"Gigi" Gazzola propone una analisi del voto delle Politiche 2006 che conclude con una proposta, anzi un auspicio", a procedere anche localmente verso il Partito Democratico.
1 - Dato per scontato il giudizio sulla nuova legge elettorale, definita una “porcata” dallo stesso estensore, costruita per limitare i danni al centrodestra perdente e impedire la governabilità al centrosinistra vincitore, rivelatasi alla fine un autentico boomerang per chi l’ha ideata, destinata comunque ad essere modificata, resta – in attesa della nuova stagione di governo – da osservare come il risultato elettorale per il centro sinistra sia stato inferiore alle attese e quindi vada accolto con grande equilibrio, senza trionfalismi. Un risultato che tuttavia dà al centrosinistra la responsabilità e il dovere di governare senza inciuci, scorciatoie o grandi coalizioni. Un risultato che soddisfa la Margherita, che esce rafforzata da questo voto, e che ci rende consapevoli di rappresentare una forza determinante, per mantenere l'equilibrio politico della coalizione, per una svolta sul piano legislativo, per dare gambe ad un progetto di Partito democratico che esce anch’esso rafforzato dal risultato elettorale e che realizzeremo con la più ampia partecipazione perché serve a dare al governo Prodi un baricentro e al nostro Paese una forza in grado di recuperare tanti consensi tra gli elettori che hanno creduto ai messaggi allarmistici di Berlusconi.
Non è necessario ricercare accordi particolari con il centrodestra. Dovremo anzi marcare una netta differenza rispetto a loro. Il mandato degli elettori è stato chiaro sia da una parte che dall’altra. Assumendoci la responsabilità di governare, dovremo saperlo fare tenendo conto di tutte le istanze politiche della coalizione e di tutti gli elettori che le hanno sostenute, senza pregiudizi nei confronti degli avversari. Diventa difficile del resto pensare di poter governare insieme a chi considera “coglioni” quelli dell’altra parte. Tuttavia ciò non significa che l’opposizione non debba essere coinvolta da subito a partire dalla scelta dei vertici istituzionali e sulle riforme a partire da una nuova legge elettorale.
2 - Berlusconi ha affermato con certezza l’esistenza di brogli. Effettivamente quando abbiamo visto che i risultati tardavano ad arrivare, nonostante le operazioni di scrutinio fossero assolutamente semplici, questo timore lo abbiamo coltivato. E quel recupero del centrodestra, così consistente a tarda sera, a dispetto di tutte le previsioni, sembrava confermarlo. Normalmente però i brogli sono pratiche elettorali proprie dei paesi totalitari del Sudamerica o del centr’Africa adottate dai governi in carica più che dalle opposizioni. Se Berlusconi ha queste certezze, nonostante le dichiarazioni del Capo dello Stato e del suo ministro dell’Interno del tutto tranquillizzanti, fino al punto di ordinare che i risultati “devono” cambiare, nemmeno “possono” cambiare, evidentemente deve saperne qualcosa. Anche perché a lui, al suo governo e al ministro dell’interno spettava vigilare sulla regolarità del voto. Talché di fronte ad una denuncia così grave e netta sarebbe legittimo attendersi almeno le dimissioni del ministro dell’Interno.
3 - Il voto degli italiani all'estero ha dato un'enorme soddisfazione perché è stato determinante nell’assegnare la maggioranza, sia pur modesta, al centrosinistra anche al Senato. Ma soprattutto per il messaggio che ha trasmesso: chi vede le nostre cose da lontano ha la possibilità, essendo emotivamente meno coinvolto, di vederle in modo oggettivo. Più che i bisticci sull’ICI , la Tarsu e i BOT di cui all’estero importa poco o nulla, conta l’immagine internazionale del Paese. E’ significativo che la preoccupazione per questa Italia, visibilmente in crisi sotto il profilo economico, culturale e sociale non venga da noi, che stiamo qui, ma dagli italiani all'estero, che pure forse non avrebbero interesse a far sì che le cose migliorino, se non per una questione di dignità delle proprie origini: un invito forte ai “residenti” ad essere più lucidi e lungimiranti.
