lunedì 10 aprile 2006

Quattro partite nel dopo voto

Angelo Panebianco dal COrriere del 10/4/06

Com’è naturale, l'attesa di tutti si concentra al momento su una sola domanda: andrà al governo il centrosinistra o verrà riconfermato il centrodestra? Questa non sarà tuttavia la sola informazione rilevante che, tra poche ore, il computo dei voti ci rivelerà. Un'altra informazione importantissima riguarderà i rapporti di forza all'interno delle due coalizioni. In caso di vittoria del centrosinistra sarà importante conoscere sia i voti raccolti dai Ds e dalla Margherita al Senato (dove le due formazioni si presentano divise) sia i risultati di Rifondazione comunista e della Rosa nel pugno. Una buona affermazione di Fausto Bertinotti influenzerebbe in un certo modo la formazione del governo. Un successo della Rosa nel pugno porrebbe un'ipoteca di segno assai diverso. In caso di vittoria del centrodestra, si tratterà di capire se ci sarà stato o no un riequilibrio dei consensi fra Forza Italia e i suoi maggiori partner e, quindi, se Berlusconi sarà ancora o no il leader incontrastato della Casa delle Libertà.
I cambiamenti più radicali si verificheranno nella coalizione che risulterà sconfitta. Sono i perdenti quelli costretti a rimettersi in gioco. Nel caso che a rimetterci fosse il centrosinistra, l'attuale leadership verrebbe delegittimata. Nuovi capi emergerebbero. Sarebbe probabilmente Walter Veltroni il leader destinato a ereditare un'armata in rotta e il compito di rimetterla in piedi. Il tanto discusso «partito democratico» verrebbe più facilmente costruito in caso di sconfitta del centrosinistra che in caso di vittoria. Se entrambi i partiti ottenessero buoni risultati, Margherita e Rosa nel pugno svolgerebbero un ruolo rilevante. Cani e gatti durante questa campagna elettorale, ferocemente divise da laicità e rapporto con la Chiesa, queste due formazioni hanno tuttavia alcune (importanti) cose in comune: sono piuttosto vicine in politica estera (hanno, per esempio, la stessa posizione su Israele) e potrebbero incontrarsi sui temi della liberalizzazione e della modernizzazione dell'economia.
Questa possibile convergenza darebbe frutti in caso di vittoria del centrosinistra ma potrebbe essere anche più rilevante in caso di sconfitta, potrebbe influenzare la fisionomia del costituendo partito democratico. Se venisse sconfitto il centrodestra, tutto dipenderebbe, nel breve termine, dai consensi raccolti dai vari partiti. Se Forza Italia confermasse la sua forza, Silvio Berlusconi rimarrebbe per un po’ il leader dell'opposizione ma la questione della successione si aprirebbe comunque. Il «partito unico» del centrodestra cesserebbe di essere solo un’ipotesi di scuola. Tanto più che la defezione, già annunciata, della Lega obbligherebbe le forze residue a unirsi per rendere più credibile l’opposizione. Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini hanno entrambi i numeri per succedere a Berlusconi ma devono ancora dimostrare di avere le idee e la forza per costruire una seria proposta liberalconservatrice in grado di riconquistare il consenso del Paese. A differenza di altri, chi scrive non crede che Forza Italia sia necessariamente destinata a disgregarsi in caso di uscita di scena di Berlusconi. È possibile che il partito sopravviva al suo fondatore e che sia lo stesso Berlusconi a indicare il proprio successore. La sconfitta del centrodestra aprirebbe la strada al partito unico dei moderati ma sarebbe una strada costellata di conflitti per la leadership fra molte, assai differenti, personalità politiche.

Nessun commento:

Posta un commento