venerdì 3 marzo 2006

In risposta a Trespidi e Squeri

Intervento di Angelo Ghillani

Alcuni esponenti politici del centro destra piacentino, nell’ultimo periodo, attraverso interventi sulla stampa locale, sostengono che nella Margherita sono finite le spinte riformiste, in quanto nell’Unione prevarrebbero le spinte “massimaliste”, provenienti dalla sinistra della coalizione, con conseguente posizione marginale del nostro partito, all’interno della coalizione stessa.
A causa di queste logiche inoltre, gli “elettori di centro“ dovranno per forza scegliere la coalizione di centro destra che meglio rappresenta lo spirito moderato.

Come prima cosa sarebbe opportuno che questi autorevoli esponenti locali si voltassero indietro per vedere chi sono i loro compagni di viaggio.
Sono moderati i vari Calderoli, Borghezio, Buontempo o Alessandra Mussolini ? E ancora chi in questi anni di legislatura ha votato a favore di leggi come il falso in bilancio, l’ex Cirielli (ex perché disconosciuta anche da chi l’ha proposta), sono moderati ?
Nell’ultimo scorcio di legislatura abbiamo assistito alla profonda crisi della cosiddetta Casa delle Libertà in quanto i partiti che la compongono non riescono più a marciare uniti, questa è la verità. Ma cosa hanno in comune infatti l’UDC e la Lega Nord ? E il nazionalismo di AN con le spinte secessioniste della Lega? Per non parlare poi di Forza Italia, partito ingessato ad uso e consumo del premier, che di moderato ha ben poco.
La Margherita, è bene ricordarlo , fin dalla nascita è diventata un punto di incontro di cattolici e laici, provenienti da culture diverse (popolare, liberale, democratica), che hanno partecipato alla costruzione del nostro paese. Essere punto di convergenza e aggregazione, è nella ragione stessa dell’essere entità politica. La collaborazione tra cattolici e laici non è scoperta di oggi, è stata la filosofia di De Gasperi, ed è diventata la storia dell'Italia risorta dalla dittatura e dalla guerra. Lo stesso Don Sturzo, rivolse il suo appello non ai cattolici in quanto tali, ma indiscriminatamente a tutti i «liberi e forti» (i riformisti di oggi), a quanti cioè — credenti e non credenti — condividessero un coraggioso progetto di riforma sociale ispirato ai valori cristiani, presi nella loro valenza civile e laica (non confessionale).
La Margherita quindi, rappresentando già al proprio interno la sintesi positiva di culture di differente provenienza, offre il proprio contributo programmatico e intellettuale, per orientare le scelte della coalizione di centro sinistra, armonizzandole con i soggetti politici che la compongono, senza mai perdere di vista un riferimento preciso che rimane imprescindibile: costruire la casa comune dei riformisti.

Nella stesura del programma comune dell’Unione, inoltre, la Margherita ha fatto valere le proprie posizioni in uno spirito di unità della coalizione, per respingere la grave distorsione della legge proporzionale, voluta dal centro destra per moltiplicare le divergenze ed alimentare gli estremismi, in barba a quella politica di moderazione tanto osannata dai nostri esponenti locali della Casa delle libertà.

La Margherita non ha perso per niente il grande spirito riformista, e Rutelli fin dallo scorso mese di Ottobre dopo le nostre elezioni primarie, aveva già gettato il cuore oltre all’ostacolo, proponendo ai DS il grande progetto del Partito Democratico.
Questo significa anche essere riformisti : mettersi sempre in discussione anziché difendere piccole posizioni di nicchia. Questa è la differenza sostanziale con il centro destra.
Il nostro paese e la nostra provincia hanno bisogno di una Margherita forte, di una Margherita viva che parli alla società, che guidi con passione i cambiamenti e non di un partito che si rinchiude in se stesso, di una Margherita in cui le culture politiche vere, vivano e si ascoltino tra di loro, e con una grande capacità di idee e proposte di rinnovamento sociale.

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