Dalla Libertà del 4/4/06, pubblichiamo l'intervento di Giacomo Morandi in merito alla Politica economica come emerge dal confronto elettorale.
Anche su "Libertà abbiamo letto l'intervento dell'esponente della Casa delle Libertà che riecheggia disciplinatamente il tema, quasi uno scoop, di fine campagna elettorale lanciato dal Capo e dai suoi sottocapi per mettere in difficoltà Prodi ed il centrosinistra presso quei milioni di elettori che non sono di norma granché interessati ai conti dello stato, ai deficit, al debito pubblica, al Pil e via dicendo.
Anch'io, per ripicca, farò mio uno slogan lanciato dalla parte per la quale simpatizzo "Cinque anni fa vendevano sogni, ora cercano di vendere paura". Vediamo di che cosa parlano.
I dati degli organismi internazionali, della Banca d'Italia, dell'Istat, delle agenzie di rating, delle grandi banche d'investimento, dei centri studi e quelli dell'ultima trimestrale di cassa comunicata dal governo nel corso del meeting "Ambrosetti" di Cernobbio (per la verità ostentando un certo trionfalismo che non può non far sorridere se si confrontano questi dati con gli obblighi dei trattati e con l'andamento del resto dell'Europa) mostrano senza ombra di dubbio il completo fallimento della politica economica (se ce n'è stata una) di questi cinque anni. Il PIL è quasi fermo, la produzione industriale in sensibile declino, il deficit nel bilancio dello stato al 3,8% del Pil, il debito pubblico al 107,4% del Pil, in aumento per il secondo anno consecutivo, l'avanzo primario (essenziale per poter pagare gli interessi sul debito) interamente dilapidato in cinque anni, i posti di lavoro più precari che mai.
La maggior parte delle promesse (i sogni) del solenne "contratto con gli italiani" del 2001, disattese. E che si trattasse di semplici promesse in gran parte non realizzabili lo avevano detto i maggiori economisti fin d'allora, ma più della metà degli italiani ci credette.
Anche in questi giorni emerge l'ennesimo sforamento rispetto alle previsioni del governo. Occorrerà trovare altri 4 miliardi di euro per chiudere anche questa toppa.
Qualunque governo si troverà a gestire tale situazione dopo il 10 aprile, se non vorrà continuare in tale politica irresponsabile che potrebbe far scivolare inesorabilmente il nostro paese, con tutti noi, in una situazione di tipo argentino, dovrà affrontarla con coraggio e, fin d'ora, gli elettori dovrebbero guardare un po' più in là del loro naso ed aspettarsi qualche sacrificio, ovviamente in proporzione ai propri mezzi.
Il centrosinistra ha avuto il torto (secondo alcuni) o l'onestà (secondo altri) di dire che cosa ha intenzione di fare (forse non lo ha fatto abbastanza chiaramente e forse alcuni suoi esponenti per smania di visibilità hanno lanciato messaggi discordanti), almeno nell'immediato, perché poi tutto dipenderà dalla congiuntura, dai conti che emergeranno in sede consuntiva. La riduzione del cuneo fiscale (cioè dell'aggravio sul costo del lavoro che avrebbe la funzione di incentivare la competitività delle nostre aziende e di dare qualche beneficio in busta paga ai lavoratori e quindi di favorire i consumi) è una misura invocata da tutti, ma il suo costo di circa 10 miliardi di Euro andrà finanziato. Come? Si vedrà, ma il programma prevede tre fonti. Una robusta lotta, finalmente, all'evasione ed all'elusione fiscale, enorme e scandalosa nel nostro paese. La cosa è possibile, nell'era dei computer, basta la volontà politica che il centro destra non ha mostrato, anzi, con i condoni e con certi messaggi ha sempre ammiccato agli evasori.
Secondo: il ripristino parziale, per i grandi patrimoni, della tassa di successione, una tassa più "giusta" di altre perché orientata alla redistribuzione solidaristica di una piccola parte di risorse acquisite senza lavoro e senza rischio.
Terzo: l'armonizzazione delle aliquote fiscali sulle rendite da capitale, oggi le più basse in Europa e sbilanciate a sfavore dei conti e depositi bancari e postali che pagano il 27% contro il 12,50% dei titoli di stato e privati (obbligazioni), dei guadagni sulle speculazioni di borsa e, scandaloso, sulle "stock option" degli alti dirigenti privati.
E' su quest'ultimo punto che si è scatenata la campagna terroristica, diffondendo paure di espropri, di tasse patrominiali, di penalizzazioni del risparmio delle famiglie. A parte il fatto che il programma prevede l'esenzione dei piccoli patrimoni (ed è certamente possibile farlo in vari modi, come viene fatto in quasi tutti i paesi europei e negli Stati Uniti). Vorrei, in ogni caso, fare un esempio pratico. Un capitale in Bot o Cct di 100.000 euro oggi rende un interesse lordo all'incirca di 2000 euro e paga una tassa di 250 euro. Se l'aliquota fosse portata al 20% pagherebbe 400 euro. La differenza sarebbe in parte compensata dalla riduzione dal 27%% al 20% della tassa sugli interessi derivanti da conti correnti e depositi bancari e postali, sui quali la maggior parte delle famiglie tiene giacenze operative modeste ma spesso esclusive, necessarie per le spese correnti, per i bancomat ecc.
Di fronte a tali modesti sacrifici sta lo sfascio dei conti pubblici, l'inflazione strisciante che alcuni attribuiscono all'euro (ma possiamo immaginarci quali sarebbero stati gli aumenti dei prezzi se, con i conti che ci ritroviamo) fossimo rimasti separati dall'Europa con la vecchia, periodicamente svalutata, lira?
Si possono poi aggiungere i possibili risparmi sulle spese, quelle militari ad esempio. Mentre le nostre Forze Armate mancano di tutto, pezzi di ricambio, carburante, mezzi più moderni e le forze di polizia faticano a controllare il territorio, ci permettiamo il lusso di tenere soldati e carabinieri, aerei e carri armati in paesi lontani.
Ultima considerazione: lo spauracchio della fuga di capitali. Gli italiani ne hanno già fatto esperienza in passato ed è stata un'esperienza negativa (salvo in periodi di svalutazione pesante della lira) tanto è vero che si sono affrettati a far rientrare i loro soldi anche pagando una tassa del 2,50% non appena ne hanno avuta la possibilità. Dove andrebbero? Non negli altri paesi europei o negli Stati Uniti dove le imposte sono più alte. In Svizzera a farsi taglieggiare dalle banche di quel paese e perdere opportunità di investimenti qui da noi?
Vorrei proprio conoscere con quali mezzi ed a spese di chi un eventuale futuro governo di centrodestra vorrebbe porre rimedio alla situazione da esso stesso creata in questi cinque anni di governo "stabile" e di larga maggioranza. Gli americani, parlando di programmi futuri, dicono talvolta "more of the same" (letteralmente "più dello stesso"). E' quello che dice l'attuale governo: "ancora di più di quanto fatto finora". C'è da stare allegri.
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