venerdì 3 marzo 2006

LA MARGHERITA CON PRODI SENZA DUBBI

Lettera di Luigi Gazzola a Libertà

Gentile Direttore,
un serio indizio che l’Unione si appresta a vincere le prossime elezioni emerge dal nervosismo che trapela dalla parte avversa. Che non si preoccupa nemmeno più di fare, come cinque anni fa, promesse elettorali tanto roboanti quanto illusorie, bensì insegue l’Unione per criticarne il corposo programma, invocare confronti televisivi, insinuare dubbi per suscitare paure nell’elettorato moderato. In questo senso la “tribuna elettorale” di Libertà del 1° marzo offriva due significativi contributi. Una interessante esegesi pro domo propria di frasi estrapolate dal contesto, pronunciate da esponenti del centrosinistra che deporrebbero per un programma unionista assai controverso: analoga operazione critica sul programma del centrodestra è invero ad oggi impedita non tanto perché inattaccabile quanto perché inesistente. A proposito di contraddizioni tuttavia, allorché il premier Berlusconi ha provato a fornire qualche indicazione programmatica, lo ha fatto in assenza del candidato premier Fini e del candidato premier Casini, legittimando il sospetto che gli altri due non fossero d’accordo o avessero un programma proprio.
Il secondo intervento muoveva dallo stupore provocato da una dichiarazione di Diliberto secondo la quale “ci sono nell’Unione troppi moderati, occorre ridurne il numero ed il peso”. Una affermazione del tutto legittima per un leader politico che in campagna elettorale coltiva l’ambizione del proprio partito a crescere e, davvero, chiara nel senso proprio delle parole per cui l’identità dei moderati e dei riformisti trova piena cittadinanza nell’Unione - addirittura “troppo” per Diliberto – contrariamente a quanto si insinua per spaventare un elettorato moderato che si vorrebbe forse altrettanto sprovveduto.
Ma quando anche le parole diventano relative e discutibili secondo il proprio punto di vista, il vero si confonde con il falso, si può ben finire per confondere il riformismo con il massimalismo. Addirittura scambiare per la fine del progetto moderato della Margherita e dell’Ulivo la libera decisione di quel partito di affrancarsi dalle melodiose note di un piffero magico che conducevano nel baratro e al seguito delle quali volentieri lasciamo che altri si accodino alla ricerca di una nuova rendita di posizione da un’ennesima porzione di centro indefinito. Ove richiamarsi ai valori liberali e democratico cristiani, magari in compagnia di Calderoli tanto per mettersi al riparo da “manifestazioni di inaudita ed intollerabile violenza”.
Lo scopo come sempre è quello di parlare d’altro, distogliere l’attenzione dai fallimenti governativi, fare della filosofia e, per tacer d’altro, nascondere la crescita zero del Paese nel 2005 e il calo di occupazione e dei consumi degli italiani.
All’Unione non servono patenti di moderatismo e, per fugare ogni dubbio, alla Margherita basta il sostegno offerto dall’ex cancelliere Helmut Kohl, principale esponente della tradizione cristiano democratica europea e del PPE, che su Romano Prodi ha investito le proprie speranze per il governo del Paese e per il rilancio dell’Europa stessa, dichiarando: “ai miei amici democristiani del centrodestra dirò che rivedrei con piacere una forza unita, un partito di democrazia cristiana. Se volete chiamarlo partito democratico va bene: purché il leader sia Romano. Sarebbe bello per l'Italia e per l'Europa”.

Democrazia è Libertà – La Margherita
Luigi Gazzola

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