L' "area grigia" degli incerti rappresenta il 7-8 dell'elettorato ed è eterogenea. Ma osserva le proposte concrete
da Europa
26/3/06
Nel primo giorno del black out sui son daggi, abbiamo il tempo di chiudere la settimana dedicata da Europa alla analisi delle diverse forze politiche in campo, con un esame più approfondito sugli indecisi. Ne avevo già parlato qualche tempo fa, sottolineando come la cosiddetta "area grigia' fosse popolata da elettori che in realtà non possono essere considerati tutti alla stessa stregua.
Possiamo articolarli in quattro aree distinte: coloro che si asterranno sicuramente dal voto, coloro che sono incerti se recarsi o meno alle urne, coloro che si recheranno a votare, ma non hanno ancora scelto né coalizione né partito. E, in fine, coloro che sanno già verso quale coalizione andare, ma ancora non ne hanno selezionato il partito. Questi ultimi sono in particolare gli orfani del maggioritario di coalizione, che nelle precedenti tornate elettorali avevano il compito facilitato da un' offerta che si limitava, nel la maggior parte dei casi, ad una vera e propria scelta di campo: centrodestra c centrosinistra.
Rappresentano circa il 7-8 per cento dell'elettorato, e oggi si ritrovano spaesati, costretti ad identificare una lista cui non si sentono particolarmente affiliati, ma che devono scegliere forzatamente.
Sono prevalentemente elettori di centrosinistra che, come ho più volte ribadito, appaiono più sensibili all'appeal di coalizione; laddove gli elettori di centrodestra sono più propensi a votare facilmente per un partito, sentendosi poco vicini alla coalizione del suo complesso. E che, per inciso, determinano spesso il gap esistente tra le due aree di voto, in favore dell'Unione al maggioritario e alla Cdl nel proporzionale.
Il vero snodo delle prossime consultazioni politiche dovrebbe però provenire dalla scelta compiuta dagli altri due gruppi di indecisi, quelli che non sanno se andare o meno alle urne e quelli che non sanno chi scegliere. È forse a loro che si rivolge quella campagna di comunicazione che tende ad enfatizzare il ruolo dei leaders dei partiti, fino ad arrivare in molti casi all'inserimento del loro nome nel simbolo della lista, in maniera così accentuata da sovrastare perfino il nome del loro stesso partito.
È ormai un decennio infatti che l'offerta politica, più esplicitamente di prima, è costretta a rivolgersi direttamente a questo tipo di elettori con la personalizzazione del voto, allo scopo di massimizzare le opportunità di costruzione del consenso. Perché questo avviene? Per due ragioni in particolare, che si rafforzano peraltro a vicenda.
La prima è legata alle note difficoltà, da parte dei partiti, di costituire un punto di riferimento importante sul territorio fisico e mentale, nell'immaginario collettivo. La seconda ragione rimanda alla prevalenza, nel dibattito politico e mediatico, delle "facce" rispetto alle idee o alle proposte politiche. Mi fido di Fini o di Fassino perché mi è simpatico, parla bene, si pone in maniera più appealing in tv. Do una delega in bianco a quel personaggio, sperando che funzioni.
Ma siamo poi proprio sicuri che questo accada? Sarà poi davvero produttiva una campagna così identificata? Una recente indagine effettuata per due leader di partito (uno di destra e uno di sinistra) ha mostrato effetti non poi così positivi come si poteva immaginare. La schiacciante maggioranza degli elettori di tutte le forze politiche, oltreché gli indecisi e gli astensionisti, hanno infatti espresso giudizi contrari ad una campagna personalizzata e all'inserimento dei loro nomi accanto al simbolo del partito. Le loro previsioni erano che i consensi ai due partiti sarebbero stati più elevati senza nome, con il solo simbolo.
Non sarà forse che gli italiani sono ormai un po' stufi di tutte queste facce? E che il vero motivo di scelta non dipenderà al contrario su altri temi, altre modalità di accostarsi al voto? Qualcosa che riguarda più direttamente il futuro dei cittadini (ancora) perplessi. È il caso di rivolgersi a loro dunque, in queste due ultime settimane, con proposte forti e concrete.
PAOLO NATALE
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