Il Riformista
EDITORIALE
martedì 7 marzo 2006
LA VISITA AL PAPA
L'Unione stava per cadere in una nuova trappola. Ma a tendergliela non era stato Silvio Berlusconi. È stato lo stesso presidente del consiglio, ieri sera dagli studi Telelombardia, a dire che non renderà visita al papa Benedetto XVI prima delle elezioni, a fine marzo. «Si tratta di una udienza chiesta sin dal 20 settembre dal gruppo del Ppe che viene in Italia a fare il suo congresso - ha detto il Cavaliere -. Io non faccio parte di questo gruppo e c’è solo l’isteria di una certa sinistra che vede in ogni cosa una preoccupazione per la propria vittoria elettorale».
E in effetti, domenica pomeriggio, alcuni satelliti incontrollabili del centrosinistra si erano buttati a pesce su quella che sembrava l’ennesima polemica creata ad arte dal presidente del consiglio. Ma ci aveva pensato Romano Prodi, ancor prima che Berlusconi annunciasse il suo no alla visita in Vaticano, a riportare la situazione alla tranquillità. «Non intendo in alcun modo prestarmi a polemiche di nessun tipo circa le udienze che il papa ritiene, legittimamente, di concedere», ha dichiarato il Prof ieri pomeriggio. E a ragione. Perché l’udienza, anche se avverrà a pochi giorni dal voto, non è per Berlusconi, Casini e Mastella, ma per Helmut Kohl, Angela Merkel, José Maria Aznar e gli altri leader del Ppe. È stato lui, quindi, a depotenziare l’effetto polemico della visita, seguito a ruota da Francesco Rutelli e Piero Fassino. Del resto, la strumentalizzazione elettorale del papa non paga, non avrebbe pagato. Solo chi crede a un’Italia che non è mai cresciuta da mezzo secolo a questa parte (l’Italia dei comitati civici e dei forchettoni), pensa che farsi ricevere in Vaticano sia una garanzia di vittoria.
Altra cosa è il dibattito, lo scontro politico, sui valori, sulla laicità, sui rapporti tra stato e chiesa in corso all’interno dei due schieramenti. Una discussione molto seria che va condotta con la forza degli argomenti e delle proposte, non con campagne tutte mediatiche e battute propagandistiche. Esiste un disagio tra i cattolici e in particolare tra quelli orientati con il centro-sinistra? Esiste. Il referendum sulle staminali lo ha dimostrato. Anche in tal caso, però, la sconfitta non è dipesa tanto dall’invito di andare al mare. Bisogna essere onesti di fronte alle sconfitte (noi, che abbiamo sostenuto il referendum, siamo tra gli sconfitti) e ragionare sul perché non siamo stati in grado di convincere gli italiani che non si trattava di una battaglia della scienza contro la vita, ma una battaglia per la vita grazie alla scienza. E’ una questione molto complessa e sarà da riesaminare. Il tema della laicità è uno dei quelli in ballo anche in queste elezioni. Però non si affronta chiedendo a Mastella di non andare a San Pietro. Né si giocano con una udienza papale le sorti dell’Unione. Ed è singolare che i temi di fondo, che riguardano il futuro dell’Italia (quelli sollevati da Montezemolo), siano subito finiti nel cono d’ombra. Oscurati dal polverone su una cerimonia diplomatica. Invece, sono proprio quelli che armeranno la mano di chi segnerà sulla scheda la croce. Tutt’altra croce.
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