giovedì 16 marzo 2006

I giovani e la precarizzazione del lavoro

A cura del gruppo Giovani della Margherita di Piacenza

Per chi oggi si accinge a entrare nel mondo del lavoro, la parola d’ordine è senza dubbio una sola “precarizzazione”, termine che purtroppo è entrato a far parte molto rapidamente del vocabolario delle giovani generazioni. Paura di ammalarsi e di avere dei figli, paura di non vedersi rinnovare il contratto di lavoro in caso di rivendicazioni sindacali, incapacità per un giovane di progettare un futuro che possa dirsi finalmente “indeterminato”, mancanza di una minima tranquillità economica. Al di là di tutte le cifre strombazzate dal governo Berlusconi questa è sostanzialmente la vera eredità che ci lascia dopo cinque anni di malgoverno. La mancanza di una speranza. È per questa serie di ragioni che noi Giovani della Margherita sposiamo con entusiasmo il programma elettorale di Romano Prodi, per modificare sostanzialmente tutti quegli articoli che hanno fatto della legge 30 del 2003, una legge sciagurata. No alla precarizzazione del lavoro e sì ad una flessibilità regolata che abbia ammortizzatori sociali, ricongiunzioni previdenziali e che abbia una formazione permanente. Proponiamo la reintroduzione del credito d’imposta a favore delle imprese che assumono a tempo indeterminato. Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruire una prospettiva di vita e di lavoro serena. In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate sulla base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni richieste e che non debbano superare una soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa. Proponiamo che le tipologie di lavoro flessibile siano numericamente contenute e cancellate quelle più precarizzanti: ad esempio il job on call (lavoro a chiamata), il contratto di inserimento e il cosiddetto staff leasing. Per quanto riguarda il lavoro a progetto, lo vogliamo sottoposto alle regole dei diritti definite dalla contrattazione collettiva e vogliamo che ne sia eliminato l’utilizzo distorto, tenendo conto dei livelli contrattuali delle categorie di riferimento e con una graduale armonizzazione dei contributi previdenziali. Inoltre dovranno essere monitorati e sicuramente eliminati tutti gli abusi con cui imprenditori senza scrupoli utilizzano periodi di stage e tirocini formativi come vera e propria manodopera senza costi e senza diritti. Questo per poterci finalmente ricostruire una speranza e un futuro migliore.

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