sabato 4 marzo 2006

La Margherita corteggia i «blairiani»: i nostri 9 punti più chiari del programma

All’incontro Giddens e Lafond di Policy Network, il pensatoio del leader britannico

Dal COrriere della Sera del 4/3/06

DAL NOSTRO INVIATO
VENEZIA - «Se invece che le 284 pagine del programma del centrosinistra guardate i nove punti della Margherita, sarà tutto molto chiaro». Un po’ sornione, Tiziano Treu elenca in un inglese impeccabile le sue priorità per rilanciare l’Italia. Attorno al tavolo lo seguono Tony Giddens e François Lafond di Policy Network, il pensatoio di Londra seguitissimo dal premier Tony Blair.
Con loro Francesco Rutelli ed Enrico Letta. Poco più in là Antonio Polito e Marisol Touraine, forse la socialista francese più vicina al leader dell’area «liberal» Dominique Strass Kahn, poi vari esponenti di rango delle socialdemocrazia tedesca e scandinava. Giuliano Amato, a fine giornata, ha appena lasciato la sala.
In realtà le parole di Treu rimbombano un po’ nella penombra dei Magazzini del Sale, monumento a un’antica grandezza veneziana che per l’ Economist è simbolo del declino italiano. Ma è solo per il richiamo del luogo che Glocus, il centro studi della Margherita guidato da Rutelli e Linda Lanzillotta, ha fissato qui il suo incontro con Policy Network. È infatti almeno la seconda volta di seguito che gli stessi intellettuali blairiani scendono in Italia a parlare di programmi del centrosinistra: a ottobre erano a Roma alla Fondazione Italianieuropei, diretta da Massimo D’Alema e Amato e considerata più vicina ai Ds. Allora c’era anche Fassino, però non Rutelli. «Un filo di competizione c’è sempre», ammetterà poi Treu al termine della giornata.
Eppure qui dei Ds c’è il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, mentre l’economista Nicola Rossi ha dovuto rinunciare solo all’ultimo e ha mandato la sua relazione. E Linda Lanzillotta ci tiene a far risaltare non la concorrenza, bensì la collaborazione alla ricerca di una sponda europea per il futuro partito democratico. «Lavoriamo ai contenuti dell’area riformista», dice.
Rutelli parlerà oggi. Ma è già chiaro che applicare quei contenuti a un programma di governo non sarà una passeggiata. Lo fa capire Giddens, che avverte: «Non diamo alla globalizzazione la colpa di tutto: con il crollo delle nascite e lo squilibrio delle pensioni la Cina non c’entra nulla». Su un welfare più orientato a favore delle famiglia si sofferma anche Amato. E del tutto d’accordo è Enrico Letta, così convinto che sulle pensioni si debba fare di più da suggerire: «Aboliamo quelle dei parlamentari per rendere le nuove riforme digeribili ai cittadini». A monte c’è quello che Treu chiama con pertinenza l’«adeguamento del coefficiente di trasformazione» della riforma Dini. In pratica, significa che oggi si vive più a lungo e la vecchia riforma prevedrebbe il passaggio a un ritiro dal lavoro più tardi o una pensione ridotta. Chiamparino ci sta? «In una coalizione servono compromessi».
Federico Fubini

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