giovedì 6 aprile 2006

La Cisl, i lavoratori e le tasse

Intervento del Comitato Esecutivo Cisl di Piacenza

Da Libertà del 6/4/2006

Il Comitato esecutivo della Cisl di Piacenza ha deciso di far sentire la propria voce su uno dei temi più caldi della campagna elettorale, e ciò per due ragioni:
1) I programmi dei due schieramenti sono significativamente diversi e a seconda di chi si affermerà le conseguenze che ricadrebbero sui lavoratori e i pensionati sarebbero più o meno favorevoli;
2) Il Sindacato persegue da sempre la giustizia e l'equità sociale come elementi qualificanti della sua azione, attraverso i quali si offre fiducia e speranza e si possono garantire sicurezza e diritti.
Per queste ragioni, il Comitato esecutivo della Cisl di Piacenza ha approvato il seguente comunicato:
«I lavoratori dipendenti non sono spettatori disinteressati del dibattito che si è sviluppato sul tema delle tasse. In fondo sono i principali contribuenti attraverso la tassazione diretta e indiretta. Forse qualcuno è distratto e sottovaluta che c'è già una nuova latente questione sociale: la percezione forte e diffusa della penalizzazione dei redditi da lavoro dipendente e da pensione.
Non censurariamo i contenuti ed il modo con cui qualche esponente politico alimenta la campagna elettorale.
Ricordiamo solo considerazioni e indicazioni che in più occasioni sono state avanzate. Come è noto il lavoratore dipendente italiano è il più tartassato del continente. L'intervento del governo di centrodestra con il primo modulo della riforma, in accordo col sindacato, ha allargato fino a 7500 euro la cosiddetta no tax area. Successivamente, per onorare le promesse elettorali, ha varato il secondo modulo della riforma fiscale riducendo l'aliquota progressiva maggiore a beneficio dei redditi più alti.
E' rimasta quasi completamente scoperta da questi benefici la vasta platea dei redditi da lavoro dipendente e da pensione che mensilmente guadagna dagli 800 ai 1500 euro mensili. Cioè la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti che alimenta la gran parte delle entrate Irpef. Proprio coloro che, in questi anni, hanno avuto difficoltà nei rinnovi contrattuali - la cui attuazione in buona parte è ritardata dallo stesso Governo anche di anni - e, soprattutto, hanno visto drasticamente ridotto il potere d'acquisto del loro salario. E sempre coloro che (piove sul bagnato) non sono riusciti ad ottenere nemmeno la restituzione del maggior drenaggio fiscale (fiscal drag).
La proposta di ridurre il cuneo fiscale va quindi nella direzione giusta perché può permettere la riduzione del costo del lavoro (elemento essenziale ancorché insufficiente per il rilancio della nostra economia) ma anche un sacrosanto aumento del salario netto in busta paga. Come è noto la differenza fra i due valori è enorme. In pratica ogni lavoratore lascia la metà dei soldi in contributi e tasse.
Non è possibile caricare solo sul lavoro e sull'impresa tutti gli oneri del paese e del suo risanamento. Questa quindi è anche un'operazione di equità. Alleggeriamo il lavoro (gravato del 50% dal prelievo contributivo e fiscale) e tassiamo le rendite (che sono al 12,5%). La rendita italiana è la meno tassata del continente. Per il lavoro è il contrario.
Il ricavo stimato non è altissimo ma si tratta comunque di un'entrata strutturale ed equa che avvia l'armonizzazione fra poveri che pagano tante tasse e ricchi che pagano infinitamente meno.
A ciò si aggiunge il grosso problema dell'evasione (entità imponente), il cui recupero, anche parziale, potrebbe permettere una redistribuzione dei carichi e contribuire a sostenere la spesa riducendo l'enorme debito che negli utltimi anni ha ripreso a crescere. Si dice che nel nostro paese quest'operazione è difficile perchè c'è una presenza strutturale di circa un 25% di lavoro non dipendente.
La redistribuzione si può e si deve effettuare sia attraverso la leva fiscale sia attraverso quella contributiva. Perché non armonizziamo anche le aliquote previdenziali ossia riducendole per il lavoro dipendente ed aumentandole per i parasubordinati e gli autonomi? Si otterrebbero due vantaggi: una pensione sufficiente per tutti - da rivalutare annualmente in relazione al tasso inflattivo - dentro le regole del sistema contributivo e anche lavoratori dipendenti con salari netti più alti e adeguati ai livelli europei e nel contempo meno onerosi per le aziende.
Cari politici, recuperiamo i valori dell'equità nel prelievo e nella redistribuzione del reddito, facciamo proposte che diano un futuro a questo paese. Gareggiamo "a chi fa meglio" e onora davvero gli impegni e non "a chi fa meno"».
ll Comitato Esecutivo Cisl Piacenza

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