martedì 28 febbraio 2006

Il "no" dei residenti alla mobilitazione dei commercianti del centro

Francesco Ferrari
Presidente dell'associazione dei residenti nel centro storico (assocentro.pc@virgilio.it)
intervento sulla ZTL e sulla vivibilità del centro storico

I residenti in centro non hanno partecipato alla mobilitazione dei commercianti del centro, organizzata contro la zona a traffico limitato (Ztl) allargata e l'operato dell'attuale giunta comunale. Permettetemi alcune considerazioni a nome dell'Associazione che rappresento per spiegare le ragioni per le quali noi ci troviamo invece su posizioni opposte.
E' certamente vero che il centro storico ha bisogno di qualità di vita, ma certamente l'approccio non può essere eccessivamente soggettivo e di parte: si tratta dell'area della città nella quale un'eccessiva pressione di attività economiche e di servizio hanno reso difficile la convivenza ed in particolare la permanenza della residenza (oggi per lo più fatta di anziani), abbiamo sprecato fiumi di carta e di parole sull'esigenza di recuperare la vivibilità del centro in senso ampio, quindi equilibrato.
Se invece si assume che vita nel centro vuol dire trasformarlo o governarlo come un grande centro commerciale (negozi + animazione + parcheggi), ci dimentichiamo in un colpo solo i rilievi dell'Arpa in via Borghetto ed in via Giordani, i diritti dei disabili e dei bambini, le conclusioni dei convegni dei pediatri di base, della nostra associazione e dell'Asl con i paurosi diagrammi sull'aumento delle patologie cardiopolmonari e delle allergie. Se assumiamo invece un approccio più socialmente allargato (con riferimento alle categorie di soggetti che in centro e del centro vivono ed operano) si comprende che l'ampliamento della Ztl è un intervento corretto (e peraltro auspicato da anni) anche se ancora non sufficiente.
La crisi commerciale è sicuramente presente, fa parte di una crisi molto più generalizzata del nostro sistema, crisi sicuramente molto prevedibile non potendo continuare ad acquistare e consumare beni strumentali e voluttuari in "saecula saeculorum" e andando incontro quindi ad una contrazione della domanda che porta inevitabilmente ad una selezione sull'offerta, cioè una selezione degli esercizi commerciali cui l'utente si rivolge. Gli esercizi commerciali non si identificano solamente con l'abbigliamento ma con tutti gli altri settori dell'offerta economica, e a seconda del tipo esistono problemi diversi, tutti analizzabili ma con ipotesi di soluzione differenti. L'abbigliamento, già menzionato, si trova davanti a realtà come un paio di jeans a prezzo variabile dai 9 euro dell'esercizio cinese ai 350 euro e più del capo supergriffato, realtà quindi estremamente variegata che non può essere affrontata con una semplice richiesta di libera circolazione delle automobili, ma con misure molto diverse quali associazionismo, diversificazione di offerta, identificazione di nicchia, elasticità di orario ecc. I bar, i pub e gli esercizi pubblici in generale si trovano ad esercitare ad orari molto diversi da quelli di anni fa, ora molto spesso incompatibili con una convivenza civile: vent'anni fa tutti i locali la sera erano pieni, non c'era internet, non c'era Sky, non c'era la Playstation e la televisione aveva solo due canali, si stava fuori si discuteva, si rideva, si amoreggiava, ma a mezzanotte si chiudeva tutto e si andava a letto, con sollievo dei vicini. Ora, per una lunga serie di concatenazioni (io sono più propenso a pensare ad un'accorta regia commerciale per far lavorare tutti) la gente in discoteca ci entra alle 2 di notte, dopo essere passata a fare l'happy hour verso le 9, a mangiare un boccone verso le 11, e quando esce dal ristorante all'una di notte con la voglia di fare quattro chiacchiere anche ad alta voce i vicini che hanno le finestre delle camere da letto che danno sulla strada sono già al secondo sonno, sonno che sarà sicuramente interrotto da una risata, o da una battuta, o dal cicaleccio. Tutte cose anche estremamente gradevoli, ma all'orario opportuno.
