Montezemolo: deluso dalla Cgil
Voto, spero in un risultato netto
CINQUE PRIORITA’
Dal COrriere dellaSera del 5/3/06
Confindustria
ROMA - «Nessuna tentazione centrista, io mi auguro un risultato chiaro, netto, nonostante la brutta legge elettorale. E un governo che governi, che decida e abbia il coraggio di fare scelte anche impopolari». Il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo, disegna il perimetro degli auspici imprenditoriali alla vigilia delle elezioni. Nel pieno di una campagna elettorale che resta «la peggiore della storia, con insulti e delegittimazioni, con programmi che promettono bonus e regali che non possiamo permetterci». Nella sua prima intervista dopo quasi due anni alla guida di Confindustria, rilasciata al direttore del Sole 24 Ore Ferruccio de Bortoli e della quale sono stati anticipati alcuni passaggi, Montezemolo indica anche cinque grandi priorità per il rilancio del Paese. Sono da realizzare nella prossima legislatura, «in tempi stretti»: dieci punti in meno di cuneo contributivo; meno 20% dei costi dell'energia; più concorrenza, liberalizzazioni e privatizzazioni; strumenti certi per ricerca e innovazione; moderne relazioni sindacali.
Su quest’ultimo argomento il leader degli imprenditori non nasconde una grande delusione, specialmente alla luce delle conclusioni del congresso della Cgil. Montezemolo, dopo quattro anni di conflitto permanente ingaggiato dal suo predecessore Antonio D’Amato, è stato l’uomo che ha rilanciato il dialogo, il concetto di «concertazione», ripetendo ovunque il format «fare squadra». Oggi ammette di non aver «ascoltato alcuna proposta concreta né sul recupero di produttività né sulla contrattazione». Pur rimanendo convinto che le relazioni industriali si debbano basare su un «sindacato collaborativo, non conflittuale o ideologico», Montezemolo chiede anche un passo verso la «modernità». Al leader della Cgil Guglielmo Epifani, riconosce di «condividere la sua analisi, che per molti aspetti è quella di Confindustria», ma poi lo accusa di essere rimasto fermo. «E a noi non ci sta bene la logica del governo amico, roba vecchia con la quale non si va da nessuna parte», precisa Montezemolo immaginando il passo lento di Epifani dovuto alla speranza della vittoria del centrosinistra.
Il presidente di Confindustria non nasconde la sua delusione anche nei confronti del governo Berlusconi. Quando de Bortoli ricorda il refrain del presidente del Consiglio - «tutto quello che Confindustria mi ha chiesto io l’ho fatto» - Montezemolo è netto: «Per la competitività delle imprese si è fatto poco o nulla, il programma liberale del Polo è rimasto purtroppo sulla carta». Giudica positivamente la legge Biagi e la riforma del diritto fallimentare, ma nel complesso il bilancio di questi cinque anni non è esaltante.
E lamenta come nei programmi elettorali dei due schieramenti siano insufficienti i riferimenti alle liberalizzazioni e alla riduzione del peso dello Stato in economia. «Nella distribuzione, nelle farmacie, nei taxi, nelle banche e assicurazioni - spiega Montezemolo - ci vuole più concorrenza». Troppi gli sprechi e le contaminazioni tra affari e politica. Un esempio per far capire la gravità della situazione: nel 1996 le municipalizzate diventate Spa erano 30, oggi sono 700 e solo nel 3,4% dei casi si è arrivati a una maggioranza privata.
Montezemolo elenca anche altre richieste, come quelle per rilanciare la ricerca. Trattasi di un «credito di imposta del 50% sulle spese per progetti affidati dalle imprese alle università» e del 10% sulle spese totali delle imprese in dieci anni. Ma queste non sono cose nuove, sono concetti che Viale Astronomia avanza da anni. Montezemolo anticipa che il 17 e il 18 marzo Confindustria lancerà un vero e proprio «manifesto» per il futuro del Paese e lo sottoporrà alle forze politiche e sociali. «Ma con una postilla - precisa - non facciamoci illusioni, non c’è più nulla da dividere, c’è solo da rimboccarsi le maniche, mettere l’impresa al centro di tutto e pensare al futuro, specie quello dei giovani».
Dalla lunga conversazione, emerge l’amarezza di Montezemolo per le troppe occasioni perse, per tutte le riforme annunciate e non fatte, per il tempo perduto da feroci scontri politici. «Questo Paese non attrae più...», osserva, «se ne vanno gli investimenti esteri, di turisti ce n’è sempre di meno, per non parlare dei cervelli e dei bravi studenti». E ricorda una sua profezia per nulla gradevole: era il dicembre del 2004 e Confindustria lanciò l’allarme di una crisi economica senza precedenti. Il governo non la prese bene e il leader degli imprenditori non ha dimenticato il titolo di un giornale vicino alla maggioranza: «L’Italia va, Montezemolo frena». Oggi, l’Istat ha certificato la crescita zero.
Roberto Bagnoli
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