La vittoria dell´Unione alla Camera è anche merito dei giovani, che hanno dato un contributo importante, oltre che del popolo delle primarie. Gli elettori ormai abituati al maggioritario si sono rivolti al simbolo dell´Ulivo alla Camera, che dava una risposta alla richiesta di unità: quella richiesta che veniva dalla gente che si è messa in fila pagando un euro per votare alle primarie. I numeri parlano chiaro, non solo perché il listone ha preso più voti di Ds e Margherita messi assieme, ma perché si è dimostrata convincente anche all’esterno. Sia Di Pietro che Rifondazione ad esempio hanno preso più voti al Senato rispetto alla Camera. La differenziazione tra lista unitaria alla Camera e individuale al Senato ha probabilmente creato disorientamento. Non si è avuto il coraggio di assecondare fino in fondo la spinta delle primarie e si è adottata una soluzione elettoralistica. Nei prossimi giorni dovremo interrogarci su questo. E’ tempo di avviare con più coraggio un vero processo costituente del Partito democratico.
4 - Non esistono più partiti in grado di rappresentare in maniera assoluta, esclusiva, l’elettorato moderato: questo si distribuisce in più partiti. Anche per questo la Margherita farebbe bene a recuperare il suo carattere di partito plurale e a mettere da parte timidezze o timori reverenziali.
A giudicare dai toni della campagna elettorale viene difficile immaginare che il centrodestra possa rappresentare comunque il punto di riferimento dei moderati. Pare che lo abbia compreso subito dal giorno dopo le elezioni il CCD di Casini e Follini prendendo le distanze dal premier pro-tempore, non facendosi coinvolgere dai suoi deliri, dalla pretesa di non arrendersi e sovvertire il risultato finale. Perfino Bernardo Provenzano ha dimostrato più signorilità nell’accettare la realtà.
A Piacenza il centrodestra ha cantato vittoria forse troppo presto. Pretendendo strumentalmente e demagogicamente di legare il risultato delle politiche alle scelte compiute dalle amministrazioni locali. Non ci sono un Reggi e un Boiardi in tutte le amministrazioni locali del nord per giustificare il trend attuale. Che Piacenza sia un territorio con un grande equilibrio politico è noto da sempre.
Sono stati la riduzione dell’astensionismo e soprattutto l’allarmismo e la paura alimentati sulle tasse e sulle successioni dal premier pro-tempore nell’ultimo periodo a orientare il voto. L’azione del governo Prodi avrà modo fin dai prossimi mesi di dimostrare quanto infondati siano quegli allarmi e quelle paure e di guadagnare la fiducia piena anche di coloro che oggi sono magari perplessi.
Manca più di un anno al rinnovo della amministrazione comunale, c’è tutto il tempo per recuperare uno scarto non insormontabile, mostrando ai cittadini i risultati del grande lavoro avviato in questi anni. Da una classe dirigente giovane, dinamica, amministratori di prim’ordine, alla fine più credibili. La concretezza è ciò che ci distingue dal centrodestra abilissimo ad alimentare e cavalcare ogni forma di protesta ma incapace di proposta, privo di un progetto. Lo stesso Berlusconi ha guadagnato voti facendo l’opposizione al programma di Prodi, non illustrando il proprio. A Piacenza, a parte lisciare il pelo a chiunque alzi la voce, quali sono le proposte alternative del centrodestra per lo sviluppo economico e sociale e per migliorare la qualità della vita dei piacentini? In vista delle elezioni amministrative, per quanto riguarda la Margherita, dobbiamo impegnarci con più pragmatismo nel confronto con la città. Ci conforterà in questo impegno proprio il crescente consenso per il partito a livello cittadino rispetto al passato a dimostrazione dell’impegno, della competenza e della serietà di chi lo rappresenta in consiglio comunale. Tutto lo sforzo deve essere finalizzato alla vittoria delle elezioni amministrative e a far partire, finalmente, il Partito democratico. L’auspicio è che anche a Piacenza si possa dar vita al più presto a gruppi consiliari unici. L’impegno fin da ora è di ragionare e lavorare come un soggetto politico unitario, moltiplicando le iniziative comuni e le occasioni di dibattito.
Luigi Gazzola
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