). Dopo il turno di domenica scorsa, la Destra ne ha riconquistati 22 (un terzo) e ne ha strappati 4 alla Sinistra, oltre a 1 amministrato in precedenza da una lista civica. La Sinistra, da parte sua, ha mantenuto il governo di 34 comuni (due terzi dei casi, quindi), ma ne ha sottratti 10 al controllo della Destra. Morale: delle 71 città dove la competizione si è già risolta (in tutti gli altri si va, infatti, al ballottaggio), 44 avranno amministrazioni di Sinistra e 17 di Destra. Il rapporto di forza, dunque, si è rovesciato.
Se allarghiamo l´analisi all´intero panorama nazionale, attualmente la Sinistra governa 72 capoluoghi di provincia, la Destra 35 (mentre in 5 è previsto il ballottaggio).
Quanto alla «Questione Settentrionale», i dati invitano a una certa cautela, se, con questa formula, si intende sottolineare l´orientamento di destra fra gli elettori del Nord. (Ma, allora, perché non sollevare, per simmetria, una «questione centrale», vista la netta prevalenza della Sinistra nel centro Italia?). Infatti, dopo il voto di domenica, delle 37 città capoluogo di provincia del Nord (escludendo, dunque, l´Emilia Romagna), 23 sono guidate da sindaci di Sinistra, 11 da sindaci di Destra. In due casi si andrà al ballottaggio (a Novara il voto è stato rinviato).
È appena il caso di rammentare, infine, che la Destra governa 4 Regioni, la Sinistra tutte le altre 16.
Da ciò i quesiti: perché la Destra è così debole e instabile sul territorio? Perché, anche negli ultimi anni, anche nella consultazione di domenica scorsa, fatica a competere con la Sinistra, su base locale, perfino nel Nord?
La risposta è nel diverso fondamento del voto amministrativo rispetto a quello politico.
Quando si vota per scegliere un Sindaco, soprattutto, ma anche un Presidente di Provincia o di Regione, le appartenenze e il clima d´opinione generale contano, ma in modo limitato. Più importante, invece, è il merito dei problemi locali. Ma anche la credibilità dei candidati e la capacità dei soggetti politici di «parlare» con la società.
Il contatto porta a porta, la fiducia nelle persone sono più efficaci della comunicazione mediatica e del marketing politico. Le tradizioni ideologiche pesano di meno. Puoi votare anche per uno di sinistra, se è competente e affidabile. O viceversa. Ciò spiega la diversa capacità competitiva dei due schieramenti.
La Destra non dispone di organizzazione e di classe dirigente, su base locale. Almeno, non nella misura della Sinistra. E non ci riferiamo solamente a figure e apparati di partito, ma, più in generale, al rapporto con l´associazionismo e il volontariato. La Destra, invece, ha legami soprattutto con ambienti imprenditoriali e professionali. I cui esponenti non hanno troppo tempo da dedicare all´impegno pubblico e amministrativo. Per cui, nel complesso, la Sinistra dispone di maggiori risorse «competitive». Candidati più esperti, conosciuti e credibili a livello locale. Riesce a mobilitare maggiormente gli elettori (peraltro, politicamente più interessati) perché ha una base di militanti e volontari ampia e diffusa.
Ovviamente, la Destra non è un unicum (contrariamente a ciò che appare, da qualche tempo). Alcuni partiti, più di altri, dispongono di una presenza organizzata e localizzata. Il che garantisce loro capacità di conquistare e «tenere» le amministrazioni locali. La Lega nel Nord, An e l´Udc soprattutto (ma non solo) nel Sud. Tuttavia, a differenza di ciò che avviene a sinistra, la convivenza - la coalizione - fra questi partiti risulta problematica. A questo serve la colla fornita da Forza Italia. Che, tuttavia, è, fra tutti, il soggetto politico più friabile e sradicato. Mentre - per impronta genetica - è il più condizionato da un´identità nazionale personalizzata.
Riassunta "nella" e "dalla" figura di Silvio Berlusconi. Da ciò il problema della Destra. Senza Forza Italia, senza Berlusconi, stenta a stare insieme. A fare coalizione.
Condizione necessaria per conquistare i governi locali.
Fatica, ancor più, a mantenerli. Se non in alcune zone del Nord (le province pedemontane), presidiate dalla Lega.
Oppure in Sicilia, dove FI esprime un solido rapporto con i gruppi di pressione locali, in grado di controllare il consenso sociale. Altrove, anche a Milano, la Destra risulta instabile. Fluida.
Per contro, la Destra è molto più competitiva nel confronto politico nazionale. Grazie alla strategia mediatica-personale condotta da Berlusconi. Che trasforma ogni sfida elettorale in una sfida bipolare. Lui contro tutti. Lui contro la Sinistra.
Da ciò la strategia perseguita in questa occasione.
Nazionalizzare, politicizzare e personalizzare dovunque possibile le elezioni amministrative. Trasformando il voto locale in un referendum contro il governo e contro Prodi.
Impegnandosi in alcune realtà urbane importantissime, come Napoli e Milano. Direttamente. In prima persona. Con risultati, però, francamente deleteri. Perché, in questo modo, ha semplicemente neutralizzato i candidati locali.
Mentre ha aggiunto alla personale capacità di attrazione dei candidati di Sinistra (peraltro, notevole) la spinta alla mobilitazione e al compattamento offerta dall´antiberlusconismo. Peraltro, il principale canale di propagazione del berlusconismo, la televisione, nelle elezioni amministrative non ha efficacia. Così, il modello interpretato da Berlusconi, che aveva garantito alla Destra tanto successo nelle recenti elezioni politiche, in questa occasione si è rivelato un limite. Per alcuni versi un boomerang. Il crollo generalizzato di FI ha frenato l´intera coalizione. Con un doppio risvolto negativo, per la Cdl. Nazionalizzare e berlusconizzare il confronto ha ridotto la sua capacità competitiva su base locale. Mentre il mediocre risultato locale si è riverberato su base nazionale. E il dato amministrativo ha assunto valore politico. Così, l´assedio al governo Prodi oggi appare meno minaccioso. Perché, dopo queste elezioni, dentro alla Cdl è difficile scorgere la "maggioranza" degli italiani. Perché questa è una «destra fluida». Instabile. Con tante antenne e poche radici. E le antenne non mettono radici.
ILVO DIAMANTI
da Repubblica - 31 maggio 2006
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