giovedì 23 marzo 2006

Dario Franceschini a Piacenza

da LIBERTA' di giovedì 23 marzo 2006
Il coordinatore nazionale della Margherita a Piacenza auspica un Paese «governato dal buonsenso e dalla moderazione»
Franceschini: «Stop all'Italia delle risse»
«Le diverse anime del centrosinistra? Quel che conta è il programma»

Dopo il 10 aprile Dario Franceschini immagina un'Italia «in cui finisce la rissa, in cui la classe dirigente non crede che aver vinto le elezioni significa diventare padrona delle istituzioni», un'Italia «guidata dal buonsenso e dalla moderazione». Nel pomeriggio piacentino del coordinatore nazionale della Margherita (e - si dice - futuro presidente, se Francesco Rutelli dovesse avere in ruolo di governo) c'è spazio per la letteratura (con la presentazione del suo romanzo dedicati ai personaggi del Po), per il dibattito (con l'incontro in Sant'Ilario sui giovani della "generazione Ulivo") e il suo partito (con l'incontro pubblico serale a Podenzano con i simpatizzanti della Margherita).
Ma c'è spazio anche per un'analisi approfondita dei temi "caldi" della campagna elettorale, a cominciare dall'intervento di Silvio Berlusconi all'assemblea di Confindustria e le successive dimissioni di Diego Della Valle. «Nel corso di questa legislatura il presidente del Consiglio ha attaccato a turno il Parlamento, la magistratura, la scuola, l'università; gli mancavano giusto gli imprenditori - ha commentato sarcasticamente Franceschini - non capendo che tra di loro c'è la massima delusione, essendo quelli che avevano riposto più aspettative in uno di loro che diventava capo del governo».
Molti nella Casa delle libertà sostengono però che l'intervento del premier ha dimostrato che la base di Confindustria è con lui. Ma allora è veramente il centrosinistra a essere così catastrofista o effettivamente i conti non tornano neanche agli industriali?
«Le parole della campagna elettorale contano poco! È sufficiente che ogni famiglia e ogni impresa italiana si chieda se sta meglio oggi o se stava meglio cinque anni fa. La risposta è inequivocabile».
Torniamo alle parole del cardinale Ruini e alle sue critiche a quelle Regioni che stanno mettendo in atto provvedimenti che riguardano la famiglia e le unioni di fatto. Lei ha detto che in "una società libera la Chiesa ha il diritto di intervenire non solo sui temi della fede ma anche su quelli sociali e politici" ma ha anche ribadito che "la posizione dell'Unione sui Pacs è già stata definita e scritta nel programma". Ma questa posizione è o non è completamente antitetica rispetto a quanto dice la Chiesa?
«Assolutamente no. Se si esce da una discussione troppo ideologica si registra quella che è la posizione del centrosinistra scritta nel programma. La nostra Costituzione stabilisce esattamente che cos'è la famiglia, cioè una società di diritto naturale fondata sul matrimonio. Quindi le coppie di fatto non sono equiparabili alla famiglia, ma è giusto e doveroso immaginare un riconoscimento giuridico e anche la tutela dei diritti per quelle forme di convivenza diverse dalla famiglia».
Dopo che l'ex ministro Calderoli ha definito una "porcata" la legge elettorale varata dal centrodestra lei ha auspicato il ripristino del "Mattarellum" e il varo di una nuova normativa, ma nel frattempo esiste il fondato timore che con il ritorno al proporzionale chi prenderà il timone dell'Italia dopo il 10 aprile potrebbe incontrare seri problemi di governabilità. Quale è il suo punto di vista?
«Purtroppo noi dovremo votare con questa legge, che - di fatto - sradica il rapporto tra eletti ed elettori. Io credo che noi faremo bene a sanare questo colpo di mano che è stato fatto, a ripristinare la legge precedente e a vincolarci a quel principio per cui le leggi elettorali, cioè le regole della convivenza democratica, si fanno soltanto con un accordo tra maggioranza e opposizione».
Quali sono, secondo lei, le possibilità del candidato piacentino della Margherita alla Camera, Flavio Antelmi, 23esimo nella lista dell'Unione?
«Più voti prendiamo e più candidati eleggiamo».
C'è crescente disinteresse dei giovani verso la politica e dunque verso la cosa pubblica. Quale è la ricetta per invertire questa tendenza?
«Fare in modo che i politici siano testimoni credibili di quello che fanno e che mostrino coerenza, lealtà e rispetto delle regole».
Proprio da Piacenza e da una "costola" della Margherita è nato due anni fa il Cpe nel nome di un centro moderato e - secondo il fondatore Dario Squeri - "non ostaggio dei comunisti". Più recentemente hanno suscitato discussioni le candidature per l'Unione di Francesco Caruso e Vladimir Luxuria. Nel centrodestra si sottolinea, sotto questo punto di vista, la difficile convivenza tra le diverse - e lontane - anime del centrosinistra. Cosa ne pensa?
«Ciò che vale è il programma, tutti i leader del centrosinistra hanno sottoscritto un accordo dettagliato in cui è scritto tutto quello che faremo una volta chiamati a governare».
Giorgio Lambri

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