da "Il sole 24 Ore" 16 marzo 2006
l 2006 è incominciato per l'economia internazionale in maniera favorevole, così come è stato brillante l'andamento del 2005, grazie al traino della locomotiva americana e di quelle asiatiche (Cina e India in testa). Il Pil mondiale continua a crescere a un ritmo superiore al 4% annuo, nonostante le tensioni e gli squilibri in atto, dall'elevato prezzo del petrolio all'ingente deficit commerciale degli Usa, che si riflette nella volatilità del cambio del dollaro. Negli Stati Uniti l'aumento del Pil dovrebbe confermarsi quest'anno sopra il 3%, mentre si sta rafforzando il profilo congiunturale del Giappone e, sia pure con qualche ritardo e incertezza, anche quello dell'area euro. I tassi ufficiali d'interesse - oggi al 4,50% negli Usa e al 2,50% nell'eurozona - sono previsti risalire verso il 5% e il 3% rispettivamente entro la fine del 2006. Nella media di Eurolandia, in particolare, la dinamica del Pil dovrebbe portarsi dal modesto +1,3% del 2005 al 2% circa quest'anno, avvicinandosi così alla crescita potenziale.
In Italia i dati diffusi dall'Istat sull'andamento dell'economia nel 2005 sono arrivati come una doccia fredda, a fronte di attese già deludenti, e hanno spento i cenni di ottimismo che si stavano diffondendo a seguito dei progressi nel frattempo segnalati dagli indicatori qualitativi delle inchieste congiunturali. La crescita zero registrata dal Pil sarebbe andata addirittura in negativo, senza l'apporto dei consumi pubblici e della variazione delle scorte. Il quadro di deterioramento è messo in evidenza dalla caduta degli investimenti delle imprese e dall'aumento impercettibile dei consumi delle famiglie; le esportazioni, poi, sono cresciute meno delle importazioni e, grazie all'ombrello dell'euro, è stato contenuto il deficit commerciale, in gran parte legato al caro petrolio. Non solo l'economia italiana non cresce - l'incremento medio annuo del Pil è pari ad appena lo 0,6% nel periodo 2001-2005 - ma fa nuovi passi indietro rispetto all'Europa, a cominciare dai principali partner, Germania e Francia, per non parlare della Spagna. Le speranze di ripresa sembrano, dunque, ancora una volta rinviate, anche se i segnali degli indicatori anticipatori mostrano un certo rafforzamento del tono congiunturale nella prima metà del 2006.
Congiuntura italiana e conti pubblici
Sul fronte della finanza pubblica, che rappresenta oggi la più importante sfida della politica economica, la situazione non può essere, di conseguenza, rassicurante per gli effetti, in primo luogo, della bassa crescita congiunturale.
La legislatura da poco conclusa presenta, infatti, un bilancio difficile: il deficit, espresso come indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, ha raggiunto il 4,1% del Pil nel 2005, mentre l'avanzo primario, calcolato sottraendo gli interessi sul debito, è sceso al suo minimo dagli anni 90 (lo 0,5% del Pil), a causa del sensibile aumento della spesa corrente primaria. Si tratta di un'evoluzione che continua a preoccupare i mercati finanziari, a cominciare dalle agenzie di rating, ed espone i conti pubblici italiani alle possibili sanzioni dell'Unione europea.
Se la ripresa economica non decolla e il Pil ristagna, cresce il deficit del bilancio pubblico ed entra in sofferenza, pertanto, la gestione del debito, resa più critica dalla prospettiva di nuovi rialzi dei tassi d'interesse da parte della Banca centrale europea. Ogni aumento dei tassi ha effetti contenuti nel breve periodo, ma introduce ulteriori elementi di instabilità a medio termine negli equilibri della finanza pubblica, già a rischio a causa del debito che è tornato a crescere nel 2005 (per la prima volta dal 1994). Grazie alla revisione in aumento del Pil compiuta dall'Istat, il rapporto debito/Pil si è fermato lo scorso anno al 106,4%, ma non si può certo considerare sotto controllo, se si guarda all'andamento dei conti di cassa. Il dato cruciale della dinamica del fabbisogno di cassa è molto negativo nel primo scorcio del 2006 e, dal momento che esso alimenta il debito, la discesa del rapporto debito/Pil diventa di conseguenza problematica, soprattutto in un contesto di spesa per interessi sempre meno favorevole.
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