ENRICO LETTA
da Europa del 28-02-2006
sulla vicenda ENEL-Suez
Chi di colbertismo ferisce di colbertismo perisce. Potrebbe essere questo un approccio ironico ma efficace per descrivere la situazione paradossale in cui oggi si trova il governo italiano.
Ha picconato l’Europa comunitaria, ha dato sponda a tutte le iniziative più o meno euroscettiche che hanno indebolito la forza di Bruxelles rispetto alle prerogative degli stati membri. E ora deve aggrapparsi a Bruxelles.
Sperare che Bruxelles non sia già troppo debole da non essere in grado di intervenire. Questo stesso governo agli imprenditori italiani spaventati dalla globalizzazione ha spiegato che la colpa della perdita di competitività italiana è tutta della Cina, e che quindi è tempo di protezionismo e bisogna chiudere le porte a qualunque scambio commerciale con i paesi asiatici.
Ed è lo stesso governo che di fronte al protezionismo francese chiede oggi liberi scambi e fair trade.
Attorno a questi paradossi ruota la difficoltà con cui l’Italia si trova a reagire di fronte alla scelta del governo francese.
Punto di partenza di una efficace azione dovrebbe essere quello innanzitutto del rispetto del principio di reciprocità. Questo fu la base con cui nel 2001 il governo Amato col sostegno della Cdl intervenne congelando i diritti di voto di Edf appena sbarcata nel mercato italiano. Strumento utile se lo si fosse poi usato bene. Strumento che è stato eliminato dal parlamento su proposta del governo lo scorso anno in cambio di poco o nulla come le attuali vicende dimostrano.
Soprattutto strumento che non può oggi essere riproposto pari pari perché, già sul filo della bocciatura della corte di giustizia, rappresentava un’arma estrema, di quelle che si possono usare una sola volta.
Ma questo non vuol dire che altre forme perché si ottenga un efficace rispetto della reciprocità non possano essercene e su questo l’Ulivo ha intenzione di svolgere un ruolo costruttivo e, come sempre, nell’interesse del paese.
La reciprocità – come ha detto Romano Prodi – è la base su cui provare a rilanciare il ruolo dell’Europa.
Da queste vicende, reazione spagnola a opa Eon su Endesa e reazione francese a voci di opa Enel su Suez, emerge una profonda crisi europea e sono visibili i danni che questa crisi porta.
La competività europea nei mercati globali trae vantaggi dalla logica dei campioni europei, non da quella dei campioni nazionali.
Questi ultimi finiscono per danneggiare i consumatori interni e limitarsi a vicenda nella crescita continentale, obbligando i governi nazionali a protezionismi dannosi e costosi.
L’Europa ha bisogno di campioni europei. Il modello è quello di grandi intese transfrontaliere, tipo Unicredit-Hvb nel campo del credito o Eon-Endesa ed Enel-Suez in quello dell’energia. Queste strade vanno battute con determinazione per creare quella soglia dimensionale adeguata per competere su scala globale. L’Europa si gioca la sua stessa ragion d’essere in questa partita.
E l’Italia, che più di ogni altro paese ha bisogno di un’Europa forte, deve essere antiprotezionista ed europeista non a giorni alterni se vuole avere una chance reale di recuperare la competitività perduta.
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