martedì 7 marzo 2006

«Qui l'Eden della meccanica»

Bolzoni e un settore dell'industria piacentina leader nel mondo:
«Ma per rimanerlo non dobbiamo aver paura della finanza»

Da Libertà del 7/3/06

«Piacenza è un "Eden" della meccanica e può rimanerlo se apre la sua fantasia imprenditoriale a tutte le opzioni possibili, senza il limite della finanza». Parola di Emilio Bolzoni, presidente dell'omonima azienda piacentina, nata nel 1945 ed oggi leader del settore grazie ad un gruppo internazionale che occupa 540 persone (270 nella sede dei Casoni di Gariga), con 16 aziende in 15 nazioni diverse ed un fatturato consolidato che nel 2005 è stato di 94 milioni di euro.
«Lavoriamo in una delle cosiddette nicchie di mercato - ha spiegato l'industriale - e nel nostro settore siamo diventati i primi in Europa, i secondi in Usa ed i secondi al mondo. Abbiamo recentemente avviato - ha annunciato Bolzoni - la procedura per la quotazione alla Borsa di Milano nel settore Star. Da questo osservatorio mi è stato chiesto di valutare la capacità di competere delle aziende meccaniche piacentine in un'economia globalizza come quella in cui inevitabilmente lavoriamo».
La piacentinità - L'industriale ha tenuto a sottolineare la piacentinità della "Bolzoni": «E' un'azienda fatta da piacentini il cui controllo resterà in mano a piacentini anche dopo la quotazione; un'azienda che ha la testa ed il cuore qui, grazie alle 270 persone che lavorano nella sede dei Casoni di Gariga; un'azienda che fa una parte molto rilevante della produzione a Piacenza. E questo perché - ha aggiunto - la meccanica a Piacenza e più in generale l'industria meccanica italiana è competitiva. Noi abbiamo rilevato tre aziende concorrenti nella nostra storia ed abbiamo avviato o ristrutturato linee di produzione in sei Paesi diversi. Così facendo abbiamo fatto i dovuti confronti tra realtà locale in sei nazioni (tra cui Spagna, Finlandia, Usa, Estonia e Cina) e quella piacentina ed italiana. Ebbene, il risultato delle nostre analisi ci ha portato a spostare un flusso importante di lavoro verso Piacenza e verso l'Italia. E non per campanilismo, ma perché le aziende meccaniche italiane sono sempre risultate le più competitive. Piacenza è, per quanto vale la mia esperienza, il posto migliore al mondo dove fare una produzione meccanica. Ci sono le competenze, la tradizione, le attrezzature, la serietà, l'affidabilità, la disponibilità ad investire, l'attenzione alla qualità, il rispetto degli impegni presi, che ne fanno il posto più competitivo al mondo».
La finanza-amica - Bolzoni ha poi analizzato anche un secondo aspetto e cioè quello finanziario. «Ovvero - ha detto - il superamento dell'ostacolo finanziario. In un mondo globalizzato le necessità finanziarie di una azienda che vuole competere sono molto più elevate. In un mondo globalizzato o si acquisiscono concorrenti o si viene acquisiti. E non è certamente sufficiente reinvestire gli utili (quando ci sono) per acquisire concorrenti. Sarebbe folle indebitare le nostre aziende per poterlo fare».
«Il capitale necessario - secondo l'industriale - deve essere capitale di rischio. Bisogna quindi essere pronti a far ricorso al mondo della finanza. Bisogna essere disposti ad avere soci finanziari nelle nostre aziende. Spesso si tratta di un cambiamento culturale. Si tratta di introdurre alcune rigidità e maggiori regole. Dall'altra parte si aprono però prospettive completamente diverse. Se un imprenditore ripensa alla sua azienda togliendo il tappo finanziario, se apre la sua fantasia imprenditoriale a tutte le opzioni possibili senza il limite della finanza, la prospettiva diventa certamente, completamente diversa. Oggi tutto questo è possibile, è ragionevole, è spesso indispensabile. Il mondo della finanza è cambiato, non bisogna averne paura».
I giovani - Bolzoni ha però anche espresso una sua preoccupazione per il domani. «Vedo un problema di vocazioni - ha detto - perché diventare un bravo tecnico ha perso fascino. In un passato anche recente fare l'imprenditore (non solo meccanico) era una prospettiva con un discreto fascino. Dalle nostre aziende uscivano persone che diventavano poi piccoli imprenditori. E poi crescevano. La scuola formava ragazzi capaci che diventavano bravi tecnici, bravi amministrativi, bravi commerciali. Non dico che oggi non succeda più, ma succede molto meno, le vocazioni sono diminuite, le nuove attività vengono avviate soprattutto da cittadini extracomunitari (ovviamente con tutto il rispetto). Eppure le aziende sono quelle che pagano meglio (soprattutto quelle meccaniche). Ma fatichiamo a trovare giovani che vogliano aiutarci. I nostri ragazzi fanno altre scelte: psicologia, scienze politiche, scienze della comunicazione».
Le pubbliche amministrazioni - «E poi vorrei spendere due parole per i nostri amministratori - ha lamentato Bolzoni - che spesso si spaventano quando un'azienda vuole aprire un nuovo stabilimento. Lo vedono come un problema e non come un'opportunità di maggiore ricchezza per il territorio. Sento dire da qualcuno: "meno male che la Gobbi non ha fatto un altro stabilimento a Piacenza". E' pazzesco! Nelle nostre aziende assumiamo artigiani che smettono di fare l'artigiano. Proprio nel momento in cui le nostre aziende hanno raggiunto il massimo della tecnologia, della sicurezza e della pulizia veniamo considerati brutti sporchi e rumorosi. E' un grande problema. Gli imprenditori hanno certamente delle colpe in questo. Credo che a causa di questo la nostra competitività nel tempo sia a rischio. E allora la nostra società deve decidere se vuole trasformarsi in una società di servizi o se vuole mantenere un contenuto industriale. Questa scelta deve essere una scelta di campo che comporta conseguenze sulla scuola, sul comportamento delle istituzioni, sulla famiglia, su tutti noi. Visto il mestiere che faccio e quanto mi diverto a farlo, non ho dubbi su quale sia la scelta giusta».
Giorgio Lambri
giorgio.lambri@liberta.it

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