sabato 1 aprile 2006

Gli indecisi: fanno paura, ma sono già un partito

A 12 giorni dal voto, fra il 10 e il 20% degli elettori non ha ancora scelto una delle coalizioni. E destra e sinistra tremano. Berlusconi: se va a votare più dell'82% possiamo vincere. Toni alti e litigi interni però rischiano di alzare l'astensionismo.

Da La Provincia del 29/3/06

Indecisi e integrati, per parafrasare Umberto Eco. Potrebbe essere la definizione di una fetta consistente di italiani che fra meno di due settimane deve scegliere se andare o meno a votare, e anche nel caso decidesse di recarsi alle urne, scegliere se segnare la propria preferenza oppure infilare la scheda nell'urna lasciandola in bianco. Indecisi e integrati perché non si tratta di estremisti, di ragazzi dei centro sociali, di anarchici, di anti-sistema, bensì di cittadini come gli altri, appunto ben integrati nella società e nel mondo del lavoro.

lo spettro Il fantasma si aggira in questi ultimi giorni di campagna elettorale per le sedi dei partiti: cosa farà il piccolo esercito d'indecisi alle prossime elezioni, come si comporterà quella fetta d'italiani che, stando ai sondaggi, oscilla fra il 10 e il 20% del corpo elettorale? L'ultimo sondaggio diffuso, prima dello stop di 15 giorni da Euromedia Research e commissionato da Forza Italia, lega l'affluenza alle urne alle possibilità di vittoria o meno del centrodestra. In altri termini, in caso di alta affluenza, dall'82% e oltre, secondo lo studio, la Casa delle libertà avrebbe il 50% delle preferenze contro il 48,9 dell'Unione. Ovvero il sorpasso. Sotto questa soglia, tutto diventa più indefinito o comunque il centrosinistra resta in vantaggio soprattutto se la forchetta fosse tra il 72 e il 74% di affluenza ai seggi.

la strategia del cavaliere Da questa ricerca dunque meglio si comprende la strategia d'attacco di Berlusconi, in particolare quella messa in atto dal convegno di Confindustria in poi. Il Cavaliere avrebbe scelto temi forti e urlati, molto polemici per "risvegliare" quella parte dell'elettorato che, a suo modo di vedere, l'ha votato nel '94 e nel 2001, ma poi forse un po' deluso dal governo, sarebbe indeciso se cambiare e scegliere l'opposizione oppure imboccare la strada dell'astensione. Ma non sono pochi a esprimere dubbi su queste conclusioni: non è automatico che se l'affluenza andasse oltre l'80%, la vittoria finisca al centrodestra. Infatti il ragionamento di Berlusconi e di Forza Italia in particolare, si basa sulla convinzione che gli indecisi si annidino soprattutto fra gli elettori potenziali del centrodestra.

le obiezioni Un dubbio quest'ultimo ribadito da uno dei ricercatori più noti, Renato Mannheimer che nel suo «Osservatorio» avanza un paio di obiezioni: in primo luogo, numerosi sondaggi, hanno mostrato che all'interno degli indecisi, prevalgono coloro che sarebbero più orientati verso il centrosinistra. «Berlusconi per vincere - spiega Mannheimer - dovrebbe riuscire a spingere alla partecipazione selettivamente i "suoi" elettori. C'è chi dubito che vi riesca».

Il secondo elemento per l'Osservatorio riguarda la possibilità di un dato alto dell'affluenza: la campagna, secondo il ricercatore, non è stata molto stimolante, tanti insulti, tante polemiche ma ridotta capacità di coinvolgimento dell'elettorato. E a riprova arriva un sondaggio Ipr per il Sole 24 Ore, secondo il quale ben il 20% degli italiani non sa neppure quando si vota. E ancora Mannheimer ribatte che l'estremizzazione della campagna elettorale potrebbe invece sortire l'effetto opposto: quello di allontanare altri elettori e tenere decisamente a casa chi è ancora indeciso se votare o meno.

i precedenti A suo favore però Berlusconi ha gli andamenti delle consultazioni precedenti: infatti sia per le Europee del 2004 che per le Regionali dello scorso anno, a un'affluenza rispettivamente del 73,1 e del 71,5% ha corrisposto una vittoria del centrosinistra. E nel 2001 quando la Casa delle libertà prevalse, invece si recò alle urne l'81% degli italiani. Dunque, nonostante l'ultimo sondaggio ma soprattutto a causa degli altri, quelli che danno il centrosinistra in vantaggio, nelle stanze del centrodestra si respira aria pesante.

«Spero che gli indecisi guardino alle cose reali che sono le tasse, l'occupazione, la sicurezza. Aver fatto un po' abbassare i toni ai no-global non elimina che ci sono candidati nelle liste della sinistra che esprimono quel tipo di intolleranza. Chi non decide lascia poi decidere ad altri» ha ammesso nei giorni scorsi l'ex ministro di An Maurizio Gasparri. «Non sono uno specialista ma credo - ha aggiunto parlando del problema dell' astensionismo - che se ci sarà una partecipazione almeno intorno all' 80% la sinistra potrebbe essere sconfitta. L'indeciso finisce per decidere».

la nuova legge Pure il leader del centrosinistra non nasconde i problemi che dalla nuova legge potrebbero derivare, tra i quali appunto l'astensionismo. Alla domanda se l'attuale sistema elettorale aumenta il rischio di astensionismo, ha replicato: «Certamente non aiuta. È la prima volta - ha spiegato - che mi tocca dire agli elettori: "votate il simbolo, ma, mi raccomando, non mettete il nome del vostro candidato perché altrimenti vi annullano la scheda". È la fine del mondo, questo. Siamo alla follia oscena, proprio. E questo allontana, ecco». Quindi anche nell'Unione, dove pure si ostenta ottimismo sui risultati finali, vi è qualche timore quindi per il possibile astensionismo. Un "virus" infatti trasversale che potrebbe danneggiare entrambi gli schieramenti, alterare i risultati anche in zone dove i sondaggi indicano situazioni abbastanza definite. E non pochi sono i motivi politici e di schieramento che potrebbero portare verso l'astensione.

le paure della Cdl Nel centrodestra, come detto prima, potrebbero essere i toni alti e ultimativi di Berlusconi a scontentare qualche elettore moderato. Oppure il «cedimento» di Fini al federalismo potrebbe allontanare i nazionalisti più fermi. Ma anche la Lega non è da escludere possa coltivare qualche timore: più per la ridotta visibilità mediatica del suo leader Umberto Bossi - limitato dalle conseguenze della malattia - che per la "concorrenza" interna dei possibili capi del futuro. E neppure i centristi sono esenti da questi pericoli, se non altro perché la Cdl ha imbarcato anche l'estrema destra.

i guai dell'Unione Anche Prodi però è tutt'altro che sicuro, non può dirsi certo che l'astensionismo non finirà per contagiare anche le sue truppe. In primo luogo potrebbero giocare a sfavore del Professore le differenze tra alcuni dei partiti della coalizione. Soprattutto potrebbero tenere distanti alcuni elettori moderati le polemiche e le divisioni tra le diverse anime, in principal modo tra i cattolici e l'ala radical-socialista. Oppure la paura che riesca impossibile a Prodi far convivere Bertinotti e Mastella, al di là del programma elettorale sottoscritto da entrambi. La partita, quindi, anche da questo punto di vista è ancora aperta, apertissima. Senza scordare, come sottolineano i vecchio esperti democristiani, i voti e gli elettori si conquistano gli ultimi giorni. E i dc di preferenze se ne intendevano

Umberto Montin

La Provincia 29.03.2006

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