I professionisti e le agenzie di servizi hanno sicuramente dei grossi problemi, e si può provare come si sta facendo adesso, a portare fuori dal centro di una quota di servizi, anche professionali e pubblici: aumenta però notevolmente il problema di assicurare e gestire una mobilità da e verso questi nuovi poli attrattivi basata più sul mezzo pubblico che sull'auto. Ma qui dalle nebbie del Piano urbano del traffico (Put) purtroppo non emerge nulla di concreto e certamente possiamo parlare di occasione perduta.
Quanto agli ambulanti, categoria commerciale tra le più importanti, hanno cominciato a chiedere, Ztl più o Ztl meno, un trasferimento sempre più importante sul Pubblico passeggio, manifestando la volontà di abbandonare un centro storico apparentemente così amato fino ad ora.
Fare una grossa manifestazione contro la Ztl allargata mi sembra sinceramente un voler addossare ad altri le responsabilità di una crisi che andrebbero prima forse individuate nelle strategie di gestione perseguite finora dalla categoria: l'immagine della piazza pubblica da "Mulino Bianco", con la panettiera che scopa il selciato e scherza con il macellaio mentre il cartolaio le fa l'occhiolino non è ormai - purtroppo - più compatibile con la società di oggi.
Con tutto ciò, il problema dei parcheggi rilevato dai commercianti è sicuramente di vitale importanza: anche se non si può negare che molti nuovi posti auto sono stati attrezzati (si pensi al recente parcheggio della stazione); resta molto pesante la considerazione che per tutti gli altri non sia ancora stato aggiudicato neanche un contratto di project financing, pur parlandone in assemblee pubbliche ed incontri privati da anni.
Se consideriamo poi l'aumento della rotazione sui posti auto esistenti, questo va certamente a soddisfare più le esigenze dei commercianti che quelle dei residenti: anche i residenti infatti, in particolare quelli meno abbienti, hanno un'atavica fame di posti-auto che dovrà essere soddisfatta al più presto con un'offerta di parcheggi molto più organizzata e pensata di quanto non sia oggi, con quote ad essi riservati come avviene in tutte le città italiane.
Su tutto questo vigila un corpo dei vigili urbani che brilla per la sua assenza dalle strade, permettendo situazioni incompatibili non solo con il la vigilanza sull'inquinamento (ingorghi per macchine in seconda fila, posti-sosta degli autobus sempre intasati, ecc.) ma anche con la semplice convivenza civile.
Nel disagio attuale, purtroppo, dobbiamo collocare una notevole responsabilità non solo della presente ma anche di tutte le passate amministrazioni comunali (senza pensare ai responsabili tecnici dei vari uffici, che non passano ad ogni amministrazione e sono responsabili della scarsissima qualità dei cantieri pubblici avviati in città negli anni passati), che hanno permesso la decentralizzazione di alcuni uffici essenziali ed il mantenimento in centro dell'Ospedale civile (qualsiasi urbanista avrebbe qualcosa da dire), la costruzione di una palazzo-uffici alla Farnesiana senza presentare un progetto serio di collegamento al centro mediante mezzi pubblici, che hanno provveduto a provvedimenti a "macchia di leopardo" senza una vera politica del territorio.
Guardiamo gli interventi nel centro storico di Parma, il lungo-Po ed il centro di Cremona, l'asse pedonale di Mantova, i lavori di Modena. Noi (escludendo il meritevole intervento sulle rotonde cittadine) tutto quello che abbiamo fatto negli ultimi vent'anni è stato Borgo Faxall e il Polo logistico. C'è veramente da rimboccarsi le maniche tutti insieme... Bisogna però dare anche una priorità agli interventi, e crediamo che la salute di tutti noi sia veramente il bene più grande, e venga prima di qualsiasi capo di abbigliamento o tazzina di caffè. Ai commercianti però diciamo di non strapparsi troppo le vesti sulla "morte" del centro, o quanto meno di non farlo anche in nome dei residenti.

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